Esordi: Marco Furnari

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Il vulcano Erta Ale nel Triangolo di Afar (Etiopia)

Pubblichiamo alcuni testi dalla raccolta inedita Isola di Marco Furnari (Barcellona Pozzo di Gotto). Una voce spiazzante per una lingua in costruzione. Giocare con le parole per trovare un nuovo alfabeto, un proprio codice. Attimi surreali dall’Isola, nel magma che fuoriesce e s’impasta, s’incanala e impatta il mondo.

Gianluca D’Andrea


Testi (da Isola, inedito)

Le ceneri d’argento sulle zampe dei grilli
fuoco restio a scomparire del tutto in un fuuuffete
la voce che non esce lunare passinforme circosospetto
sarebbe inutile sgolarsi verso il calore luminoso della casa
lo dicevo che erano guai a farsi sognare dall’isola
da buon antenato sotteratinvolato rumoreggio dal culo spiritato
ammonisci spaventa guida le rincasanti scorribande dei curiosi
gatto ci cova merlo si arma topo si scava fronda ci fruscia erba si scosta
coniglio ci trotta
barbagianni piomba
un’ombra richiude la tenda del calore luminoso che all’altra stanza si
sposta
un pitito e scompaio davvero.

*

Isolarvamaca dondolandoci frasi perpetue in uno scirocco vai dicendo
che negli occhi di una metamorfosi non hai visto
non una farfalla non una mantide
non ho vissuto per questo pomeriggio che vedo passare
allora quale
metamorfosidentificandosi in una non premura
metamorfosidentico a prima di ora
iride scienza di guardiamoci veniamoci a dire
la qualunque cosa da una pigra figura su amaca dondolentamente
prendi una bottiglia di acqua fresca la scodella di fichi d’india.

*

mi dici sei una isola impervia che spini le dita degli arrampicatori
ti dico di una scorciatoia per entroterra di aria a refoli bisbigliante i
muri di geco
un braccio una mano oh issa che spunta
una rientranza di ombra sorpresa in nodi fiocchi di pergola
scruti la mappa ch’è un continente di carta fasulla rifiati
l’isola su cui proprio ora siedi con il portamento di tartaruga ti spinge
seco
tocchi la terra il guscio a cui bussi dicendo son fermo allora la prego si
fermi.

*

le ventilate emozioni di un cortile si riappendono a lungo ciò che
trovano
alla portata di una anguria spaccata volevo provare che non l’avevo mai
fatto
di infilarci il cazzetto duro teso
a vedermi davo forse l’impressione di una di quelle isole che sguazzano
nei propri corporali effetti vulcanici
da considerarne gli effetti dell’anguria che non potevo più mangiare
il moscio elefantino ortaggioroso si è nascosto in uno dei posti dove si
voleva dimenticare
ma una mezzorata di trascorsi venti scorrinienti (ma comunque
accatastatori spingenti le cose di là su una linea di un tempo che a
ripensarci sono un tuttuno che già si stacca in or ora domattini) me lo
facevano ricordare ridendone.

*

“Il pititIo sarebbe lo scorreggìo delle alcove che ci avverte che si sono
fatte le ore
un silenzio solvente da rumore che era ora spirito nuvola si infila fino
al cuore della narice
non ha più niente dell’ aroma di cosa è stato fagocitato?mette un po’ di
spavento come un ricordo malsano
un bambino in un campo può dire pititIo sei tu non son io
un bambino in giardino può dire pititIo vienmi comunque vicino
un adulto sovviene che bisogna prestargli un orecchio
un grandadulto già vede trafitto lo specchio
una cosa importante è fare assieme una risata grande quanto una
accogliente barricata”

*

una isola su due piedi che dicevi sono saldo scivolando di un secondo
lungo una passeggiata di sole ponente un piccolo alato coda di ruggine
in discesa da palo di legno
scivolando di un secondo alla volta anche alcuni code ballerine amano
le pozzanghere fra la spiaggia e la strada
se mantici soffiano dal vuoto i segni di vento nel vento verbalizzano i
cespugli la salita tappezzata
solamente il vento è
invisibile e nutriti di muscoli i soffiati minuscoli fiori come me solo
visibili
scivolando con il tempo caro amico del vento.

*

si divertono a migrare i pensieri viaggiatori con la scusa di portarti
ti abbandonano in un punto e raggiungono la meta a riparo dal tuo
corpo
fino a essere le cose nel lontano fuori e altro tempoluogo.

Esordi: Riccardo Frolloni

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Torino, Via Stelvio (fonte: La Repubblica di Torino)

languide-istPubblichiamo alcuni testi dal primo libro di Riccardo Frolloni (Macerata, 1993).
Languide istantanee polaroid (Affinità elettive, Ancona, 2015), il cui titolo ci aveva lasciati piuttosto perplessi, è un testo composto da brevi frammenti. Fragili, molli, al limite della capacità di dire, non so se per timidezza o per volontà di ridurre il testo all’essenza. Perché sembra svilupparsi proprio questa necessità di dire poco di una realtà in esubero, come se una volontà estranea, aerea, scivolasse nella nominazione, per volere del tutto solo quello che conta: Storia, si arrischia, al posto di storia – che sia un sintomo?

Gianluca D’Andrea


Testi

Io sono la città
sono le case
e i fornelli accesi
sono gli avi
nei secoli dei secoli
sono tutte le mani
di chi mi ha toccato
mia madre: mio padre
sono il sangue dei miei figli
e dei figli dei miei figli
che ancora non sono.

Tutto ciò
io sono
che sembra un destino
accettare la Storia
per intero.

*

È l’inizio ancora dall’inizio,
importa solo il primo
e l’ultimo battito

È la strada che ritorna
sempre uguale a sé stessa
e mai uguale

Che porta dove non si porta:
nel ritorno che vive d’assenza,
nell’assenza che vive senza di te.

*

Qualcosa sta morendo.
Qualcosa
che non trovo il nome,
che porta con sé tutto un silenzio
che senti il silenzio
che pulsa che batte
nelle orecchie
e nelle orecchie ancora.
Qualcosa
muore col suo rumore
ed assomiglia a qualcosa
ma non trovo il nome
non trovo
casa mia
la strada
la sera.

*

La zona pedonale uccide
se non stringi una mano.

Cammino veloce
per scaldare i piedi
per raggiungere posti
i più deserti binari
dove i treni son già partiti
coi bagagli di chi sta fermo.

*

Il tempo è una luce nella testa
che sfonda le finestre dei ricordi
e lascia geometrie
di figure in controluce
cui consuma anche la voce.

Ascolta queste bocche
cui avanza solo il movimento
in un continuo soffocarsi
di voler dure tutto
e tutto il bene
che vorresti sentire ancora,

ma non dice niente
e poi niente
ed è silenzio due volte.

*

Non aprire la porta
che entra il tempo.

Restiamo in fuga
stesi a letto
restiamo sotto
che è più caldo.

Non ha senso
cercare un senso
se a quest’ora
non esiste ora.


frollo
Riccardo Frolloni

Riccardo Frolloni è nato nel 1993 a Macerata. Nel 2010 vince il concorso di poesia “Voci Nostre – Città di Ancona”; nel 2012 compaiono alcune sue poesie nell’antologia Viaggi in Versi diretta da Elio Pecora per “Pagine”. Dal 2014 collabora con la rivista romana “Tafter” e con il Centro di Poesia Contemporanea di Bologna, dove studia attualmente Lettere Moderne.