Recensione di Matteo Bianchi su Transito all’ombra (Atelier online, 10 novembre 2016)

MATTEO BIANCHI LEGGE “TRANSITO ALL’OMBRA” DI GIANLUCA D’ANDREA

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La speranza obliqua

La poesia di Gianluca D’Andrea è un esperimento. La sua ultima raccolta poetica Transito all’ombra è costruita su una struttura portante ben definita e dalla grande importanza simbolica. Il numero ricorrente è il 14: la prima parte Storia, i ricordi sommata al primo dittico dà proprio 14, così come Immagini, i ricordi e la parte Era nel racconto insieme a Zone recintate. Il numero ha a che fare con la vita privata del poeta: è proprio a 14 anni che comincia a scrivere poesie. La struttura e le sue fondamenta sembrano ben salde, ricordano una sinfonia mozartiana per la sua soavità e leggerezza. Ma ecco, con un colpo di vento, la dissonanza che fa diventare la musica atonale: l’ultima parte della raccolta Notturni, pensieri nati sul balcone di casa del poeta a Treviglio nelle notti insonni, è rappresentato dal numero 7. Il palazzo costruito da D’Andrea sembra improvvisamente crollare, il terreno sotto i piedi sdrucciolevole e le certezze venire meno. E’ proprio in questa dissonanza, in questo deserto del reale che nascono le poesie di Transito all’ombra.

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