jouve
Pierre Jean Jouve

di Gianluca D’Andrea

Pierre Jean Jouve: una poesia da Inno (1947)

jouve poesie

Fin du monde

Le poète a toujours
Au cœur d’immenses murs
Couverts de signes
Quand les villes partout
Voient crouler leur amour
Sous toi dispensateur

De déserts. Il verra
S’effacer tous les signes
Tu ne veux à ces murs
Que la légère odeur
Du vide et la douleur
Qui sépare à jamais
Etre néant et signe.

*

Fine del mondo

Il poeta ha sempre in cuore
Immensi muri
Ricoperti di segni
Mentre i paesaggi urbani
Sotto i tuoi colpi assistono
Al crollo dell’amore
O dispensatore

Di deserti! Ogni segno
Sparirà al suo sguardo,
Tu non vuoi sui muri
Che l’odore lieve
Del vuoto
E del dolore
Che separa
Per sempre
Il segno e il nulla.

(Trad. Nelo Risi)


Postilla:

Nella separazione si muove la comparsa chiamata “uomo”. Come in questa bellissima poesia di Pierre Jean Jouve, in cui si parla della fine e della scissione inarginabile tra segno e mondo. L’explicit è chiaro, ad essere separati sono «il segno e il nulla». Se poi si legge l’originale, l’ultimo verso dice «etre néant et signe», cioè “essere niente” che, per quanto possa apparire moralistico, è comunque più pregnante del “semplice” nulla. Sì, “essere niente” è il tutto, cioè la presenza dell’essere col suo “niente” a perseguitarlo in ogni azione, nella sua necessità di produrre “segni”. E, infatti, il testo si apre con «immenses murs» dentro il cuore del poeta che, per quanto si ostini a “ricoprirli di segni”, si “desertificano” in una cancellazione superiore che non ha alcun bisogno di tracce. Questa cancellazione superiore è il tempo, quello quotidiano della nostra scomparsa – anche se in Jouve è avvenuto un riavvicinamento al cattolicesimo, dovrà essere letto in funzione di una necessità sovrastante l’uomo, la scrittura, la traccia, senza altre implicazioni “immateriali”.
Il tempo, dicevamo, non è altro che la finzione di una volontà soggettiva che capta il suo “essere niente” e che aspira all’«odore lieve / Del vuoto e del dolore», pur sentendo il trasporto e la necessità di segnalare anche solo il “vuoto” di un’assenza che fonda la nostra presenza.

Una risposta

  1. Avatar Arturo Croci

    Grazie Gianluca, analisi profonda di un componimento di un grande poeta e scrittore che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto. Viva la vita – Arturo Croci

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