Poesie dall’inizio – 13) Annino

In un linguaggio visionario e dalle referenze fluide, “trasformanti”, Annino ci dice della Fine e di una Storia ormai “rotta”. Dalle relazioni frante, dalle macerie sembra stagliarsi un mondo chiuso e recluso e “staccato” dagli esseri umani, dal senso.

Gianluca


Poesie dall’inizio – 13) Annino

annino

L’era del Catrame

Non c’era senso in quel che diceva,
trattava le frasi come il muso del cane,
lo guardava scalciare tra le mani;
sbavando, dalle parole. Lui
sentiva (di spalle magari), ma
la logica l’aveva gratis. Si trattava
d’addio. Doveva capire presto,
ché scioglie l’acetone tutto. Ecco,
lei rompeva l’essenza del cane,
lo scollava, attenzione, lo rendeva
una foto. Per lui fu il muto
mondo che gli cadde sopra, come
stendessero catrame. Allora
era questa, la Fine! Una specie
d’orario. Perché la Storia s’è rotta oramai
sugli esseri umani; non incolla più
nessuno a un’altra persona. Mica
c’entravano loro né il cane, poteva starci
la palla del mondo, lì, o una bomba,
la divergenza dei poli. Era uno
staccarsi universale, e li chiudeva
il catrame, Già per le scale sentiva l’asfalto
asciugarsi.

(Cristina Annino, Anatomie in fuga, Roma, 2016)

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