LETTURE di Gianluca D’Andrea (34): L’ABITO D’ECCESSO

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Satu Kaikkonen – The Reindeer Act 1 (Fonte: The New Post-literate)

di Gianluca D’Andrea

… onde portai conforme
l’abito fiero…

(Giosuè Carducci, Traversando la Maremma Toscana, in Rime Nuove, 1906, vv. 1-2)

Ma in quale abito ritrovarci, in quale habitus? e in quale eccesso provare a fingere la nostra appartenenza a un valore, a un carattere?
Se «dimani cadrò» (Traversando la Maremma Toscana, cit., v. 11) come riconsiderare la presenza del mondo di un essere sulle difensive, richiuso/recluso nel recinto del suo autoriflesso? in quale lingua o codice riconoscersi?
Ma forse è in un altro sonetto – anche se la disillusione carducciana ha del rivelatorio – la “Premessa” dell’Ipersonetto nel Galateo in Bosco di Zanzotto, che si può rintracciare un indizio:

(Sonetto dello schivarsi e dell’inchinarsi)

Galatei, sparsi enunciati, dulcedini
di giusto a voi, fronde e ombre, egregio codice…
Codice di cui pregno o bosco godi
e abbondi e incombi, in nascite e putredini…

Lasciate ovunque scorrere le redini
intricando e sciogliendo glomi e nodi…
Svischiate ovunque forze e glorie, o modici
bollori d’ingredienti, indici, albedini…

Non più che in brezze ragna, o filigrana
dubbiamente filmata in echi e luci
sia il tuo schivarti, penna, e l’inchinarti…

Non sia peso nei rai che da te emanano
prescrivendo e secando; a te riduci
segno, te stesso, e le tue labili arti…

(Andrea Zanzotto, Il Galateo in Bosco, 1978)

Il codice disperso, la norma o l’ammaestramento sono in un passato di «fronde e ombre», di un esistente (natura, essere) estinto o in sospensione. Come le presunte e paradossalmente martellanti aposiopesi suggeriscono un’evasione contenuta in un plausibile rilancio di senso («egregio codice… / Codice di cui pregno o bosco godi»), così lo stesso senso balugina dalla sua scomparsa.
Il senza «peso» del segno emana comunque raggi – «rai», con tutto il peso dell’arcaismo – di comunicazione. Per quanto «labili», i segni, gli artifici senzienti dell’uomo, concedono non tanto una pienezza di senso quanto l’illusione di un attrito col mondo che è resistenza alla sua fine.

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