DAL CUORE DELLA CARNE ALLA PERIFERIA DELL’OCCHIO, APPROCCI PER UNA NUOVA MAPPATURA DEL MONDO: “Dal cuore di Daguerre“ di Luciano Neri

luciano neri
Luciano Neri

Dal cuore di Daguerre di Luciano Neri, Gazebo, Firenze 2001

dal cuoreLa prima raccolta di Neri (poeta genovese, classe 1970), edita da Gazebo nel 2001, appare, a un primo impatto, come un’operazione equilibrata, intelligente nel seguire le tracce delineate da alcuni dei maggiori poeti delle generazioni appena precedenti, ma già scaltrita nel proporre tematiche di pensiero (soprattutto francese) contemporanee. Questa matassa eteroreferenziale si dipana fluidamente componimento dopo componimento per l’intera durata del nucleo principale del libro, visto che, per stessa dichiarazione dell’autore, la seconda sezione (Notizie dalla Haven) rappresenta una breve appendice d’attraversamento che condurrà alla successiva operazione poetica.
La presente raccolta è inaugurata da una piccola composizione, logisticamente posta a introdurre coordinate definite, maturate nel confronto con i propri riferimenti: «ma pensare ora a come muoversi lungo il ricordo / di un corpo che diviene un altrui, la tappezzeria – / sia di una casa, sia di una lampada/ o di una pulsantiera – / esige matasse di filo, aghi e spilli / (per ricucirne l’infinita biancheria) – / una più meticolosa mappatura, più costosa / quanto più è alto il numero dei respiri e degli umani / che l’hanno abitata» (p. 9). Osservando attentamente, mi accorgo di come il dettato segua molto da vicino l’andatura della prima raccolta magrelliana (Ora serrata retinae) e penso in particolare a Questo studio è in realtà soltanto, ma la disposizione muta iperbolicamente, troncando in mezzo la volontà introspettiva, frantumando la classica interazione dialettica micro/macro cosmo; mentre in Magrelli agisce un blocco passivo, autoreclusivo, Neri tende ad un’apertura altruistica (oggettuale e carnale) che implica enorme fiducia. La tradizione, dunque, è seguita in vista di un superamento, uno svecchiamento dei rapporti tra individuo e mondo, apertura decisiva verso la disseminazione e l’inclusione, una reale diversificazione identitaria. Il mondo del trentenne Neri si muove verso abbassamenti di ruolo, senza per altro scadere in pratiche minimali postmoderniste, e quindi verso una banalizzazione del dato autoriale, verso quella “microcinepresa” che raccoglie e non distingue gli agganci sensoriali, vista e tatto sullo stesso piano ricettivo, adatti a raccogliere esteriorità e non a escludere in funzione di una prospettiva preconcetta. Il mondo nella sua plausibile interezza è accolto, abbracciato “in tutta la banlieu del cuore” (vedi La ville au loin di J. L. Nancy).
Nella seconda sezione, quella di raccordo, l’assimilazione, ciò che Neri intende per mimesis, appare condensata e tutti i riferimenti acquatici manifestano il tentativo di trasporto e una sincera compresenza: «…chi ha nel corpo ormai nato/ l’eleganza che si depone sui fondali/ come ombra di un gesto discreto/ o come credito con il reale» (p. 50), o come in (haven) (p. 52), la traiettoria del pensiero conduce all’essenza stessa della poesia proposta dal poeta genovese: dalla nientificazione del paesaggio, dalla disarticolazione dell’immensa spossatezza identitaria («…della propria identità/ ha smarrito la foresta nera di ogni sua energia»), si passa alla genesi, ad una nascita dal profondo che porta nuovamente, nell’interezza processuale, all’oscillazione della semplice esistenza. Così andranno spiegati i simboli di maternità: «acqua», «mare», «profondo», «donna», «asilo» e la vita si trasforma in incipit infinito, «minuscolo dono». Così la poesia si fa esplosione universale e continua del risaputo ma troppo spesso dimenticato.
Un’ultima segnalazione va alle epigrafi poste ad introdurre le due sezioni del libro. La prima di Bernard Noël ci comunica una scelta preferenziale verso le molteplici prospettive, la seconda di Nick Drake ci trasporta all’assuefazione mimetica e dunque vitale, logica conseguenza di una concreta apertura dispositiva.

Gianluca D’Andrea