Poesie dall’inizio – 11) Plath

Ed è sulla scia della trasformazione che Lettera in novembre si apre. Apre il suo sguardo immaginifico al mondo, non ne dimentica la violenza, intimando una riflessione necessaria nella dialettica perenne tra creazione e distruzione/ amore e morte.

Gianluca


Poesie dall’inizio – 11) Plath

plath

Lettera in novembre

Amore, il mondo
d’un tratto volge, muta colore. La luce
del lampione alle nove di mattina si frange
oltre ai baccelli coda-di-topo del laburno.
È l’Artico,

questo piccolo cerchio
nero, con le sue erbe di seta fulve—-capelli di neonato.
C’è un verde nell’aria,
tenero, delizioso.
Mi protegge amorosamente.

Sono arrossata e calda.
Credo quasi di essere enorme.
Sono stupidamente felice,
i miei stivali di gomma
sciaguattano su e giù nel rosso stupendo.

Questa è la mia proprietà.
Due volte al giorno
la percorro, annusando
il barbaro agrifoglio con i suoi smerli
verdeazzurri, ferro puro,

e il muro di antichi cadaveri.
Li amo.
Li amo come storia.
Le mele sono dorate,
pensa—-

I miei settanta alberi
che reggono i loro globi rosso oro
in una densa e grigia zuppa di morte,
i loro milioni
di foglie d’oro metalliche che trattengono il fiato.

O amore, o casto.
Nessuno eccetto me
cammina in questo bagnato che arriva alla cintura.
Gli insostituibili
ori sanguinano e scuriscono, le bocche delle Termopili.

(Sylvia Plath, Poesie, Milano, 2004, traduz. di Anna Ravano)

*

Letter in November

Love, the world
Suddenly turns, turns color. The streetlight
Splits through the rat’s tail
Pods of the laburnum at nine in the morning.
It is the Arctic,

This little black
Circle, with its tawn silk grasses—-babies hair.
There is a green in the air,
Soft, delectable.
It cushions me lovingly.

I am flushed and warm.
I think I may be enormous,
I am so stupidly happy,
My Wellingtons
Squelching and squelching through the beautiful red.

This is my property.
Two times a day
I pace it, sniffing
The barbarous holly with its viridian
Scallops, pure iron,

And the wall of the odd corpses.
I love them.
I love them like history.
The apples are golden,
Imagine it—-

My seventy trees
Holding their gold-ruddy balls
In a thick gray death-soup,
Their million
Gold leaves metal and breathless.

O love, O celibate.
Nobody but me
Walks the waist high wet.
The irreplaceable
Golds bleed and deepen, the mouths of Thermopylae.

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