Poesie dall’inizio – 14) Ashbery

In un tempo senza tempo, senza più confini tra il “prima e il dopo”, Ashbery si confronta con una nuova identità. Nella paura e nel ritorno costante di un’aria che si vorrebbe libera, la poesia è il tentativo di esorcizzare la solitudine (anche se, “alla fine serale / del sentiero”, si trova “un altro me stesso”). In questo senso di smarrimento che spera in extremis un riconoscimento, “il silenzio è l’ultima parola”.

Gianluca


Poesie dall’inizio – 14) Ashbery

ashbery

Paura della morte

Cos’è che mi succede
ed è come sono diventato?
Non c’è uno stato libero dalla frontiera di delimitazione
fra il prima e il dopo? La finestra è aperta oggi

E l’aria vi irrompe con note di pianoforte
nelle gonne, come a voler dire: «Guarda, John,
ho portato queste e queste» – cioè,
alcune di Beethoven, altre di Brahms,

alcune gemme di Poulenc… Sì,
sta di nuovo libera l’aria e deve continuare a ritornare
perché è tutto quanto possa fare.
Voglio restare con essa per la paura

che mi trattiene dal fare certi scalini,
dal bussare a certe porte, paura di invecchiare
da solo e di non trovare nessuno alla fine serale
del sentiero se non un altro me stesso

che accenna col capo un brusco saluto «Ebbene, te la sei presa comoda,
ma ora siamo di nuovo insieme, che è quel che conta».
Aria nel mio sentiero, questo potresti accorciarlo,
ma la brezza è caduta, e il silenzio è l’ultima parola.

(John Ashbery, Autoritratto in uno specchio convesso, Milano, 1983, traduz. di Aldo Busi)

*

Fear of Death

What is it now with me
And is it as I have become?
Is there no state free from the boundary lines
Of before and after? The window I open today

And the air pours in with piano notes
In its skirts, as though to say, «Look, John,
I’ve brought these and these» – that is,
A few Beethovens, some Brahamses,

A few choice Poulenc notes. – Yes,
It is being free again, the air, it has to keep coming back
Because that’s all it’s good for.
I want to stay with it out of fear

That keeps me from walking up certain steps,
Knocking at certain doors, fear of growing old
Alone, and of finding no one at the evening end
Of the path except another myself

Nodding a curt greeting: «Well, you’ve been awhile
But now we’re back together, which is what counts».
Air in my path, you could shorten this,
But the breeze has dropped, and silence is the last word.

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