LETTURE di Gianluca D’Andrea (50): AD INFINITUM

Oscar Niemeyer
Oscar Niemeyer: Il tetto del Parlamento brasiliano a Brasilia (MAURICIO LIMA/AFP/Getty Images)

di Gianluca D’Andrea

Nel racconto Dalla veranda (The Overloaded Man, 1962) Ballard presenta un protagonista, Faulkner, che sta «diventando matto a poco a poco».
La sua “follia” consisterebbe nella ricerca metodica di una fuoriuscita, realizzabile attraverso la scomparsa della percezione come in un’esperienza allucinogena («l’effetto era simile a quello della mescalina e di altri allucinogeni»), dal mondo.
Non è un caso che il protagonista di Ballard si chiami Faulkner, infatti, lo stesso sembra un Compson (Benjy) in fuga dal tempo “industriale” e dalla ripetitività delle forme.
Una fuga che avviene dal cunicolo della percezione ed è scomparsa, dissoluzione di un reale opprimente che non risparmia il soggetto («Potrei arrivare a uscire dal tempo»; «Non puoi chiudere gli occhi di fronte al mondo. La relazione soggetto-oggetto non è così antitetica come potrebbe far pensare il “Cogito ergo sum” di Cartesio. A ogni svalutazione che fai del mondo esterno, corrisponde una svalutazione di te stesso»).
Ma l’autodistruzione risiede nel rifiuto di un ordinamento. Così, il Faulkner di Ballard è un altro signor K della storia letteraria che – un po’ come il Torrance di King-Kubrik – nella sua dissoluzione, portata a termine con gli strumenti stessi della tortura (razionalismo e struttura), punisce un sistema oppressivo e uniformizzante – ad infinitum.

“Postille” sulla Gazzetta del Sud

Le Postille di D’Andrea – articolo di Marcello Mento sulla Gazzetta del Sud del 07/02/2018

Istantpoetry #16

«Conosci l’inverno nero
che ti avvolge, fibra rugosa e livida,
come un inverno nero, intorno alle ossa,
nitidi i pochi pensieri,
non sapere, temere, e ancora
qualcosa per chiedere, come la fretta del buio,
un bel riposo. Non imparare più»

Giuliano Mesa
(I loro scritti, Quasar, 1992)

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LETTURE di Gianluca D’Andrea (49): FORSE LA FINE

birds
Sequenze dal film Gli uccelli

di Gianluca D’Andrea

O forse non era la fine. «La nostra vita, un lungo paesaggio che rimane dopo di noi» (Mario Benedetti, Materiali di un’identità, Massa, 2010, p. 33), ma è questa idea di paesaggio e di immagini dentro il paesaggio a riproporre una scelta. Scelta, in primo luogo, dell’immagine che potrebbe funzionare come iscrizione. Ma il paesaggio è qualcos’altro a causa dell’inserzione della cosa nel contesto e che lo trasforma in maniera artificiosa. Landscape che diviene testimonianza del luogo e dell’azione-inserzione dell’uomo. Questa è anche l’illusione di una fuoriuscita dalla cosa in sé e una ricaduta nel soggetto. L’interesse non cade sulla “storia”, la trama di un eventuale racconto sarebbe comunque un pretesto per esporre una “critica”, una messa in crisi della potenzialità immaginifica di ogni linguaggio – il campo dell’agone è ancora il senso, solo che occorre reinventare una trasmissione attraverso la ricomposizione dei frammenti per individuare un cammino.
Una grande paura può aprirsi appena a un passo di distanza dal contesto banale, ripetitivo, seriale che identifica la realtà “occidentale”. L’ignoto è la perturbazione che sorge all’incrocio tra controllo e noia, l’esempio maggiore del Novecento viene, forse, proprio dal mondo dell’immagine. Nel cinema di Hitchcock avviene spessissimo che l’ignoto “attacchi” nel reale e si renda indescrivibile (vedi, soprattutto ma non solo, Gli uccelli).
In uno slancio metafisico che annulla il vecchio contesto e il vecchio soggetto, cioè il tempo dentro il paesaggio: «ora che mi avvicino ai colori e non a te» (Mario Benedetti, Materiali di un’identità, cit., p. 53).

“Schizzi di Milano” di Francis Catalano alla Libreria Popolare di via Tadino

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Al Concerto per Sandro Penna

Teatro OFF/OFF, Roma, 27/01/2018, in una foto di Dino Ignani – Concerto per Sandro Penna

Ignani - Concerto per Sandro Penna
Foto di Dino Ignani

L’origine di Domenico Cipriano sul Mattino di Avellino

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Gabriel Del Sarto all’Incrocio Quarenghi di Bergamo

il grande innocente


Gabriel Del Sarto sarà alla Libreria Incrocio Quarenghi di Bergamo

sabato 20 gennaio 2018, ore 17:30 
per presentare insieme a Gianluca D'Andrea la sua ultima raccolta di versi

Il grande innocente (Aragno, i domani, 2017)

Istantpoetry #15

«Cieco, così, e inebetito, riprende il viaggio verso il confine»

Pier Paolo Pasolini
(San Paolo, Einaudi, 1977)

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Mario Perniola (Asti, 20 maggio 1941 – Roma, 9 gennaio 2018)

mario perniola
Mario Perniola

miracoli«Una vita che vale la pena di essere vissuta è quella che lotta per qualcosa che va al di là della nostra esistenza singola, come l’antichità classica non meno che la modernità occidentale hanno insegnato. Dal Sessantotto a oggi molti hanno dedicato tutto il loro tempo e le loro energie per mantenere l’esistenza di un mondo comune, che comprende – come dice Hannah Arendt – coloro che sono vissuti prima di noi e coloro che vivranno dopo di noi».

Mario  Perniola

Mario Perniola: “Facebook può trasformarsi in un cimitero ecumenico e globale”