Carlo Bordini: una poesia da “I costruttori di vulcani” (Sossella Editore, 2010) – Postille ai testi

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Carlo Bordini (Foto di Dino Ignani)

di Gianluca D’Andrea

Carlo Bordini: una poesia da I costruttori di vulcani (2010)

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Poesia proibita

So di vivere in una bolla
e so che si spaccherà
e l’orrore del mondo la spaccherà prima o poi e vi entrerà dentro
e so che l’orrore del mondo vi entrerà dentro e la spaccherà
ma non sapevo
che l’orrore del mondo
si insinua nella mia mente
e la spacca
prima che l’orrore del mondo
entri nella mia mente


Postilla:

Il luogo della relazione psicotica è il campo della dialettica di matrice occidentale. In questo testo, la “bolla”, la curva sferica, è il riparo di una perfezione da rompersi, già rotta (vedi il concetto di sfera che è alla base del pensiero di Peter Sloterdijk). Solo da questa “spaccatura” concettuale, il mondo può “insinuarsi” nel soggetto, ma si tratta di un’inserzione devastante. A complicare la relazione è il fatto stesso di essere immersi nella dialettica interno/esterno che risulta essere un’illusione, l’ultima: essere un soggetto capace di estraniarsi dal contesto e modificarlo, quando già la modifica – la metamorfosi – è sempre in atto. Le iterazioni contribuiscono a formare l’atmosfera del bisticcio che, aderendo al contenuto, rinnova la volontà agonistica dello stesso soggetto in perdita, in caduta libera nella, a questo punto, fasulla “bolla” esclusiva. La struttura vorticosa rappresenta ironicamente il teatro di una relazione inesistente, e per questo a-dialettica. Scompare il soggetto, scompare il mondo, il che equivale a dire: scompaiano il soggetto e il suo mondo, il circolo vizioso della relazione, la sua immane ipocrisia.

Un pensiero su “Carlo Bordini: una poesia da “I costruttori di vulcani” (Sossella Editore, 2010) – Postille ai testi

  1. Il ripetere ossessivo di ciò che sarà appare come l’unico appiglio al reale, a se stessi; un molo in mezzo alla marea, ad una bolla molle che oscura ma protegge

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