Una poesia di Gary Soto da “The Elements of San Joaquin” (1977)

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Gary Soto nella sua casa a Berkley, 2013. (© Chloe Aftel, Chicago Tribune)

di Gianluca D’Andrea

Una poesia di Gary Soto da The Elements of San Joaquin
(University of Pittsburgh Press, 1977. Ristampato in Gary Soto: New and Selected Poems, Copyright © 1995 by Gary Soto)

(trad. dall’inglese: Gianluca D’Andrea)


FIELD

The wind sprays pale dirt into my mouth
The small, almost invisible scars
On my hands.

The pores in my throat and elbows
Have taken in a seed of dirt of their own.

After a day in the grape fields near Rolinda
A fine silt, washed by sweat,
Has settled into the lines
On my wrists and palms.

Already I am becoming the valley,
A soil that sprouts nothing
For any of us.

*

CAMPO

Il vento spruzza pallida sporcizia nella mia bocca
nelle piccole, quasi invisibili
cicatrici sulle mani.

I pori nella mia gola e nei gomiti
hanno assorbito un loro seme di sporcizia.

Dopo un giorno nei campi d’uva presso Rolinda
un terriccio sottile, lavato dal sudore,
si è adattato alle linee
sui polsi e i miei palmi.

Già divento la valle,
un terreno che non germoglia nulla
per nessuno di noi.


Per informazioni sulla vita e l’opera di Gary Soto si consulti la pagina Wikipedia dedicata all’autore americano [qui].

Poeti tradotti da poeti: Sandro Pecchiari traduce Lawrence Schimel

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Lawrence Schimel

Sandro Pecchiari traduce Lawrence Schimel

The Frog Prince

Lying naked atop the sheets in the summer heat
his lumpy genitals press against his crotch
like a frog crouched
in the thick reeds of his dark pubic hair.

“Kiss me,” they whisper,
“and I shall grow into a prince.”

*

Aubade

I wish you hadn’t spent the night.
At last, the sun is up: please go.
My lover would provoke a fight

if he found you here, despite
our “open relationship.” O,
I wish you hadn’t spent the night!

I only meant to be polite
to let you stay when sex was through–
I didn’t want to risk a fight

when we had just had such delight
from one another’s bodies so
I let you spend the night.

But now I think it wasn’t right
to give you what was just false hope:
I have a man I love. Don’t fight

what is. I’m glad I did invite
you home. We had fun, although
I wish you hadn’t spent the night,
my love. Please go now, without a fight.

*

Palimpsest

Can you feel, as your fingers dance across
my back, the marks of all the men
who’ve touched me before you–
their fingers clawing stripes across my flesh
as we made love, or kneading deep,
as you do, massaging away tension, stress?
I feel that even their lightest caresses
have scarred me permanently, branding me
as surely as the kiss of leather straps and whips.

Is it some sleight of hand trick you do
that makes my body feel fresh and pure?
What is this legerdemain that, although your hands
have traveled this stretch of flesh so many
times before, this path stretching from shoulder
down along the spine to the ass, that makes it seem
new each time, that this is unexplored territory?

Surely your fingers must feel the imprints
of all those earlier passions, as they now awaken
such strong feelings in me again. I open my
mouth to tell you, as I lie before you, naked and
pliable, but your fingers press deep
into muscle–and I lose all will.


Il Principe Ranocchio

Giace nudo sopra le lenzuola nella calura estiva
i suoi genitali premono grevi sulle cosce
come un ranocchio accoccolato
tra le dense scure canne dei suoi peli pubici.

“Baciami,” sussurrano,
“mi farò grande come un principe.”

*

Aubade

Non dovevi restar qui a dormire
ed è l’alba ormai, per favore, vai.
Il mio amore avrebbe da ridire

se restassi, mi resta da capire
la nostra “relazione aperta…” Oh,
non dovevi restar qui a dormire !

Era solo gentilezza dire
di passar la notte dopo il sesso–
e non rischiare forse il tuo inveire

dopo un così grande gioire
tratto dall’uno e l’altro corpo così
t’ho lasciato restar qui a dormire.

Ma ritengo scorretto questo mio dire
e darti una qualche falsa speranza:
Io ho un uomo che amo. Da dire

non c’è nulla. Son contento dell’ardire
dell’invito in casa mia, anche se
non dovevi restar qui a dormire,
amore mio. Per favore, vai, senza ridire.

*

Palinsesto

Sai percepire, mentre le tue dita danzano
lungo la mia schiena, le tracce degli uomini
che m’han toccato prima–
le loro dita a graffiare strisce sulla carne
nell’amore, o impastarmi a fondo,
come fai, massaggiando via tensioni e stress?
Sento che persino le carezze più leggere
m’han sfregiato permanentemente, marchiandomi
come il bacio deciso delle cinghie di cuoio e i frustini.

È l’abilità delle tue mani su di me
che mi fa sentire così fresco e puro?
Cos’è questo gioco di prestigio, sebbene le tue mani
abbiano percorso questo campo di carne così spesso,
questo sentiero che si snoda dalle spalle
lungo la spina dorsale giù fino al sedere, che lo rinnova
ogni volta e lo ricrea territorio inesplorato?

Di sicuro le tue dita sentono le impronte
di tutte le passioni precedenti, mentre risvegliano
di nuovo quelle emozioni forti. Apro la bocca
per dirtelo, mentre giaccio nudo e arrendevole
davanti a te, ma le tue dita premono forti
dentro i muscoli–e io perdo ogni volere.


(i testi sono qui riprodotti per gentile concessione di Lawrence Schimel).

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Poeti tradotti da poeti: Italo Testa traduce Paul Vangelisti

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Paul Evangelisti (Fonte: Your Impossible Voice)

Italo Testa traduce Paul Vangelisti

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The lie of rime is like an agent doubled
in skill and inspiration, a grace
in her step even on a morning of dank
skies and the quiet of impending snow.
Alone in her always remarkable
ordinariness, we much later recall
the sudden lilt of her glance making us
prone to inspect our feet, their direction
called so mightily into question for such
a brief and insignificant moment.
Rime, not unlike the lie, ornaments the
fall of simple phrases, the slightest whisper
of a thief’s palm opening a window
that time the neighbors swore they saw nothing.

*

Mente la rima come una spia fa il doppiogioco tra destrezza e ispirazione, incede con grazia anche in mattine dal cielo coperto e nella calma di nevi imminenti. Sola nella sua sempre straordinaria normalità, ricordiamo molto più tardi il ritmo brusco del suo sguardo che ci spinge a ispezionarci i piedi, la loro direzione chiamata in causa così potentemente per un momento tanto breve e insignificante. La rima, non diversamente dal mentire, orna la cadenza delle frasi semplici, il più leggero fruscio del palmo della mano di un ladro che apre una finestra – quella volta i vicini giuravano di non aver sentito niente.


Paul Vangelisti è autore di più di venti libri di poesia. Nel 2013 è apparso Wholly Falsetto with People Dancing, una specie di memoir, mentre la sua ultima raccolta di poesie, Two, è stata pubblicata da Talisman House nel 2011. Per le sue traduzioni di Adriano Spatola, raccolte in The Position of Things: Collected Poems, 1961-1992, ha vinto nel 2010 il premio per la traduzione dell’Academy of American Poets. Ha fondato e presiede il corso di scrittura creativa dell’Otis College of Art & Design.

Poeti tradotti da poeti: Francis Catalano traduce Nanni Balestrini

Nanni Balestrini, ebooks
Nanni Balestrini, Foto © Pier Marco Tacca/Getty Images

Francis Catalano traduce Nanni Balestrini

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Nanni Balestrini: piccola lode al pubblico della poesia (dalla raccolta Il pubblico del labirinto – Quarto libro della signorina Richmond 1985 1989, Scheiwiller Milano, 1992).

Traduction de Francis Catalano

piccola lode al pubblico della poesia

Eccoci qui ancora una volta
seduti di fronte al pubblico della poesia
che è seduto di fronte a noi minaccioso
ci guarda e aspetta la poesia

in verità il pubblico della poesia non è minaccioso
forse non è neanche tutto seduto
forse c’è anche qualcuno in piedi
perché sono venuti così entusiasti e numerosi

o forse ci sono un po’ di sedie vuote
ma quelli che sono venuti sono i migliori
hanno fatto questo grande sforzo proprio per noi
perché poi mai dovrebbero minacciarci

il pubblico della poesia non minaccia proprio nessuno
è invece mite generoso attento
prudente interessato devoto
ingordo imaginifico un po’ inibito

pieno di buone intenzioni di falsi problemi
di cattive abitudini di pessime frequentazioni
di mamme aggressive di desideri irrealizzabili
di dubbie letture e di slanci profondi

non è assolutamente cretino non
è sordo indifferente malvagio non è
insensibile prevenuto senza scrupoli non è vile
opportunista pronto a vendersi al primo venuto

non è un pubblico tranquillo benpensante credulone
senza troppe pretese
che se ne lava le mani
e giudica frettolosamente

è invece un pubblico che persegue degusta apprezza
lento da scaldare ma che poi rende
come direbbe Pimenta
e soprattutto è un pubblico che ama

il pubblico della poesia è infinito vario inafferrabile
come le onde dell’oceano profondo
il pubblico della poesia è bello aitante avido temerario
guarda davanti a sé impavido e intransigente

mi vede qui che gli leggo questa roba
e la prende per poesia
perché questo è il nostro patto segreto
e la cosa ci sta bene a tutti e due

come sempre io non ho niente da dirgli
come sempre il pubblico della poesia lo sa benissimo
ma se lo dice tra sé e sé e non a alta voce
non solo perché è cortese volonteroso bendisposto

e in fondo anche cauto ottimista trattabile
ma soprattutto perché ama
ama di un amore profondo sincero irresistibile
di un amore tenace esclusivo lacerante

chi
ama il pubblico della poesia
fingete di chiedere anche se lo sapete benissimo
ma state al gioco perché siete svegli e simpatici

il pubblico della poesia non ama mica me
questo lo sanno tutti lui ama qualcun altro
di cui io non sono che uno dei tanti valletti
diciamo messaggeri se proprio vogliamo farci belli

il pubblico della poesia ama lei
lei e
solo lei e
sempre lei

lei che è sempre così imprevedibile
lei che è sempre così impraticabile
lei che è sempre così imprendibile
lei che è sempre così implacabile

lei che attraversa sempre col rosso
lei che è contro l’ordine delle cose
lei che è sempre in ritardo
lei che non prende mai niente sul serio

lei che fa chiasso tutta la notte
lei che non rispetta mai niente
lei che litiga spesso e volentieri
lei che è sempre senza soldi

lei che parla quando bisogna tacere
e tace quando bisogna parlare
lei che fa tutto quello che non bisogna fare
e non fa tutto quello che bisogna fare

lei che si trova sempre così simpatica
lei che ama il casino per il casino
lei che si arrampica sugli specchi
lei che adora la fuga in avanti

lei che ha un nome finto
lei che è dolce come una ciambella
e feroce come un labirinto
lei che è la cosa più bella che ci sia

il pubblico della poesia ama lei
chi
bravi lei la poesia
e come potrebbe il pubblico della poesia non amarla

perché ama la poesia vi chiederete
forse perché la poesia fa bene
cambia il mondo
diverte

salva l’anima
mette in forma
illumina rilassa
apre orizzonti

chissà ognuno di voi ha certamente i suoi buoni motivi
se no non sarebbe qua
ma meglio non essere troppo curiosi dei fatti degli altri
se si vuole evitare che gli altri ficchino il naso nei nostri

sia dunque lode al pubblico della poesia
lode al suo giusto nobile grande amore per la poesia
nel cui riflesso noi pallidi e umili messaggeri
viviamo grati e benedicenti

lui tace e si alza
un foglio cade giù dal tavolo
lui s’inchina agli applausi
lei raccoglie il foglio e legge

SEGRETISSIMO
DA NON RIVELARE
ASSOLUTAMENTE MAI
AL PUBBLICO DELLA POESIA

il pubblico della poesia ama la poesia
perché vuole essere amato vuole essere amato
perché si ama profondamente e vuole essere rassicurato
del suo profondo amore per se stesso

per sua fortuna il pubblico della poesia
crede solo di ascoltare la poesia
perché se la ascoltasse veramente capirebbe
la disperata impossibilità e inutilità del suo amore

e si prenderebbe a schiaffi dalla mattina alla sera
brucerebbe tutti i libri sulle piazze
si butterebbe in un canale
o finirebbe i suoi tristi giorni in un convento

CONCLUSIONE
LA POESIA FA MALE
MA PER NOSTRA FORTUNA
NESSUNO CI VORRÀ CREDERE MAI

*

petit éloge au public de la poésie

Nous voici une fois de plus
assis devant le public de la poésie
qui est assis devant nous menaçant
il nous regarde et attend la poésie

à vrai dire le public de la poésie n’est pas menaçant
il n’est peut-être pas tout assis
il y en a même qui sont debout
vu qu’ils sont venus enthousiastes et en si grand nombre

ou peut-être y a-t-il un peu de sièges vides
mais ceux qui sont venus sont les meilleurs
ils ont fait ce grand effort spécialement pour nous
et pourquoi devraient-ils nous menacer

le public de la poésie ne menace vraiment personne
au contraire il est clément généreux attentif
prudent intéressé dévot
glouton créateur un peu inhibé

plein de bonnes intentions de faux problèmes
de mauvaises habitudes de très mauvaises fréquentations
de mamans agressives de désirs non-réalisables
de lectures douteuses et d’élans profonds

il n’est absolument pas crétin il n’est pas
sourd indifférent méchant il n’est pas
insensible prévenu sans scrupules il n’est pas méprisable
opportuniste prêt à se vendre au premier venu

ce n’est pas un public tranquille bien-pensant crédule
sans trop de prétention
qui s’en lave les mains
et porte des jugements à la hâte

plutôt c’est un public qui poursuit déguste apprécie
long à réchauffer mais qui après le rend bien
comme dirait Pimenta
et surtout c’est un public qui aime

le public de la poésie est infini varié insaisissable
comme les ondes d’un océan profond
le public de la poésie est beau vigoureux avide téméraire
il regarde devant lui intrépide et intransigeant

il me voit ici en train de lui lire ces choses-là
et il croit que c’est de la poésie
parce que ceci est notre pacte secret
parce que ceci nous sied à tous les deux

comme toujours je n’ai rien à lui dire
comme toujours le public de la poésie le sait très bien
mais il se le tient pour dit et ne le dit pas à voix haute
parce qu’il est aimable plein de bonne volonté et bien disposé

et au fond aussi prudent optimiste affable
mais surtout parce qu’il aime
aime d’un amour profond sincère irrésistible
d’un amour tenace exclusif déchirant

qui
aime le public de la poésie
vous faites semblant de le demander quoi que vous le sachiez très bien
mais vous jouez le jeu car vous êtes délurés et sympathiques

le public de la poésie ce n’est pas moi qu’il aime
tout le monde le sait il aime quelqu’un d’autre
dont je ne suis qu’un des nombreux valets
disons messagers si nous voulons vraiment faire dans la dentelle

le public de la poésie l’aime
elle et
seulement elle et
toujours elle

elle qui est toujours si imprévisible
elle qui est toujours si impraticable
elle qui est toujours si imprenable
elle qui est toujours si implacable

elle qui traverse toujours au feu rouge
elle qui est toujours contre l’ordre des choses
elle qui est toujours en retard
elle qui ne prend jamais rien au sérieux

elle qui fait du tapage toute la nuit
elle qui ne respecte jamais rien
elle qui se dispute souvent et de bonne grâce
elle qui est toujours sans le sous

elle qui parle lorsqu’il faut se taire
et qui se tait lorsqu’il faut parler
elle qui fait tout ce qu’il ne faut pas faire
et ne fait pas tout ce qu’il faut faire

elle qui se trouve toujours tellement sympathique
elle qui aime le chahut pour le chahut
elle qui s’accroche à des thèses indéfendables
elle qui adore la fuite vers l’avant

elle qui a un pseudo-nom
elle qui est sucrée comme une brioche
et féroce comme un labyrinthe
elle la plus belle chose qui soit

le public de la poésie l’aime
qui
voilà elle la poésie
et comment pourrait le public de la poésie ne pas l’aimer

pourquoi aime-t-il la poésie vous vous demanderez
peut-être parce que la poésie fait du bien
change le monde
divertit

sauve l’âme
met en forme
illumine relaxe
ouvre les horizons

chacun de vous qui sait a certainement de bonnes raisons
sinon vous ne seriez pas ici
mais il vaut mieux ne pas être trop curieux des affaires des autres
si on veut éviter que les autres fourrent leur nez dans nos affaires

que soit donc loué le public de la poésie
louanges à son juste noble grand amour pour la poésie
dans lequel reflet nous pâles et humbles messagers
vivons reconnaissants et bénisseurs

il se tait et se lève
une feuille tombe de la table
il se penche devant les applaudissements
elle ramasse la feuille et lit

TRÈS SECRET
À NE PAS RÉVÉLER
ABSOLUMENT JAMAIS
AU PUBLIC DE LA POÉSIE

le public de la poésie aime la poésie
parce qu’il veut être aimé veut être aimé
parce qu’il s’aime profondément et veut être rassuré
sur son profond amour de lui-même

heureusement pour lui le public de la poésie
ne fait que croire qu’il écoute de la poésie
car s’il l’écoutait vraiment il comprendrait
son impossibilité désespérée et l’inutilité de son amour

et il se giflerait du matin au soir
il brûlerait tous les livres sur les places publiques
il se jetterait dans un canal
ou finirait ses tristes jours dans un couvent

CONCLUSION
LA POÉSIE FAIT MAL
MAIS HEUREUSEMENT POUR NOUS
PERSONNE NE VOUDRA JAMAIS LE CROIRE

 

Poeti tradotti da poeti: Fabio Pusterla traduce Eugénio de Andrade

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Eugénio De Andrade

Fabio Pusterla traduce Eugénio de Andrade, Ostinato rigore. Epitafios, Porto, Limiar, 1984 

REQUIEM PARA PIER PAOLO PASOLINI

Eu poco sei de ti mas este crime
torna a morte ainda mais insuportável.
Era novembro, devia fazer frio, mas tu
já nem o ar sentias, o pròprio sexo
que sempre fora fonte agora apunhalado.
Um poeta, mesmo solar como tu, na terra
é pouca coisa: uma navalha, o rumor
de abril podem matá-lo – amanhece,
os primeiros autocarros já passaram,
as fábricas abrem so portões, os jornais
anunciam greves, repressão, dois mortos na primeira
página, o sangue apodrece ou brilhará
ao sol, se o sol vier, no meio das ervas.
O assassino esse seguirá dia após dia
a insultar o amargo coração da vida,
no tribunal insinuará que respondera apenas
a uma agressão (moral) com outra agressão,
como se alguém ignorasse, excepto claro
os méritissimos juízes, que as putas desta espécie
confundem moral com o próprio cu.
O roubo chega e sobra excelentíssimos senhores
como móbil de un crime que os fascistas,
e não só os de Salò, não se importariam de assinar.
Seja qual for a razão, e muitas há
que o Capital a Igreja e a Policia
de mãos dadas estão sempre prontos a justificar,
Pier Paolo Pasolini está morto.
A farsa, a nojenta farsa, essa continua.

Novembro, 75

*

REQUIEM PER PIER PAOLO PASOLINI

Io poco so di te, ma questo crimine
rende la morte ancor più insopportabile.
Era novembre, probabilmente freddo, eppure tu
nemmeno più l’aria sentivi, col tuo sesso
sempre sorgente, ed ora pugnalato.
Un poeta, anche un poeta solare come te, dentro la terra
è poca cosa: un coltellaccio, il suono
d’aprile possono ucciderlo – e fa giorno,
i primi autobus sono già passati,
si aprono i portoni delle fabbriche, i giornali
annunciano scioperi, repressioni, due morti in prima
pagina, il sangue imputridisce o brillerà
al sole, se il sole arrivasse, in mezzo all’erba.
L’assassino, quello continuerà giorno per giorno
ad insultare il cuore amaro della vita;
nel tribunale insinuerà di aver solo risposto
a un’aggressione (morale) con un’altra aggressione,
quasi qualcuno ignorasse, eccetto, è ovvio,
i giudici degnissimi, che le troie di questa specie
scambiano la morale con il culo.
Il furto basta e avanza signori eccellentissimi
come movente di un crimine che ai fascisti,
e non soltanto a quelli di Salò, non spiacerebbe firmare.
Qualunque sia il motivo, e sono molti
quelli che Capitale, Chiesa, Polizia
la mano nella mano sono sempre pronti a coprire,
Pier Paolo Pasolini adesso è morto.
La farsa, la ripugnante farsa, quella continua.

novembre, 75


ELEGIA DAS AGUAS NEGRAS
PARA CHE GUEVARA

Atado ao silêncio, o coração ainda
pesado de amor, jazs de perfil,
escutando, por assim dizer, as águas
negras da nossa afliçao.

Pálidas vozes procuram-te na bruma;
da prado em prado procuram
un potro, a palmeira mais alta
sobre o lago, um barco talvez
ou mel entornado da nossa alegria.

Olhos apertados pelo medo
aguardam na noite o sol onde cresces,
onde te confundes com os ramos
de sabgue do verão ou o rumor
dos pés brancos da chuva nas areias.

A palavra, como tu dizias, chega
húmida dos bosques: temos que semeá-la;
chega húmida da terra: temos que defendê-la;
chega com as andorinhas
que a beberam sílaba a sílaba na tua boca.

Cada palavra tua è unm homem de pé.
Cada palavra tua faz de orvalho una faca,
faz de ódio um vinho inocente
para bebermos contigo
no coração em redor do fogo.

1971

*

ELEGIA DELLE ACQUE NERE
PER CHE GUEVARA

Costretto al silenzio, il cuore ancora
pesante d’amore, giaci di profilo,
ascoltando, per così dire, le acque nere
della nostra afflizione.

Pallide voci ti cercano nella nebbia;
di prato in prato cercano
un puledro, il palmizio più alto
sopra il lago, forse un barca
o il miele circonfuso della nostra gioia.

Occhi sbarrati dalla paura
aspettano di notte il sole entro cui cresci,
entro cui ti confondi con i rami
di sangue dell’estate o col rumore
dei bianchi piedi dell’acqua sulle sabbie.

La parola, come tu dicevi, arriva umida
dai boschi: e dobbiamo seminarla;
umida dalla terra: e dobbiamo difenderla;
viene insieme alle rondini
che la bevvero dalla tua bocca sillaba a sillaba.

Ogni parola tua è un uomo ritto in piedi,
ogni parola tua fa della rugiada un coltello,
dell’odio un vino innocente
che ci berremo, insieme a te
nel cuore, intorno al fuoco.

1971

Poeti tradotti da poeti: Franco Buffoni traduce i frammenti di P.B. Shelley

J.M.W. Turner
William Turner, Battello a vapore al largo di Harbour’s Mouth (1842)

Franco Buffoni traduce i frammenti di P.B. Shelley

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Percy Bysshe Shelley by Alfred Clint, 1819

To Byron (O mighty mind…)

O mighty mind, in whose deep stream this age
Shakes like a reed in the unheeding storm,
Why dost thou curb not thine own sacred rage?

*

A Byron

Anima possente! Dal tuo respiro impetuoso
E’ scossa questa età
Come un giunco nella tempesta indifferente.
Perché non provi a sottomettere
Anche il tuo stesso sacro furore?


Rome and Nature (Rome has fallen…)

Rome has fallen, ye see it lying
Heaped in undistinguished ruin:
Nature is alone undying.

*

Roma e la natura

Roma è caduta, la si vede
Che giace ammassata
In indistinguibile sfacelo.
Solo la natura non muore.


The Deserts of Dim Sleep

I went into the deserts of dim sleep—
That world which, like an unknown wilderness,
Bounds this with its recesses wide and deep—

*

I deserti del sonno tenebroso

Entrai nei deserti del sonno tenebroso…
In quel mondo che –
Come una brughiera sconosciuta –
Fa da confine al nostro
Coi suoi recessi ampi e profondi…


 

Lift not the painted veil

Lift not the painted veil which those who live
Call Life: though unreal shapes be pictured there,
And it but mimic all we would believe
With colours idly spread,—behind, lurk Fear
And Hope, twin Destinies; who ever weave
Their shadows, o’er the chasm, sightless and drear.
I knew one who had lifted it—he sought,
For his lost heart was tender, things to love,
But found them not, alas! nor was there aught
The world contains, the which he could approve.
Through the unheeding many he did move,
A splendour among shadows, a bright blot
Upon this gloomy scene, a Spirit that strove
For truth, and like the Preacher found it not.

*

Non sollevare il velo dipinto

Non sollevare il velo dipinto:
Quelli che vivono lo chiamano vita,
Anche se mostra immagini irreali
E simula ciò che vorremmo credere
Con i colori sparsi a capriccio.
Dietro stanno in agguato i destini gemelli
Della Paura e della Speranza, a tessere
Le loro ombre sull’orrido mostruoso.
Conobbi una volta un uomo
Che si provà a sollevarlo:
Cercava in buona fede cose da amare,
Ma non le trovò, né trovò nulla di degno.
Passò tra la folla indifferente, splendore – lui –
In mezzo alle ombre: squarcio di luce
Su un buio palcoscenico. Spirito in lotta
Per cogliere il Vero, che – come al Profeta – sempre gli sfuggì.


And who feels discord now or sorrow? (first line)
(In alcune edizioni: Fragment: Love the universe to-day)

And who feels discord now or sorrow?
Love is the universe to-day—
These are the slaves of dim to-morrow,
Darkening Life’s labyrinthine way.

*

E chi sente ormai pene o discordie?

E chi sente ormai pene o discordie?
L’Amore oggi è tutto l’universo –
E amore, universo e oggi sono gli schiavi
Di un domani oscuro per i meandri della vita.


Death in Life (My head is heavy)

My head is heavy, my limbs are weary,
And it is not life that makes me move.

*

Morte in vita

Ho la testa pesante, e stanche
Le braccia le gambe…
E non è la vita che mi fa muovere.


Wake the serpent not

Wake the serpent not—lest he
Should not know the way to go,–
Let him crawl which yet lies sleeping
Through the deep grass of the meadow!
Not a bee shall hear him creeping,
Not a may-fly shall awaken
From its cradling blue-bell shaken,
Not the starlight as he’s sliding
Through the grass with silent gliding.

*

Non risvegliare la serpe

Non risvegliare la serpe: potrebbe non sapere
In che direzione allontanarsi.
Lascia che strisci ancora insonnolita
Nell’erba folta del prato…
Nemmeno un’ape la sentirà passare,
Né un verme vedrà la sua ombra,
Né altri insetti effimeri di maggio
Si desteranno nelle azzurre campanule
Che oscillando li cullano.
Né la luce delle stelle, mentre striscia la serpe
Nell’erba, scivolando in silenzio.


Wine of the Fairies

I am drunk with the honey wine
Of the moon-unfolded eglantine,
Which fairies catch in hyacinth bowls.
The bats, the dormice, and the moles
Sleep in the walls or under the sward
Of the desolate castle yard;
And when ’tis spilt on the summer earth
Or its fumes arise among the dew,
Their jocund dreams are full of mirth,
They gibber their joy in sleep; for few
Of the fairies bear those bowls so new!

*

Il vino delle fate

Sono ebbro di vino mielato all’eglantina
Dischiusa dalla luna,
Che le fate raccolgono in coppe di giacinto
Mentre ghiri talpe e pipistrelli
Dormono sui muri
O nei cortili vuoti del castello.
Quando poi d’estate quel vino
Sulla terra verrà versato
Saranno di rugiada i suoi vapori,
E i loro sogni densi di allegria
Parleranno di gioia e di fortuna,
Perché sono rimaste in poche ormai le fate
Che ancora portano coppe così nuove.


Ye gentle visitations of the calm thought

Ye gentle visitations of calm thought—
Moods like the memories of happier earth,
Which come arrayed in thoughts of little worth,
Like stars in clouds by the weak winds enwrought,—
But that the clouds depart and stars remain,
While they remain, and ye, alas, depart!

*

Visite gentili del pensiero calmo

Visite gentili del pensiero calmo —
O voi, disposizioni dell’animo,
Siete come i ricordi di terre più felici,
Voi, che mi giungete modestamente abbigliate,
Come stelle da deboli venti alle nubi sospinte,
Solo che poi le stelle, come i pensieri, restano
Mentre le nubi insieme a voi svaniscono.


Love, the Universe

And who feels discord now or sorrow?
Love is the universe to-day—
These are the slaves of dim to-morrow,
Darkening Life’s labyrinthine way.

*

L’amore, l’universo

E chi prova discordia ora o dolore?
L’amore è l’universo oggi –
E questi sono gli schiavi del domani
Oscuro, che il labirintico tracciato della vita
Offuscano.


Music and Sweet Poetry

How sweet it is to sit and read the tales
Of mighty poets and to hear the while
Sweet music, which when the attention fails
Fills the dim pause—

*

Musica e dolce poesia

Com’è dolce sedersi a leggere i racconti
Dei più grandi poeti, e intanto udire
La musica più bella,
Che – come cade l’attenzione –
Riempie l’oscura pausa di…


Rain

The fitful alternations of the rain,
When the chill wind, languid as with pain
Of its own heavy moisture, here and there
Drives through the gray and beamless atmosphere
Slanting the…

*

Pioggia

Gli scrosci di pioggia si susseguono,
E il vento freddo, languido di pena…
La sua pesante umidità,
Volge scompostamente qui e là
Una forza grigia nel cielo senza raggi
Di luce, mentre devia la…


 

The gentleness of rain was in the Wind

The gentleness of rain was in the Wind
But all the earth and all the leaves are dry.

*

Tutta nel Vento è la dolcezza della pioggia

Tutta nel Vento è la dolcezza della pioggia
E la terra e le foglie sono secche e aride.

Poeti tradotti da poeti: Francis Catalano tradotto da Valerio Magrelli

cactus-candelabro
Cactus candelabro (Foto: © sensaos. Fonte: flickr.com)

CHECK-IN CHECK-OUT
(crépuscules/crepuscoli)

Francis CATALANO

Traduzione dal francese di Valerio Magrelli

LE CIEL EN PETITES COUPURES à plates
coutures que tranche
la ligne-hache des montagnes
acérées arides
retailles de papier volt-
igeant bleu par-
delà les pics ocres les
socles esthétiques
avions de chasse furtifs dissimulés
dans les pétroglyphes
ici-bas un noyau de pêche irréel
roule irrégulier irradié
sur la voie carrossable chauf-
fée par les pneus les nœuds
par le peu d’âme le trop plein
de rien dans les réservoirs
d’essence et les
réserves d’indiens :

(Du matin)

*

IL CIELO A PICCOLI TAGLI a taglia
e cuci che taglia
la linea-ascia delle montagne
affilate aride
ritagli di carta azzurra svo-
lazzante oltre i picchi ocra oltre
gli zoccoli estetici
aerei da guerra furtivi dissimulati
nei petroglifi
un nocciolo di pesca irreale
rotola irregolare irradiato
quaggiù sulla via carrozzabile riscaldata
dagli pneumatici dai nodi
da quel poco d’anima dal troppo pieno
di nulla nei serbatoi
di benzina e le
riserve indiane :

(Del mattino)


Tout est régi par l’éclair
Héraclite

L’APACHE TRAIL la paix
la grande paix (on dit qu’elle s’achète)
avec énergie d’images
privées de couilles les cactus à candélabres
défendent leur aride espace leur
alcool leur système de refroidisse-
ment endo-végétatif
cactus-fréon petits bonhommes de chemin
bras en l’air caquet bas cactées gras
cependant qu’un éclair-aiguille zig-
zague dans le ciel bleu blanc
rouge pâle tel un aigle
safran en boucle tournoie
lentement et frappe
dans le nihil dans le mille
dans un nuage
de poussière :

(Antique surface)

*

Tutto è retto dal lampo
Eraclito

L’APACHE TRAIL la pace
la grande pace (si dice che si puo comprare)
con energia d’immagini senza coglioni
i cactus a forma di candelabri
difendono il loro arido spazio il loro
alcool il loro sistema di raffredda-
mento endo-vegetativo cactus-freon
l’omino che va sano e va lontano
con le braccia in alto poche chiacchiere cactacee grasse
mentre un lampo-aquila va a zig-
zag nel cielo bianco azzurro rosso pallido
come in circolo un aquila zafferano
ruota lentemente
e colpisce nel nihil nel centro
in una nuvola
di polvere :

(Antica superficie)


FUMÉ LE FUMIER miscellanées
peyotl, whisky & tobacco
font effet le sol soil oil
les fruits et légumes bio pous-
sant dans les sillons de l’encé-
phale sont des protocerveaux
protubérances du Colorado en action
déviation déniée vol à vau
l’eau vol à vau de mirage
d’un hyperdivorce post-ironique d’oi-
seaux trois cents caplets d’un anti-diarrhéique
chutant d’une trouée dans
les nuages-iguanes
qui éblouit le toit ouvrant
d’autant ouvrant qu’en route
la fiente s’annihile
s’autofertilise éclôt
ô raison merdique
tassée dans le com-
primé imagination :

(Ô raison merdique)

*

LETALE IL LETAMAIO miscellanee
peyotl, whisky & tobacco
fanno effetto il suolo, soil, oil
frutti e verdure bio che cres-
cono nei solchi dell’ence-
falo sono dei protocervelli
protuberanze del Colorado in azione
deviazione negata volo sul
pelo dell’acqua volo sul pelo del
miraggio di un iperdivorzio post-ironico di uc-
celli trecento capsule di un anti-diarreico
che cadono da un buco nelle
nuvole-iguana
che abbaglia il tetto apribile
tanto più apribile visto che strada facendo
lo sterco si annichilisce
si autofertilizza si schiude
oh ragione di merda
tutta pigiata nella pastic-
ca immaginazione :

(Oh ragione di merda)


UN AIGLE SE POSE sur un im-
posant cactus erectus
en même temps que la plume
se pose sur la page
reine col blanc écriture-rapace
elles scrutent les pépites d’or
gueil dans l’œil de l’écureuil le seuil
de tout sens toutankhamon
ibis scribe ride a highway
la plume et l’aigle juchent sur la
page-cactus reviennent à l’or
igine aux blondes herbes brûlées
aux éboulis oubliés
où par les ocres escarpements
zéro s’enfuit vers un :

(Numérisation du paysage)

*

L’AQUILA SI POSA sul po-
tente cactus erectus
mentre la penna
si posa sulla pagina
regina collo bianco scrittura-rapace
che scruta le pepite d’or
goglio nell’occhio dello scoiattolo la soglia
di ogni senso toutankhamon
ibis scriba ride an highway
la penna e l’aquila stanno appollaiate sulla
pagina-cactus tornano all’or
igine alle bionde erbe bruciate
ai ghiaioni dimenticati
dove attraverso le scarpate ocra
lo zero fugge verso l’uno :

(Scansione del paesaggio)


TANDIS QU’À BELLES DENTS le Nord
mord la queue bleu ciel de
l’animal voyageur le sud-rut
rampe tire sa langue bifide
au sud dru au sud dur
au south-mouth et au sud-out
rond comme le Nord
vu l’ivresse dans les soutes de l’Ou-
est sur les rives de l’infini
écrire de la po-asie plages du Pacifique
écrire de la porient de la poccident
po-hiémal et po-midi
écrire sur un point cardinal
« pommade et époxy » :

(Road poem III)

*

MENTRE IL NORD MORDE con grande appetito
la coda azzurro cielo dell’
animale viaggiatore il sud-ritto
striscia mostra la sua lingua biforcuta
al sud fitto al sud duro
al south-mouth e al sud-out
tondo come il nord
visto l’ebbrezza nei depositi dell’
ovest visto le rive dell’infinito
scrivere della po-asia spiagge del Pacifico
scrivere della p-oriente della p-occidente
po-iemale e po-mezzogiorno
scrivere su un punto cardinale
« pomata ed epossidico » :

(Road poem III)


LES TERRES LA PIERRE la mousse
les roses du désert les opun-
tias les tumbleweeds qui roulent
les nopals les saguaros
la blondeur du vert des papillons ar-
més de libre-arbitre par-
delà le pare-brise écran
papillons safran tels aigles safran
en vol plané grande amplitude les ailes
puis plongeant vers leur asile
dans la nature-fissure
pour rien pour le nihil l’idem
le thrill de voler l’Apa-
che Trail sous le gril au gaz solaire
la finitude de l’asphalte
routes chiffonnées ar-
rivées à leurs fins :

(Road poem IV)

*

LE TERRE LA PIETRA il muschio le o-
punzie tumbleweeds che attraversano la strada
i nopal i saguaro
la biondezza del verde e delle farfalle ar-
mate di libero arbitrio al
di là del parebrezza-schermo
farfalle zafferano come aquile zafferano
che planano con ali di grande ampiezza
poi si tuffano verso il loro asilo
nella natura-fessura
per niente per il nihil per l’idem
per il thrill di volare per l’Apa-
che Trail sotto il forno solare la griglia a gas
per la finitudine dell’asfalto
perché la strada arrivi alla
sua fine :

(Road poem IV)


PASSE UN TRAIN-SCIE polychrome
une file Malévitch de rectangles Kandinsky
le long d’un vers volumé-
trique de Sandburg
train-train locomotive nature morte vivante
imperturbable hache inex-
orable hachis de cailloutis
moteurs à combustion explosion du roc
érosion du corps et de
l’âme siècles attachés un à un au
mouvement sans frein sans
entrain vers le programme-
progrès sous la fourchette-
assiette et surtout surtout
bonnes bises aux bisons :

(Du soir)

*

PASSA UN TRENO-SEGA policromo
una fila Malévitch di rettangoli Kandinsky
lungo un verso volume-
trico di Sandburg
tran-tran locomotiva viva natura morta
imperturbabile ascia ines-
orabile macinato di breccia
motori a combustione esplosione della roccia
erosione del corpo e dell’
anima secoli attaccati uno a uno al
movimento senza freni senza
lena verso il programma-
progresso sotto la forchetta-
piatto e soprattutto soprattutto
bacioni ai bisonti :

(Della sera)


CHECK-IN CHECK-OUT la route le rite
la room le vroom voilà
qu’on double une maison mobile (nul
ne s’y attendait) puis des
motos mots-à-mots doublés
à notre tour par
les camions qu’y ont
les chiches les english les hémis-
tiches les nichons de l’Amé-
riche business
as usual :

*

CHECK-IN CHECK-OUT la strada il rito
la room il vroom ecco
che stiamo sorpassando un tir con su una
casa prefabbricata (nessuno
se lo aspettava) poi del
moto delle motociclette delle moto
a nostra volta sorpassati
dai camion ch’hanno…
gli english gli emis-
tichi i fichi le natiche dell’Ame-
ricca it’s business
as usual :


CHECK-IN CHECK-OUT aigle à deux
têtes écritures blondes
végétation-chair
à l’horizon la pierre sourit
d’une fente narquoise plus d’une
dent à son arc d’une
flèche à son carquois
aigle en aérosol sur la
pierre qui craque :

*

CHECK-IN CHECK-OUT aquila a due
teste scritture bionde
vegetazione-carne
all’orizzonte la pietra sorride
con un sorriso sornione c’è più
d’un dente al suo arco più
d’una freccia nella sua faretra
aquila in aerosol
sulla pietra che scricchiola :


CHECK-IN CHECK-OUT et tchick et tchack
c’est la police est-ce bien ma plaque?
— et est-ce moi? et est-ce là
cette auto louée une vraie marque
à mon image?—
identité lithique rainures rai-
nettes portrait-pierre
portrait-identikit :

*

CHECK-IN CHECK-OUT e chick e chack
è la polizia è davvero la mia targa?
— e sono davvero io? ed è proprio qua
questa auto affittata un’ottima marca
a mia immagine?—
identità litica scanalature ra-
ganelle ritratto-pietra
ritratto-identikit :


CHECK-IN CHECK-OUT l’appareil
photo est une Canon
s’affairant dans la mémoi-
re du Grand-Canyon
la langue sortie de sa coque tu
parles du roc le café bu
la Ducati et la Volvo
la 40 ouest les pictogram-
mes sur les panneaux
serpents sonnettes et leurs anneaux
redire l’aride dérider le
temps prendre la route le doute la voûte
le pli disparaître par le val
dans la gorge glisser :

*

CHECK-IN CHECK-OUT l’apparecchio
è una Canon nella
memoria del Grand-Canyon
la lingua uscita dal suo guscio tu
parli della roccia il caffé bevuto
la Ducati e la Volvo
la 40 ovest i pit-
togrammi sui pannelli
serpenti a sonagli e i loro anelli
ridire l’arido togliere al
tempo le rughe prendere la strada il dubbio
la volta la piega scomparire attraverso la vallata
nella gola scivolare :


CHECK-IN CHECK-OUT la radio
éteinte le soleil brille
malgré lui tel un sou
neuf le patron des montagnes
pousse l’oeil-ciseau vers
le textile ciel et on coupe
revient sur terre plus vite
que la lumière
d’un revêtement de verre fumé
les yeux se rhabillent :

*

CHECK-IN CHECK-OUT la stazione radio
spenta il sole brilla
suo malgrado come un soldo
nuovo il padrone delle montagne
spinge l’occhio-forbice verso
il tessile cielo e taglia
torna sulla terra più veloce
della luce
di un rivestimento in vetro scuro
gli occhi si ricoprono :


CHECK-IN CHECK-OUT le monde rap-
plique dans la pupille
à mille milles/seconde
l’image s’écrase dans la vallée
ennuagée nous venons de
nulle part d’une déforma-
tion géologique et nous allons vers
la forme cambrée non assou-
vie des nuages
check-in check-out ou
bon voyage :

*

CHECK-IN CHECK-OUT il mondo ritor-
na nella pupilla
a mille millisecondi
l’immagine si frantuma nella valle
rannuvolata noi veniamo dal
nulla da una deforma-
zione geologica e andiamo verso
la forma incurvata non appa-
gata delle nuvole
check-in check-out o
buon viaggio :

(Check-in check-out)


francis-catalano
Francis Catalano (Foto © Matheiu Rivard)

Francis Catalano, nato a Montreal nel 1961, ha pubblicato sei libri di poesia, tra cui qu’une lueur des lieux (L’Hexagone 2010), Premio Québecor del 27° Festival Internazionale di poesia di Trois-Rivières ed un libro in prosa, On achève parfois ses romans en Italie (l’Hexagone 2012) che è stato letto da Alice Ronfard al BAnQ (Bibliothèque et Archives nationales du Québec) nel 2014. Ha pubblicato Instructions pour la lecture d’un journal di Valerio Magrelli (Écrits des Forges 2005), Premio John Glassco per la traduzione. Cofondatore della rivista di poesia Influx (1980-85), fa parte del comitato redazionale della rivista Exit dal 2005.

Asclepiade di Samo (ante 310 a.C. – …)

isola-di-samo-copia
Isola di Samo, veduta dei resti delle terme di età romana (Elaborazione grafica di Gianluca D’Andrea)

Muore l’Idea e si cade nel basso fermentante della vita. Millenni di disincanto, più nulla. Nessun gioco, tutto gioco. Poco, prima della scomparsa. Semibuio.

Gianluca D’Andrea


Asclepiade (epigrammi scelti)

Traduzione di Alceste Angelini (Einaudi, Torino 1970)

asclepiade

 

II.

Rovescia neve e grandine, manda le tenebre,
abbrucia, scaglia fulmini, sopra la terra
nuvole spingi tutte di fuoco.
Quando mi uccidi potrò desistere.
Finché lasci ch’io viva
anche se più imperversi,
esulterò nell’orgia.
Un dio di te più forte mi trascina:
anche di te, che un giorno gli obbedivi
filtrando tra pareti di metallo,
cambiato, o Giove, in polvere d’oro.

*

VIII.

L’insaziata Filenio m’ha trafitto.
sebbene la ferita non appare
il tormento m’invade fino all’unghie.
Sono spacciato, Amori, perduto, morto:
con gli occhi chiusi ho pestato una vipera.
Ora il mio piede già tocca l’Ade.

*

IX.

Notte, sei tu, tu sola, testimone
di quanto mi fa soffrire
la figlia di Nicò,
Pitíade, coi suoi inganni.
Ci s’era dati convegno:
non da me son venuto.
Tocchi a lei un’altra volta
la medesima sorte,
e teco se ne crucci
davanti alle mie porte.

*

X.

Pioggia e notte. E per l’amore un altro male: il vino.
Soffiava un vento gelido. Ero solo.
Ma più poteva in me la bellezza di Mosco.
«Possa anche tu vagare nella notte
e non s’apra una porta a darti requie».
Questo gridai al ragazzo nella pioggia.
Ma fino a quando, Giove, questo inferno?
Calmati, Giove caro: anche tu conosci l’amore.

*

XI.

È dolce nell’arsura dell’estate
portarsi al labbro un poco di neve;
e quando l’inverno declina
ai marinai è dolce rivedere
la Corona, che annunzia primavera.
Ma la cosa più dolce, se un lenzuolo
copre due innamorati,
e i loro cuori esaltano Afrodite.

*

XIV.

Notte lunga e burrasca:
a mezza via le Pleiadi sommerge.
E io grondante di pioggia
rasento le sue porte,
trafitto dal desiderio
di quella ingannevole.
Non amore ma un fuoco disperante
Cipride m’ha scagliato!

*

XXIII.

Otto braccia più in là, mare, allontana
gl’ispidi flutti. E schiuma a più non posso e grida.
Niente di buono per te se porti via questa tomba:
troverai solo il cenere e l’ossa di Èumare.

*

XXIV.

Tu che t’accosti a questa tomba vuota,
viandante, se giungi fino a Chio,
dì a mio padre Melesàgora
che me e la nave e il carico
disperse l’Euro maligno,
e che d’Evippo resta solo il nome.

*

XXVI.

Non ho ancora ventidue anni
e già sono affranto di vivere.
Cos’è questo male?
O Amori, perché mi bruciate?
Se qualcosa m’accade,
voi che farete, Amori?
Rimarrete certo impassibili
al vostro gioco dei dadi.

*

XXXV.

Quanto m’avanza della vita ancora,
quale che sia la sua durata, o Amori,
concedete che scorra nella quiete.
O fulmini vibrate, non più frecce
contro di me, fino a ridurmi cenere
e spenta brace. Sì, colpite, Amori!
Inaridito nei tormenti invoco
da voi almeno quest’amara grazia.

Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) – due traduzioni

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Emily Dickinson

Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 – Amherst, 15 maggio 1886) – due traduzioni

Emily Dickinson

(135)

Water, is taught by thirst.
Land – by the Oceans passed.
Transport – by throe –
Peace – by its battles told –
Love, by Memorial Mold –
Birds, by the Snow.

(c. 1859)

Traduzione (Gianluca D’Andrea):

L’acqua è insegnata dalla sete.
La terra – dagli oceani attraversati.
Il trasporto – dal più cupo dolore –
La pace – dai racconti di battaglie –
L’amore, da un’impronta nella memoria –
Gli uccelli, dalla neve.

*

Emily Dickinson

(1678)

Peril as a Possession
T’is Good to bear
Danger disintegrates Satiety
There’s Basis there –
Begets an awe
That searches Human Nature’s creases
As clean as Fire

Traduzione (Gianluca D’Andrea):

Il rischio è un possesso
che conviene indossare –
il pericolo disintegra alla base
la sazietà –
induce uno sgomento
che scandaglia ogni fibra umana
purificandola come fuoco

Lebensweisheitspielerei

Wallace Stevens

Lebensweisheitspielerei

(Traduzione e nota di
Gianluca D’Andrea)

Segue la traduzione di “The Snow Man”: in qualche modo conclude la temperie della percezione del vuoto di realtà e dell’identificazione inglobante tra io e mondo presente in quel testo (e nella raccolta Harmonium in generale) e ri-apre alla distinzione che crea relazione in una fase esistenziale (The Rock è la raccolta senile) che pare aggrapparsi agli estremi bagliori del contatto.
Per le motivazioni del traduttore non c’è molto da aggiungere a quanto espresso nel cappello introduttivo di “The Snow Man” al quale rimando (Quaderno di traduzioni – Poesia, in Testo a fronte, N° 41 – II semestre 2009, pp. 172, 173); semmai, in accordo ulteriore con le scelte stilistiche di Stevens, mi preme precisare che la pregnanza retorica degli esordi è sostituita da un dettato più asciutto e discorsivo seguendo il quale mi sono orientato.

Lebensweisheitspielerei

Weaker and weaker, the sunlight falls
In the afternoon. The proud and the strong
Have departed.

Those that are left are the unaccomplished,
The finally human,
Natives of a dwindled sphere.

Their indigence is an indigence
That is an indigence of the light,
A stellar pallor that hangs on the threads.

Little by little, the poverty
Of autumnal space becomes
A look, a few words spoken.

Each person completely touches us
With what he is and as he is,
In the stale grandeur of annihilation.

*

Lebensweisheitspielerei

Sempre più fiacca la luce del sole cala
nel pomeriggio. I superbi ed i forti
sono svaniti.

Quelli rimasti sono gli incompiuti,
i finalmente umani,
nativi di un cielo scemato.

Loro indigenza è un’indigenza
che è indigenza della luce,
un pallore stellare che pende dai fili.

A poco a poco, la povertà
dell’autunnale spazio diventa
sembianza, pronuncia di alcune parole.

Ogni persona completamente ci tocca
con quel che è e poiché è,
nella scaduta grandiosità dell’annichilimento.