Diario – Autunno: 22) Per eccessiva maturazione

Michail Aleksandrovič Vrubel’, Hänsel e Gretel (1896)
Concerto doppio in C Minor, HWV deest: II. Allegro · Dorothee Oberlinger · Georg Friedrich Händel · Makiko Kurabayashi

Diario – Autunno: 22) Per eccessiva maturazione

In settembre l’aria è ancora greve, il mondo pare appesantirsi e corrugarsi in meandri pastosi. Sotto il cielo e la terra cunicoli, labirinti di vasi cribrosi attraversati da masse di cimici e cocciniglie. Il pesciolino d’argento fluttua nei recessi della dimora zuccherina, il suo paradiso sinantropico ricco di amidi, la sua Hänsel und Gretel Haus. E così, «per decadimento, per eccessiva maturazione, per marciume» (J. Didion, A Sud e a Ovest – Pagine da un diario), per enfiagione prende avvio la fine. Siamo dentro l’origine della decadenza. Ogni esordio, per quanto appariscente, presenta sempre «un mondo che casca a pezzi senza saperlo» (B. Traven, La nave morta), così anche l’autunno incipiente con i suoi calori tardivi e troppo umani, mascherava un benessere apparente, mentre a incombere era qualcosa di inimmaginabile.
Entrare e uscire di casa, camminare tra le vie lineari e i parchi, tra filari di tigli e platani, immersi nei residui d’ombra di pioppi e ippocastani, così passavano i giorni, sgranati come grappoli in attesa di una consumazione definitiva. E invece sempre temporanea, rigenerabile come la forma delle nubi prima di ogni catastrofe, come la piega del lenzuolo al mattino dopo una notte condizionata da incubi e posture inadeguate. La sorte e galassie immaginate ci rendevano estranei a noi stessi nei passi consueti, nelle abitudini primarie che producevano erosioni primarie, abrasioni della terra, assenze senza affanno, dimore senza storia, sonnolenze suburbane, pace di pianura e fermentazione di palude.
Così trascorrevano le ore, le nostre piccole paure e l’urgenza di sapere dove saremmo finiti, dove avremmo lasciato i figli per continuare a lavorare fino alla desiderata consumazione – familiare, confidenziale, alienante, ecc.

«E l’esilio, in fin dei conti, è a suo modo un successo».

(I. Brodskij, Dall’esilio)

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