
Loto
“La decadenza delle lotte per l’emancipazione collettiva porta con sé frutti velenosi”, d’altronde non c’è alcun nome privo di oggetto, “il sovranismo arriva dopo un lungo processo di trasformazione e decomposizione delle tradizionali culture politiche democratiche e repubblicane”.
Nei giorni scorsi video girati nei pochi centri medici ancora operativi mostrano medici costretti ad amputare arti a bambini e adulti senza anestesia, perché non ce n’è e da quasi tre settimane Israele impedisce l’ingresso di qualsiasi aiuto umanitario, medico e alimentare. Di stragi se ne sono registrate ovunque, da nord a sud.
A Khan Younis una neonata di appena 25 giorni, Ella Osama Abu Dagga, è stata trovata viva dopo che un raid israeliano ha colpito la casa dove la sua famiglia aveva cercato rifugio: «È rimasta tra le macerie per ore, dall’alba. Strillava, piangeva», racconta un soccorritore. I genitori sono morti.
“Vedi, è il grande inferno, chiamato di nome il Terribilissimo”, “prima dell’apparizione del male o immediatamente dopo, giova percorrere il cammino che porta alla guarigione”.
Loto sdentato in balìa della violenza che si autogenera
nel gioco dell’organizzazione produttiva, fermento contrapposto
alle istanze sovrane che esercitano la loro sovranità omogenea,
loto molteplice e variabile che fai della carità il bene, della trasformazione
l’essere, dell’autorità adattamento, dell’oppressione liberazione,
loto dissociato da ogni forma costrittiva, disintegrato e per questo luminoso,
loto il cui luogo si conferma da sé infinitamente nel suo equilibrio instabile,
con la tua forma impossibile da studiare accessibile a chi sente ma inassimilabile
con la tua forma sdentata e indecisa, indecidibile, niente da niente, bellissimo.

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