Dall’inizio (Italo Testa)

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Italo Testa (Foto di Dino Ignani)

Su L’Estroverso Italo Testa per la rubrica Dall’inizio. Di seguito un estratto.

Luce d’ailanto
Fotocommento interlineare

Nel X Quaderno Italiano di Poesia di Poesia Contemporanea (Marcos y Marcos, 2010) compariva una mia silloge, Luce d’ailanto, contenente al suo interno una sequenza che successivamente si sarebbe annidata al centro della raccolta L’indifferenza naturale (Marcos y Marcos, 2018).

# 1

ailanti, alle vostre falci piego il capo,
a voi, ovunque arborescenti, ailanti
nel brillio del mattino mi consegno:
vi lascio correre sui bordi incolti
dietro le massicciate, addosso ai muri:
e nel trapestio dei pensieri, infestanti
mi confondete ai fiori, miei ailanti

# 2

ovunque insinuanti, lame
falci verdi degli ailanti
improvvise tra i carrubi
ondeggianti, nell’aria
risalendo le terrazze
vegetali epidemie
flessuosi, infidi ailanti
dinanzi a voi, ritrovati
alle svolte del sentiero
come germi, soffocanti
riemersi dal pensiero

# 3

ailanti, verdi muse,
voi germi di un’estate
che trabocca dai parchi,
versati nel costato
delle muraglie, ailanti,
lance bronzee
su strade spoglie,
arbusti intrusi
delle boscaglie
sempre in agguato
tra le siepi ordinate
celati, flessuosi
nei bei giardini,
coi rami agili
ailanti clandestini

# 4

selvatici ailanti
ospiti invadenti
delle sterpaglie,
voi dolci, minacciosi
appostati sui greti
tra le ripe, in attesa
attorti ai tralicci,
fitti e sinuosi
tramanti nell’aria,
ailanti luminosi

# 5

ailanti, ora che senza voi le gemme
incrudeliscono, e agguanta gli occhi
la vostra assenza, nel verde esploso,
sui bordi scoscesi delle strade
dov’è la ridondanza delle lame,
lo sciame che rigurgita dai fossi,
ancora spogli quando avanza il niente
nell’aria più lucida, e più demente.

 

Rielaborate a più riprese tra il 2003 e il 2009, queste strofe per ailanti erano accompagnate, già nella nota d’autore della prima versione, da un paratesto che in qualche modo mimava e eludeva l’autocommento:

Ailanthus altissima, chiamato comunemente albero del cielo, albero del paradiso, albero del sole, ailanto della Cina, è un albero originario dell’Asia centromeridionale e dell’Australia e può raggiungere altezze poco superiori ai 25 m: molto ramificato, con numerosi polloni basali, fusto dritto, slanciato e regolare, corteccia grigio-brunastra con strette screpolate longitudinali più pallide, chioma elegante, largamente colonnare, sostenuta da rami ombrellati e foglie imparipennate. I fiori, riuniti in infiorescenze a pannocchia o a spiga, sono di colore bianco-giallo, bisessuali e unisessuali. Introdotto in Europa nel ‘700 come pianta da giardino, è sfuggito un po’ ovunque, dall’Inghilterra all’Europa mediterranea e nordica, agli Stati Uniti d’America. S’inselvatichisce facilmente, in particolare nelle zone periurbane, formando popolamenti densi che soppiantano la vegetazione indigena, infestando scarpate, incolti, bordi stradali, ruderi, macerie, muri abbandonati, stazioni e linee ferroviarie, aree industriali, margini forestali. La corteccia e le foglie possono provocare forti irritazioni cutanee e, nei paesi occidentali, generare ossessioni negli autoctoni.

Dopo la composizione della sequenza, ho iniziato a raccogliere una serie di scatti con il telefonino, che nel tempo sono andati a costituire un ampio archivio personale di immagini di ailanti nel paesaggio italiano ed europeo. Non c’era un progetto o un’intenzione precisa alle spalle, se non la percezione che la sequenza degli ailanti non fosse conclusa e quel discorso fosse ancora aperto, interessato da una metamorfosi di cui non mi era chiara la logica ma che mi catturava e che valeva la pena lasciar correre. Se c’è un aspetto documentaristico, in questo archivio che di recente ho preso a sistemare per un prossimo libro di saggi (Valigie Rosse, 2020),  mi rendo ora conto che ad esso non è tuttavia estranea l’esigenza di commentare le strofe per ailanti. Luce d’ailanto è forse la sequenza poetica di cui, negli ultimi anni, mi è capitato più spesso di parlare e scrivere in pubblico in varie occasioni. Tuttavia sempre avvertendo che, per esporlo, fosse necessario un altro registro. Seguirò quindi l’ipotesi che quella raccolta d’immagini sia anche una sorta di commento iconico. Se così fosse, questo potrebbe essere un autocommento interlineare alla prima strofa:

# 1

ailanti, alle vostre falci piego il capo,

ailanti

 

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