Gregory Corso: una poesia da “Gasoline” (minimum fax, 2015) – Postille ai testi

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Gregory Corso (Foto: SIPA PRESS)

di Gianluca D’Andrea

Gregory Corso: una poesia da Gasoline (2015)

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12 Ash St. Place

That house is a ghost of pretty things;
like to the solitaire of a bird
a natural pity broods there.

There’s an old man who always sits by candlelight.
I can see his hands move
dripping colors, crushed ones
like pressed flowers dropped from a book.

I passed his window one day;
got a closer look at him
…he must have been a hundred years old!
I asked him if he thought it would rain,
he said: – No – and dripped a purple color on my hand.

Walking away,
I told him I didn’t think that was nice of him
…because the color burned.

*

Al 12 di Ash Street

Quella casa è uno spettro di cose graziose;
simile al solitario di un uccello
vi alberga una naturale pietà.

C’è un vecchio sempre seduto a lume di candela.
Vedo muoversi le sue mani
sgocciare colori, sbriciolati
come fiori secchi caduti da un libro.

Un giorno sono passato sotto la sua finestra;
l’ho visto un po’ più da vicino
…doveva avere cent’anni!
Gli ho chiesto se secondo lui avrebbe piovuto,
ha risposto: «No» e mi ha fatto sgocciare del viola sulla mano.

Allontanandomi,
gli ho detto che non mi era sembrato cortese
…perché il colore scottava.

(Trad. di Damiano Abeni)


Postilla:

Il luogo reale è lo spostamento istintivo su una visione totale. Una specie di ipallage testuale, cioè un’allucinazione. Infatti ad essere trasposta è la percezione del mondo. C’è “quella casa” particolare ma è istantaneamente proiezione, lo “spettro” visuale, di qualcosa che va oltre. La nostalgia per la “casa” – un mondo – che va scomparendo stimola la curiosità del passante, il soggetto che vive ai margini del vecchio mondo, non importa se disorientato nel suo attraversamento. Chiedere al “vecchio di cent’anni” informazioni sul tempo atmosferico è il modo “comune” per rassicurarsi sul futuro oltre che il luogo comune per attivare un dialogo. La banalità della domanda stride col dono brutale insito nella risposta. Non è tanto la semplice negazione quanto l’attrito e il disagio che ne risulta. Non ci sarà peggioramento perché la scoperta del futuro è dentro l’esperienza; scottarsi – infatti il soggetto si brucia con un colore “spettrale”, il viola del futuro di rimbaudiana memoria – con l’ombra (il vecchio vive a lume di candela) del passato che “sgoccia” colori “sbriciolati e secchi” significa raccogliere brandelli dallo stesso passato, per niente “nice” ma doloroso. Non importa il mutamento edificante ma la constatazione della fine avvenuta di ogni riscatto: esaurito Dickens fiorisce Rimbaud, che nella versione americana vuol dire da Whitman alla Beat Generation.

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