Istantpoetry #17

L’uomo nella sua evoluzione

L’uomo nella sua evoluzione altro non è che una macchina che, a furia di riprendere il mondo, ha preso infine coscienza di sé.

Gabriele Frasca

riflesso

 

Presentazione “Transito all’ombra” – Parma (Libreria Fiaccadori) – 26/10/2018

26 ottobre 2018, ore 18:00
Libreria Fiaccadori
 (Parma)
con Fabiano Alborghetti e Luca Ariano
parliamo e leggiamo da Transito all’ombra e Maiser26 ottobre-001

Un inedito per “Gli Stati Generali”

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Mentre la pioggerellina sorda

«In pochi anni un lago», disse l’uomo.
Il fiato in nuvole di vapore,
mentre il faggio, che ne accompagnava gli argini,
radicava dentro una pianura
alluvionale. Lo raggiunse
un ticchettio, una voce, un raggio…

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Exit numéro 92

Poésie sicilienne : la parole peut alarmer la cible
Dossier préparé par Francis Catalano
avec la collaboration de Gianluca D’Andrea et de Diego Conticello avec des poèmes de Franca Alaimo, Maria Attanasio, Francesco Balsamo, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Giampaolo De Pietro, Nino De Vita, Antonio Lanza, Luciano Mazziotta, Marilena Renda, Margherita Rimi, Pietro Russo, Patrizia Sardisco et Angelo Scandurra.

Un grazie a Francis, Antonella e alla redazione di Exit per questo splendido dossier.

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Settembre 2018 – Pordenone

La poesia sorride e resiste – Pordenone: Settembre 2018

NUOVI INIZI: Fabio Pusterla, ‘Cenere, o terra’, Marcos y Marcos, Milano, 2018 – su L’EstroVerso

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Sulla crisi e il mutamento si fonda Cenere, o terra, l’ultimo libro di Fabio Pusterla, pubblicato da Marcos y Marcos.  E su ritualità penitenziali e di passaggio evidenziate sin dal titolo, il cui rimando è al canto IX del Purgatorio, si apre questa nuova operazione. Il nono canto, dicevamo, che è sempre, nelle strategie compositive della Commedia, un luogo di transito, rappresentato da soglie via via – dall’Inferno al Paradiso – più sfumate. E la soglia è ormai figura topica di tutta l’opera di Pusterla, quasi aggancio metonimico e ancoraggio nella precarietà di un tempo percepito nella sua inesorabile scomparsa.
La percezione transeunte del tempo ha, sin dalle origini, condotto il nostro poeta a confrontarsi con l’archeologia del segno, nella prospettiva/speranza che la conoscenza del passato potesse aprire brecce nel presente, in direzione di un futuro possibilmente luminoso. A sottolineare quest’urgenza di poetica, sono segni tematici e retorici che attraversando l’intera opera sembrano consolidarsi proprio in Cenere, o terra.
Partendo, allora, dal concetto di soglia suggerito dal richiamo alla Commedia, possiamo da subito individuare il nucleo tematico che, con ogni probabilità, guida il cammino di recupero e contemporaneo rilancio etico di Pusterla: l’umiltà.
«Cenere, o terra che secca si cavi, / d’un color fora col suo vestimento», così Dante descrive la veste, praticamente un saio, dell’angelo custode all’entrata del Purgatorio, ed è la tensione all’unità, attraverso un ultimo splendore che riattivi la relazione – io/altro, parola/mondo – a spingere il poeta verso una successiva, forse estrema, riflessione sui valori tradizionali.

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Jón Kalman Stefánsson – Storia di Ásta

«Una volta ero giovane e impaziente di vivere. Che cosa è successo? Eppure mangio lo yogurt naturale, compro uova biologiche. Smisto i rifiuti. Mi tengo al corrente su cosa accade nel mondo. Cos’altro mi serve?
Mia figlia vuole che riparta da zero, che cambi radicalmente il mio modo di vivere, le mie abitudini. Dice che è un mio dovere. Dice che lo devo alle giovani generazioni. E che devo scrivere per salvare il mondo. So che ha ragione. Ma più leggo articoli d’attualità, più mi sembra che il mio compito diventi più vasto, la mia responsabilità più grave. È più facile vivere abbassando lo sguardo. L’ignoranza ti rende libero, la conoscenza ti imprigiona nelle catene della responsabilità».

Jón Kalman Stefánsson – Storia di Ásta (Iperborea, Milano, 2018, p. 262)

 

Landscapes: n. 306 – 13 settembre 2017

Landscape n. 306 – 13 settembre 2017

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Incombente la siepe
massiccia di alberi. Dietro il punto
di fuga più che un ostacolo
l’immersione di linee nell’oscurità.
Io non vedo che le ombre piccole
delle figure vicine cui aderisco
e da cui mi allontano.
Non sono attriti, la scelta ricade
sulle linee, le ombre,
lo sfondo incombente e la direzione
che s’imprime con l’occhio.
 
Postilla:
Nessuna storia, fine del progetto colossale: le foto della distanza e di ciò che è vicino. Faccenda di spazio e di come accade di sciuparsi l’immensità in una dimensione con l’occhio curvo in disparte.

L’EstroVerso 2018 – L’ora presente

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È uscito l’ultimo numero dell’EstroVerso: L’ora presente (Anno XII, 2018) che ospita alcuni miei inediti. Ringraziando Grazia Calanna ne propongo alcuni insieme al link per lo sfogliabile dell’intera rivista.

H. B. – uno studio: È quindi il giardino?

Ai due angoli raggiungono le schiere
e un dito indica e indica e indica –
cosa fosse la strada triplicata, le fette
di corridoi e i cerchi paralleli
dei tre nell’unico mondo
del pannello centrale. Eppure la memoria
ritorna alle ante chiuse, alla bolla equorea,
alla gelida sfera, alla divisione grigia
e alla faccia buffa in alto,
al microbo che crea un mondo
piccolo e pronto a scompaginarsi.
Si squinterna nel brillio appariscente
dell’interno, la polpa sviscerata,
il nucleo striato di colori palpitanti…
eppure il tono freddo, l’antartide
dei primi passi è tutto un’euforia
erotica, un’orgia di posizioni
in cui fermenta il mondo.
La melma gelida indicata,
indicata, indicata
dal furbetto opposto alla figura buffa,
il creatore doppio,
l’artefice di un riflesso che guarda
per strati e rompe
la prospettiva prima di sfumare
risucchiato nel punto di fuga.

Postilla:

Già da tempo occorreva dirlo: «la finzione è l’ultima speranza» (F. Fortini), inutile fingere di non saperlo.
Da giorni studio quei pannelli sullo schermo del computer, eppure non basta (ho comprato un libro che deve ancora arrivare). Alcuni dicono di paesaggi allegorici e simbologie ricostruibili, io penso che tutto questo velare e svelare sia secondario. Molto meglio reinterpretare, cogliere il timore sotteso alla nuova scoperta, anche se parlo di un mondo circoscritto, questo artefice poteva spalancare l’immagine. Artefice, un fingitore. In questa speranza di finzione si allarga un mondo, con buona pace del sistema che tenta di rilevare con chiarezza i dati d’esperienza. A crearsi è un’altra macchina che declina questa stessa chiarezza, ne fa un velo superficiale, ma la forma decade, appunto, e dalle chele scintillanti si muove oscillando una nuova forza che provoca una spaccatura. Non si tratta di un senso superficiale, di un equilibrio, dell’epifania dell’apparenza (o, peggio, di un’apparizione), ma di una ulteriore connessione tra elementi d’immaginazione. Dell’artefice al margine dell’opera. Ahimè, chi crea non è semplicemente immerso; si ritaglia uno spazio che è anche un privilegio, una topologia fantasmatica, una proiezione. Racconta o suggerisce il suo modo di agire, indica e indica e indica perché riflette e fa riflettere sull’artificio.

*

Landscapes IV

Sikka è Vertigo.
Ripetizione di un meccanismo
in corso da sempre.
L’eterno ritorno è un gioco figo
come mollare una puzzetta
mentre sei costretto a dormire
nella merda d’uomo.
La merda dell’uomo è nobile,
poteva andare peggio, come stare
in un vortice al buio con attorno
un blob di fantasmi in carne e ossa
pronti a mangiarti e dopo violentarti.
Tutto questo capogiro occorre immaginarlo
per sempre, da non avere neanche il tempo
di pensare che le tue lacrime sono il risultato
del risucchio gravitazionale
quando l’alchimia della mente
sgorga dal rubinetto dell’ipofisi
e per ridurre lo stress
occorrerebbe pensare alla vita
come un meccanismo di riempimento oceanico.

*

P. B. incontra A. H. – Il trionfo della morte

Come se la tenerezza del desiderio
potesse svincolarsi dal rapporto con la morte.
In questo saggio esporremo la tesi
del quadro senza cornice, meglio
dell’indifferenza tra quadro e cornice –
io sto qui, sono Gianluca e osservo.
Dicevamo: nel nome del padre il desiderio
della madre – qui parte la grossa falce
al centro e l’anima/animo dirupa –
lo sguardo si bea nascosto e s’inquieta
quando chi guarda è protagonista;
l’isteria è nel suo cubo psicologico.
Ma tornando al quadro, il piano rappresentativo
inscena la danza del coincidente:
lo scheletro è già nella carne,
potresti negarlo?
e allora rendiamolo evidente
manipolando il corpo e ribaltandolo
sul piano di una psiche anulare (direbbe un amico).
Marsia esposto a decantare ci guarda
fisso dal culo di Lucifero
dal cuore di una pulsione decorticata
dalla fine imbalsamata per monitorare
perennemente la propria mortificazione –
salvezza per la propria vanità.
Io muoio, trionfante finalmente
assente al mio richiamo,
depotenziato nel flusso e nella danza,
nell’orma titillante, negli angoli remoti.

 

Dentro le ombre per farne semi – Inediti per Stanza 251

Reinhard
Fotografia di Bärbel Reinhard

Allora comincerò con un altro disegno,
un’altra carta, ancora una leggenda

Franco Fortini

 

I. Mentre la pioggerellina sorda

«In pochi anni un lago», disse l’uomo.
Il fiato in nuvole di vapore,
mentre il faggio, che ne accompagnava gli argini,
radicava dentro una pianura
alluvionale. Lo raggiunse
un ticchettio, una voce, un raggio
grigio e vecchio di quarant’anni.
Nel duemilaqualcosa calcolarono
nel duemilaqualcosa arcipelaghi,
corolle alpine e sopra cembri
e alghe dai cembri.
Torbiere, schizzi fossili,
riflessi sul thread dell’acqua e della luce.
L’uomo pregò il dio dell’acqua e della luce
ma il lago non era più lì. C’erano lappole
e faggiole cristallizzate nelle fauci del cinghiale
e nel sangue. Mentre una pioggerellina
sorda attutiva la preghiera, dentro,
sempre più simili a barricate, i primi
tre acri d’informazione.

 

II. Aironi scuoiati in pianura

Ci sono aironi scuoiati in pianura
e cicisbei che gocciano come ghiaccioli,
annaspano in un riflesso trasudando.
Oltre quel punto in pianura si disegna
l’orbita di una caduta. La parallasse
dall’occhio del cicisbeo all’ombra del tiglio
si riverbera in giugno, poco sotto i 40.
Col suo corpo sfilacciato l’airone
si tuffa in un mare più grande
e il tempo passa. Poi riemerge,
apparato psicometrico, termometro,
per ricompattarsi dall’altro lato
della caduta.

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