Poeta in cammino. Gianluca D’Andrea, o dell’orizzonte futuro della stasi – Riflessione di Lorenzo Mari su alcuni miei inediti – Argo

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Poeta in cammino. In via del tutto provvisoria, si potrebbe definire così il percorso di Gianluca D’Andrea, e non soltanto, banalmente, a partire dall’hashtag che l’autore stesso utilizza nella comunicazione social. È la sua scrittura a camminare, senza cadere nelle stucchevoli retoriche che sono spesso appiccicate al mantra del ‘camminare’ e tentando invece di delineare un percorso che da individuale si faccia condiviso. Tenendo bene a mente, anche, ed esercitando il respiro – momento fondante, al di là di ogni mistica, della scrittura poetica – insieme alle facoltà motorie. Una fase particolare del suo percorso si può adesso facilmente tracciare in un percorso che va dal Transito all’ombra, pubblicato per Marcos y Marcos nel 2016, alla stasi che emerge con grande frequenza nelle sue sequenze inedite (non solo qui, ma anche qui e qui). Anche in Present – testo d’apertura di questa sequenza, dove il presente riverbera nella presenza, ma anche nella necessità di mostrare, tramite l’apocope, una mutilazione, o sopraggiunta mancanza, di entrambi i termini – si può leggere: “Contiamo ogni vent’anni e siamo nella stasi”, un verso che rivela un’ulteriore direzione presa dalla scrittura di D’Andrea. Come hanno rilevato sia Stefano Modeo sia Antonio Devicienti nelle loro precedenti letture, infatti, la poesia di Gianluca D’Andrea si sta sempre di più confrontando con il suo poter fare e disfare la storia, senza per questo indulgere in semplificazioni cronachistiche o nella gergalità ideologico-politica della denuncia più spicciola. A questo proposito, si è parlato di un confronto con il mito, ad esempio in questo carteggio che ha coinvolto D’Andrea, Tommaso Di Dio e anche chi scrive; in questa sequenza, tuttavia, è presente anche un testo, Dentro l’abisso, che si chiude con la parola “reversibile”, quasi a rammentare, a contrappunto, la Reversibilità fortiniana, e la sua nota domanda: “Ma per noi, / per noi che poco da vivere ci resta, / che cosa sono l’Asia immensa, il tuono / dei popoli e i meravigliosi nomi / degli eventi, se non figure, simboli /dei desideri immutabili, dolorosi?”.

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*foto dell’autore della serie #incammino

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