Il commissario Magrelli – quattro indagini

il commissario magrelli

Il commissario Magrelli – quattro indagini

I.

Visto che tutti i libri
hanno ormai un commissario,
mi faccio commissario
della poesia
e parto sulle tracce dei misfatti
che restano impuniti a questo mondo

XXIII.

Strano che chi si pente
resti meno in carcere.
Ma non dovrebbe essere il contrario?
«Ciò che ho fatto, mi fa così ribrezzo…
che voglio stare al gabbio un anno in più».
È questo, il pentimento.
L’altro, invece, si chiama solo «sconto»
– tiri sul prezzo
e strappi un affarone.

XXXIV.

Anche questo è curioso, osserva il commissario:
la buona condotta non evita il male alla preda,
anzi, spesso è la causa del suo male
(si veda il magistrato,
ucciso appunto per il suo esemplare
comportamento). Ma, ciononostante,
serve per scagionare il predatore.
Così, la stessa azione che condanna la vittima,
regala la salvezza all’aguzzino.
Un jolly, come a carte.
Detto altrimenti: devi essere buono
quando conviene, ossia dopo il reato
compiuto contro chi era stato buono
in precedenza.
Un’etica «on demand».

LIX.

Il rifiuto di ammettere la colpa
andrebbe sanzionato forse più della colpa.
Lo hanno insegnato in Sudafrica,
al punto da concedere il perdono
a chi riconosceva il suo reato.
E invece questi negano,
erompe il commissario,
non sanno fare altro, i miserabili.
L’Italia è un’autostrada di menzogne.

Umberto Fiori – Il Conoscente, Marcos y Marcos, 2019

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Umberto Fiori (Foto di Dino Ignani)

È in uscita per Marcos y Marcos Il Conoscente, il nuovo libro di Umberto Fiori, un racconto in versi, un sogno, il cui protagonista porta lo stesso nome e cognome dell’autore. Pubblichiamo tre estratti, ringraziando l’autore e l’editore.

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1.

È vero: ci sono giorni
che le vostre parole più care e buone
mi suonano come insulti,
giorni che dal mattino alla sera il sole
splende contro di me
come contro un ritaglio di lamiera:
non mi si parla senza avere
diritto in faccia
il suo abbaglio tremendo. Ci sono volte
che mi trovate là,
fermo, freddo
come l’avanzo nel piatto.
Non vi ascolto, non alzo nemmeno gli occhi.

È che ho la testa piena
di una scena che ho visto
tanti anni fa.

6.

Senza parlare, la gente prendeva posto
– seduta, in piedi – sotto la mezza luce
dell’ultima corsa in partenza,
poi stava in mezzo agli altri, nascosta
nelle sue sciarpe,
nelle sue occhiate su niente.

Ai finestrini bianchi di fiati
affacciati su quattro muri di nebbia
faceva buio. Le lampade gialle, sui viali,
si erano accese, e filavano. Fra le stanghe
e i sedili del filobus, fra gli odori
dei corpi e dei giornali, c’era la pace
che senti in una stalla. Un silenzio
mite, svagato,
infinito, leggero, come se mai
nessuno fosse nato.

“Umberto Fiori!”

44.

Così, di tanto in tanto,
senza neanche interrompere il discorso,
il Conoscente additava
la fossa degli eterni lavori in corso
fiorita di lattine e giornali vecchi,
un tavolo zoppo, un pettine con tre denti,
quattro frammenti di specchio,
una bottiglia piena di pioggia, un’asse
incrostata di calce
e di cemento, dovunque si spalancasse
il grande sbadiglio del mondo.

In quegli oggetto opachi,
spaiati, fuori posto,
io contemplavo il fondo più nascosto
della mia testa. Era in me
che sbraitavano e barcollavano
come una compagnia di ubriachi.

Exit alla Libreria Popolare di Via Tadino – Antologia di poesia siciliana

con Francis Catalano, Marilena Renda, Luciano Mazziotta, Diego Conticello, Rosemary Ann Liedl

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Exit alla Libreria Popolare di Via Tadino

Per festeggiare i tre anni della collana Le Ali – Letture da “Transito all’ombra”

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“Lo specchio” di Andrej Tarkovskij – Tutto è davanti a me e tutto è ancora possibile

Antonio Riccardi: una poesia da “Tormenti della cattività” (Garzanti, 2018) – Nuove Postille ai testi

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Antonio Riccardi (Foto: Dino Ignani)

di Gianluca D’Andrea

Antonio Riccardi: una poesia da Tormenti della cattività (2018)

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Tutti essendo fanciulli, abbiamo potuto tener dietro coll’allevare
rane allo sviluppo delle membra a spese della coda.
Quante volte abbiamo osservato i girini mutarsi in rane
e abbiamo visto la coda ridursi
in misura che le zampe s’allungavano?

E noi Monetina restando sull’orlo
della stessa campagna di allora
perderemo con discrezione la coda
o il senso della coda restando ancora cosa?


Postilla:

Toni sapienziali, come sempre nell’opera di Riccardi, e l’incognita del futuro che incrocia la necessità del ricordo.
Il testo, in apertura, presenta l’osservazione di un naturalista “sulla classe degli animali anfibi” che caratterizza l’intera serie all’interno della raccolta. Nella finzione del racconto è messo in dubbio il procedimento induttivo e la plausibilità complessiva di ogni legge universale. Il «regno intermedio», reso manifesto da esseri di transito (dall’acqua alla terraferma), le rane “allegoriche” di cui disquisisce il naturalista, è il tempo, il nostro “tempo dimezzato”, in piena metamorfosi. Ma come leggere la trasformazione che arriva se non come possibilità dentro un reticolato di incognite?
Le interrogazioni all’interno del componimento hanno funzione argomentativa, riducendo a incertezza entimematica le premesse “naturalistiche”. «Restando sull’orlo», il tempo “raddoppia” e la riflessione su futuro e passato sfalda il presente, la sua presunta “eternità”. Il linguaggio della poesia, allora, ha il compito (la possibilità, dicevamo) di “verificare” – e vivificare? – la “cosa” inerte che rischia di diventare il mondo. Nell’«orlo» tra cosa e animale, o forse sarebbe meglio dire tra linguaggio ed esistente, si dipana, come sempre, la “nuova” affabulazione che è la nostra vita.

Pericoresi laica o dell’altro mondo

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Anlagd Översvämning by Erik Johansson

Il punto basilare della generazione e della trasformazione del nostro mondo da “mondi” a “mondo” – il focus della mondanità – risiede nello stabilire una connessione generazionale che ricondurrebbe a una visione comunitaria.
La storia ci insegna che questo è possibile in situazioni di necessità estrema, che riattivano il sentir-si. Di padre in figlio si può trasmettere solo salvezza, non benessere. Il benessere già acquisito porta a una sicurezza neutra, insensibile, ridondante. La “stranezza” che conduce dai “mondi” al “mondo” è l’apertura di una crisi, una crepa nella bolla/capsula metaforica (ma non solo) della società turbocapitalistica.
L’ambiente, il circostante relazionale (si consideri in questa direzione la pericoresi cristiana per la quale si rimanda a Giovanni Damasceno, La fede ortodossa, Città Nuova, Roma, 1998) è il luogo separato dell’oggettivazione o, detto altrimenti, la miniera dove l’uomo occidentale (l’uomo della caduta) ha per secoli attinto il materiale che ha modellato la sua costante trasformazione. La “trascendenza” ha assunto valenza nella ri-produzione dell’oggetto tecnico e del suo soggetto, l’uomo della caduta appunto. Ma l’ambiente, tramutato in oggetto dal soggetto che ne ha subito l’azione nella storia, ritorna attuale nella sua inedita inospitalità.
L’assenza di relazione, è ovvio, distrugge i luoghi d’incontro. L’accoglienza reciproca nel luogo è la relazione stessa che non distingue l’ambiente per renderlo oggetto ostile e sfruttabile ad infinitum.
Che poi nel concetto di “mondo” sia radicata l’invasività dell’altro, ci riconduce alla dialettica classica che vede in esso il carcere dell’individuo tendente alla fuoriuscita e all’affermazione del proprio mondo, il che ci riporta alla frammentazione dei mondi attuale. Così si dimentica la necessità di ricostituire il rapporto con l’ambiente, in maniera inedita il nuovo altro, da cui il corpo dell’individuo si scopre separato. Ma è proprio la divisione nel corpo del circostante a necessitare che si mostri una nuova generazione (coinvolgendo la macro-comunità globalizzata, la massa).
Il corpo della trasformazione sarebbe l’eredità trasmissibile in termini generazionali (per quanto possano mutare rapidamente i modi di emissione e generativi) per il quale, però, sembra indispensabile il confronto, ancora una volta, con la volontà.

Istantpoetry #17

L’uomo nella sua evoluzione

L’uomo nella sua evoluzione altro non è che una macchina che, a furia di riprendere il mondo, ha preso infine coscienza di sé.

Gabriele Frasca

riflesso

 

Presentazione “Transito all’ombra” – Parma (Libreria Fiaccadori) – 26/10/2018

26 ottobre 2018, ore 18:00
Libreria Fiaccadori
 (Parma)
con Fabiano Alborghetti e Luca Ariano
parliamo e leggiamo da Transito all’ombra e Maiser26 ottobre-001