Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 01/09/2017

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Transito all’ombra

Gianluca D’Andrea, Perugia (sud?), dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 01/09/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 31/08/2017

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Transito all’ombra

Gianluca D’Andrea, Lettera a mia figlia, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 31/08/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 30/08/2017

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Transito all’ombra

Gianluca D’Andrea, Zingonia, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 30/08/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 29/08/2017

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Transito all’ombra

Gianluca D’Andrea, Epoca, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 29/08/2017

Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 28/08/2017

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Transito all’ombra

Gianluca D’Andrea, L’altra immagine, dalla raccolta Transito all’ombra, Marcos y Marcos

Sorgente: Audio Rai.TV – Fahrenheit – La poesia del giorno del 28/08/2017

 

Zest Letteratura Sostenibile: Intervista a Gianluca D’Andrea – Sulla Poesia

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Gianluca D’Andrea (Foto di Dino Ignani)

Si è tentato più volte anche da queste pagine di fornire una definizione di Poesia, qual è la sua?

Dare una definizione di poesia mi è impossibile. Per provare a rispondere, partirei piuttosto dall’opposto di una definizione, da uno sconfinamento. In un’intervista di qualche mese fa provavo a riflettere sulla consistenza di “traccia” del segno poetico e sull’irrimediabile arbitrarietà che ne caratterizza il limite più evidente. Ecco, ora aggiungerei che il rischio di arbitrarietà è il giusto contrappeso di una forza d’animazione del reale che la poesia rende attiva attraverso la parola, la sua disposizione nel mondo. Lo sconfinamento, cui facevo riferimento, penso faccia i conti con un esubero di senso che la poesia a volte contiene e, altre volte, trasforma in un più scabro lasciare spazio: al reale, al mondo, all’altro. Secondo un adagio, che estrapolo da un verso di Wallace Stevens, «la sua mera selvaggia presenza anima il mondo che abita», ecco la poesia anima il mondo del linguaggio (quello che “abita”, appunto), di un linguaggio che sta, però, al margine del mondo, non nell’appariscenza della comunicazione informativa, bensì in quell’intercapedine tra il rumore e il silenzio, sempre sul bordo del fallimento. In un recente saggio, uscito per Sellerio lo scorso aprile, Ben Lerner scrive: «La poesia è sempre la testimonianza di un fallimento», io non credo che essa sia sempre una tale testimonianza, però ritengo cha abbia il compito di comprendere l’evenienza del fallimento, se così non fosse, non risponderebbe a un altro dei suoi compiti, forse il principale, quello della veridicità e della sua, appunto, fallibilità.

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Atelier on line – Gianluca D’Andrea, Transito all’ombra, Milano, Marcos y Marcos, 2016, collana Le Ali, lettura di Mauro Carlangelo

Intervento letto alla presentazione del volume presso “Il tempo del vino e delle rose”, Napoli, Piazza Dante; incontro organizzato da Bruno Galluccio e Rosanna Bazzano nell’ambito della rassegna di poesia ospitata da “Il tempo del vino e delle rose – bistrot letterario”.

Il titolo innanzitutto mi colpisce: «transito» può essere inteso come passaggio all’ombra, al riparo di qualcosa, ma potremmo parafrasare, il sintagma, forzando un po’ il senso, in transito nell’ombra, verso la morte.
L’epigrafe tratta da Mandel’stam introduce il lettore nella struttura profonda del testo: memoria non solo individuale, o meglio, individuale solo per permettere di aprire finestre sulla memoria collettiva: «La mia memoria è nemica di tutto ciò che è personale». Il libro si dipana a partire da questa soglia del testo che è l’epigrafe, per cui se c’è il personale va inquadrato nella storia di una generazione. A pag. 17 della raccolta si legge infatti:

Sentivo dire di Franco, in Sicilia
il Tirreno era il mare dell’infanzia,
non sapevo di Ustica, la Spagna,
però, mi dava gioia, quei mondiali,
disprezzo alla parola dittatura.
La TV degli anni Ottanta tentò
di rubarci la memoria, riuscendo
a cancellare con velocità
ogni appiglio, distanziando in un limbo
di benessere le generazioni.

La storia scorre attraverso lo schermo; «schermo» è il termine che ricorre 6 volte nel libro e che segna anche il passaggio storico dalla TV ad altri strumenti elettronici della rivoluzione informatica: a p. 20 si parla dei videogiochi a 12 anni, di “rispegnere lo schermo” del vuoto della fine, che può essere il rivivere, per analogie, quei ricordi negativamente, pensando agli altri schemi e schermi dell’oggi. Altrove, a p. 26, leggiamo:

Il ragazzino preferiva il lettore di e-book
per il viaggio, questione di comodità,
un’accensione da seicento tomi,
la memoria perdeva radiazione
ed energia.

Ancora ricavo un senso negativo da questi versi, il perdere «radiazione ed energia» lo posso interpretare semplicemente come dispersione di un’autentica memoria, di una interiorizzazione dell’appreso.

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Transito all’ombra | Gianluca D’Andrea Marcos y Marcos, 2016 Recensione di Gabriele Belletti – su Zest letteratura sostenibile

Transito all’ombra | Gianluca D’Andrea
Marcos y Marcos, 2016

Recensione di Gabriele Belletti

«Recando passati e passando»:una resa in visione del mondo

L’esergo (p. 9) che apre la raccolta di Gianluca D’Andrea, Transito all’ombra (Marcos y Marcos, 2016), dichiara, quasi fosse brano di poetica esplicita, un’intenzione. L’autore lascia infatti a Mandel’štam il compito di esprimere il suo (primo) pensiero e, con esso, la sua volontà: la rinuncia a considerare un destino e una storia come meramente personali e optare per un procedere distante da chi «l’ombra sua non cura», capace invece di attraversare l’ombra stessa, evitando il «niente» in cui le parole potrebbero finire («le parole finiscono nel niente / oppure si agganciano in noi», Cambriano, p. 62).

Il transito prende effettivamente le mosse nella prima sezione, La storia, i ricordi, dove il soggetto, con la sua voce, si disloca in un passato stratificato, per riportare nel presente, in anni «‘serraturizzati’ a blocchi» (XII, p. 34), un canto da tempo interrato. Chi lo canta, infatti, si reca in una posizione di retroguardia rispetto all’oggi in cui vive e attraverso cui, lente, interpreta ciò che è stato (dinamica questa che ricorda per certi aspetti il D’Ormesson de Le rapport Gabriel). Da una tale postazione, l’autore ri-porta ricordi assemblati in paesaggi individuali e collettivi, ricostruisce e si ricostruisce scavando in un humus comune. L’assemblaggio permette di ricomporre anche un noi-agglomerato («ci riconoscevamo negli scoppi», I, p. 14), una sorta di comunità coetanea e giocosa, colta in formazione col soggetto in un contesto mutevole («Il gioco già mutava in clangore», IV, p. 18), in cui sono spesso altri, dall’alto, a decidere («Aprivano e chiudevano le frontiere», X, p. 30).

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Recensione a “Transito all’ombra” su “Poesia” 326 (maggio 2017) a cura di Lorenzo Materazzini

poesia

Poesia maggio 2017 - recensione su Transito all'ombra

Poesia a lume di naso (intorno a “Transito all’ombra” di Gianluca D’Andrea) – Angelo Rendo

Nabanassar

“[…] Il messaggio lontano della fogna
che, muta e pregna, vomita nel mare.” (p. 16)

È l’olfatto il senso più desto in D’Andrea, i ricordi aggallano, la storia è una congerie escrementizia. Ma dal titolo ci si aspetterebbe un passaggio. Altro, rispetto al subbuglio che, sin dagli esordi, ha caratterizzato la sua poesia. Invece ombra, questo essere a metà. Una sosta, quasi a rischiararsi e ristorarsi, credi. Ma all’ombra il poeta indugia troppo; non un transito ma una “seduta”, più mestiere che vocazione.

Una storia, la sua, che è talmente irrorata dalle più diverse tracce mnestiche da caricarsi sul dettato e ingarbugliare la forma, che quasi mai combacia con la sostanza.

È evidente che la malìa filosofemica affascini questa poesia e la sporchi, a quando una bonifica? Inoltre, la contemporaneità con tutti i suoi gingilli e le sue perfidie batte sotto, titilla il civismo poetico, ma non si scioglie nel…

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