Poesie dall’inizio – 28) Zanzotto

Un mondo isolato, recluso di “fragili Italie”. Anche se il contesto appare mutato (dal secondo conflitto a oggi), la chiusura forzata appartiene allo stesso sostrato. Tra precarietà e “giochi vuoti” si annida il grande pericolo dell’oblio. Ogni identità si sfalda (“scinde gli ultimi / legami della mia sostanza) se nella mutazione non si riconoscono valori condivisi, un racconto, una storia.

Gianluca


Poesie dall’inizio – 28) Zanzotto

zanzotto

Atollo

Un sole che con oziosi giri
sedusse e divorò l’ombra del mondo
e crebbe sui giorni e sui mesi
già stringe il muro ed il cortile
scruta le differenze d’ago
della sabbia dei piccoli castelli
e brilla da mille bandiere
da scudi e da porte
dagli angoli dei morti.
Tra quei precari monumenti,
io là vi collocai, fragili Italie
i cui minuti segmenti
avido sale stinse,
la brace là s’indovina
dell’insetto e del libro,
là tra i giochi vuoti e pericoli
al silenzio si appoggiano le clausole
della mia memoria infelice
e monti decrepiti affidano
alla sabbia insensibili sfaceli,
la sabbia senza parsimonia
colma i volti e i sorrisi
spegne l’oro dei suoni.

Già il sole penetra per le
cieche gallerie delle finestre
sugge e scinde gli ultimi
legami della mia sostanza.

(Andrea Zanzotto, Le poesie e prose scelte, Milano, 1999)

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