Per il fine settimana – Cristiano Poletti suggerisce Mario Benedetti

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Vincent Van Gogh, La panchina di pietra, 1889. Olio su tela, 45 x 51. Museo d’arte di San Paolo, Brasile

Mario Benedetti, da Tersa morte, Mondadori 2013

Il tram a Milano in viale Monte Nero,
eri seduta a guardarlo come guardavi i treni.
Con la bicicletta senza i freni,
dopo il passo di Monte Croce
per andare a Attimis, a Forame,
è stata una fortuna non cadere, sfracellarsi.
Sapevo che c´eri, che eri vicino a guardare
mentre io pensavo, e ti trattenevo.
Come una foglia tra le foglie
eri sulla panchina. C´erano alberi e alberi,
e il tuo viso, il vestito del solito blu.
Madre, persona morta
in viale Monte Nero, sulla strada per Attimis,
per Forame dove sei nata.

(p. 22)


Niente di finto, o falsato. Un soffio, questi versi. Una voce, forgiata dalla solitudine, dice di vedere nuda la vita. La vita della madre, che il poeta trattiene per intero nel dipinto di un ritorno. La trattiene perché dentro quel dipinto ritrova il codice della sua stessa esistenza.
Bastano pochi tratti: una bicicletta, il colore usuale di un vestito.
Guardare è il cuore, ripetuto, di questa poesia. Umili, gli occhi: di fronte hanno il corpo deposto. Il linguaggio è plastico, vuol farci toccare la perdita. Non è idea, è corpo appunto, carne. Con parole che sono sulla pagina (luogo della deposizione) perché non sono, semplicemente non sono più, fuori dalla vita.
Ecco, oltre o prima di ogni stilistica, qui si mostra un corpo a corpo, tra non dire più e doverlo comunque dire: “mentre io pensavo”, la madre c’era, era “vicino a guardare”.
Prima della voce che lo dice, prima del linguaggio, lei come lo sguardo, era (ed è) l’inizio, sempre.

Cristiano Poletti


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Mario Benedetti (foto: Dino Ignani)

Mario Benedetti (Udine, 1955) si è laureato in Lettere con una tesi sull’opera di Carlo Michelstaedter all’Università di Padova, e si è diplomato poi in Estetica presso la Scuola di Perfezionamento della stessa Facoltà universitaria. Nel 1994 si trasferisce a Milano. È stato tra gli animatori della rivista di poesia “Scarto minimo” (1986-1989). Le sue opere poetiche sono: Secoli della primavera (1992), Una terra che non sembra vera (1997), Il parco di Triglav (1999), Borgo con locanda (2000), Umana gloria (2004), Pitture nere su carta (Mondadori, 2008), Tersa morte (2013). Nel 2010 ha pubblicato la raccolta di prose poetiche Materiali di un’identità.

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