Nelly Sachs: una poesia da “Poesie (Einaudi, 2006) – Postille ai testi

nelly sachs
Nelly Sachs –FOTO: DPA

di Gianluca D’Andrea

Nelly Sachs: una poesia da Le stelle si oscurano (2006)

ppoesie sachs

Schmetterling

Welch schönes Jenseits
ist in deinen Staub gemalt.
Durch den Flammenkern der Erde,
durch ihre steinerne Schale
wurdest du gereicht,
Abschiedswebe in der Vergänglichkeiten Maß.

Schmetterling
aller Wesen gute Nacht!
Die Gewichte von Leben und Tod
senken sich mit deinen Flügeln
auf die Rose nieder
die mit dem heimwärts reifenden Licht welkt.

Welch schönes Jenseits
ist in deinen Staub gemalt.
Welch Königszeichen
im Geheimnis der Luft.

*

Farfalla

Un altro mondo
è dipinto nella tua polvere.
Attraverso il nucleo infuocato della terra
attraverso il suo involucro petroso
sei stata offerta,
trama d’addio nella misura del finito.

Farfalla,
buona notte di tutte le creature!
I pesi della vita e della morte
si calano con le tue ali
sulla rosa
che sfiorisce col maturo rientrare della luce.

Un altro mondo
è dipinto nella tua polvere.
Un segno regale
nel mistero dell’aria.

(Traduzione di Ida Porena)


Postilla:

La luce “appassita” della rosa, del nome che si piega ai «pesi della vita e della morte». A un passo dalla fine, la parola aggredisce il reale e dalla “polvere” emerge l’immagine di un nuovo inizio, l’indizio di un mistero che si ripete, ma resta incomprensibile, lanciato verso una referenza inappropriabile – «im Geheimnis der Luft». “Un altro mondo”, un oltre-mondo, dall’oltretomba intraducibile in cui fine e inizio si incrociano e complicano la relazione segno/reale, la cui mutazione, d’altronde, esplicita il simbolo e rende concreto un passaggio definitivo: la maturazione della farfalla (il suo passaggio da crisalide a stadio finale di un’evoluzione) è il crepuscolo della significazione dell’oltre. Tutto ritorna finito – ed è, infatti, il finito a calarsi sulla rosa/simbolo – dicendo addio alle altezze sideree una volta raggiungibili dalla presunzione dal segno: «aller Wesen gute Nacht!». Il creaturale si estingue e allo stesso tempo riappare una speranza, un desiderio umile di redenzione nella disillusione che la “regalità del segno” («Königszeichen») possa ancora cogliere il mistero nascosto sotto “l’aria” della parola. Se un patto è ancora plausibile, tra uomo e mondo, soggetto e alterità, può palesarsi solo nella constatazione della mutazione – e nella libertà ad essa sottesa –  che certifica l’impossibilità di un senso definitivo, assertorio.

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