Nothing that is not there and the nothing that is

2025 – Neofascismi – Gli uomini vuoti

Gli uomini vuoti

«Il nazismo non riassume in sé l’Occidente, e non ne rappresenta il necessario compimento. Ma non è possibile disfarsene né come di una aberrazione, né come di un errore catastrofico del passato. La sicurezza fondata sulle certezze della morale e della democrazia, non solo non garantisce nulla, ma ci espone al rischio di assistere al ritorno di ciò che non è stato un mero incidente della storia. Un’analisi del nazismo non può mai essere concepita come un semplice dossier d’accusa, quanto piuttosto come un frammento di una generale de-costruzione della storia da cui proveniamo».

“Tra gli anni Settanta e Ottanta, la Guerra fredda era una competizione tecnologica per il consumo visibile di beni attraenti nel mondo reale. I Paesi del Nord America e dell’Europa occidentale si trovavano allora in netto vantaggio, e nel 1991 l’Unione Sovietica andò incontro al collasso. Tra il primo e il secondo decennio del XXI secolo, però, con l’ingresso nella maggior parte delle case americane (ma non in quelle russe) di una internet non regolamentata, il rapporto tra tecnologia e vita venne a cambiare, provocando uno spostamento negli equilibri di potere. Nel 2016, l’americano medio passava più di dieci ore al giorno davanti agli schermi, e soprattutto davanti ad apparecchi connessi a internet. In The Hollow Men (Gli uomini vuoti), T. S. Eliot scrisse che «Fra l’idea / E la realtà / Fra il movimento / E l’atto / Scende l’ombra». Nell’America degli anni Duemiladieci, l’ombra era internet che separava le persone da ciò che pensavano di fare. Nel 2016, la tecnologia non faceva più sì che la società americana sembrasse migliore agli occhi del mondo esterno, ma permetteva di guardare meglio all’interno della società americana stessa e nelle menti dei singoli americani.”

“In 1984 di George Orwell, il protagonista si sente dire: «Tu sarai vuoto. Ti spremeremo fino a quando tu non sarai completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi». Negli anni Duemiladieci, la competizione non verteva attorno a degli oggetti fisici consumabili, come durante la Guerra fredda, ma a degli stati psicologici che potevano essere generati nella mente. L’economia russa non doveva produrre – e, di fatto, non ha prodotto – qualcosa che avesse un qualche valore materiale; i politici russi non dovevano far altro che usare le tecnologie create da altri per alterare gli stati mentali, e questo è esattamente ciò che hanno fatto. Dopo che la competizione si era spostata sulla manipolazione invisibile delle personalità, non è una sorpresa che la Russia abbia vinto.”

“Spero che le mie figlie non debbano vivere la vita che sto vivendo io: sempre nel timore della violenza”.

2022: non si può cedere a Mosca. Secondo Oleksandr Ivanov, a guida del Movimento contro la capitolazione, la società civile in Ucraina “ha un’influenza maggiore sulla politica rispetto ai partiti politici veri e propri”. Questo significa che “firmare compromessi è una garanzia per avere proteste”. Tradotto: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky deve prestare attenzione sia alla minaccia esterna, i carri armati russi, sia a quella interna, i destabilizzatori nazionalisti. E, nelle parole di Huymenko, i politici di Kiev “temono più il popolo ucraino che l’esercito russo”. Dal canto suo, Zelensky aveva accusato Ascia democratica di un tentato colpo di Stato in autunno, ma l’attacco ordinato da Putin ha rimescolato tutte le carte in tavola.

“Per chiudere, è importante conoscere il significato che la propaganda russa attribuisce agli aggettivi fascista e nazista, intorno alla guerra in Ucraina. Li usa spesso come sinonimi, con un significato più vicino a nazionalista. Il regime di Putin chiama fascisti gli ucraini che si oppongono al predominio russo: eppure, in Ucraina non vi sono fascisti, nel senso che questa parola ha in Occidente. Questa metamorfosi del termine fascista, nel linguaggio politico russo, è un’eredità del periodo sovietico: in Unione sovietica era «fascista» (o «nazista») tutto ciò che si opponeva al comunismo, perciò al dominio culturale e politico dell’URSS e della lingua russa”.

Lascia un commento