Yang Lian: una poesia da “Dove si ferma il mare” (Scheiwiller, Milano 2004) – Postille ai testi

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Yang Lian (Foto: Angelika Leuchter)

di Gianluca D’Andrea

Yang Lian: una poesia da Dove si ferma il mare (2004)

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Casa come ombra

quella è la tua casa casa come ombra
edificio che sul prato allarga il crepuscolo
i canti degli uccelli vengono abbattuti dal cielole lingue delicate delle foglie
discutono di nuovo della stanca tempesta
anche l’ombra è stancaciechi messi in fila
cadono ignari nel precipizio

quella è la tua casacasa senza te
tu sei dovuto come il debito di un incubo
un topo balza sul pavimento si ammala e scivola
topo come ombra
il volto sempre più scuro
bocca color di rosa– –apre a morsi la porta dell’elegia
quando il giorno muore tu vai ad abitare in una candela marcia

afona come quattro pareti che simulano la vita
la luce cavalca la più fragile delle pietre infiltrata sotto terra
si infiltra dentro tel’ombra come padrone
entusiasta apre il balcone della notteammira quel paesaggio
un altro gatto selvatico va a caccia della sua stessa paura
un’altra testaviene conclusa da chiodi conficcati nelle stelle
un bianco argento come erbacce
le tenebre paralizzate torreggiano
cancellano il tu di un anno che un giorno invecchierà
come la spaventosa luce lunarecancella questa terra vuota

(Trad. di Claudia Pozzana)


Postilla:

Casa come ombra è il racconto contratto di un esilio. Tutto si sposta per creare collegamenti vasti, nel tentativo di abbracciare un luogo ignoto. Ad essere coinvolti, infatti, sono tutti gli elementi di un paesaggio che la casa circondano. La comunicazione è attenta a non tralasciare nulla del reale, per questo si muove per associazioni – quasi illogiche per le lingue occidentali – e non esclude il soggetto con la sua potenzialità “deformante”, non esclude lo stesso linguaggio (che da quel soggetto deriva), con le sue necessità “astrattive”.
L’irradiazione dell’ombra sulle cose sembra rappresentare l’angoscia del nomadismo (nel caso di Yang Lian, imposto da un regime politico) e la “forzatura”, quasi, per trovare confidenza nei luoghi ignoti: «quella è la tua casa  casa come ombra», «quella è la tua casa  casa senza te».
Gli accostamenti, apparentemente arditi e di non facile accesso, lavorano sulla “medietas” e sull’oscillazione, per cui il senso è suscitato, non colto. Il poeta ci indica le direzioni dell’ombra in quell’estratto di mondo in cui si trova ad essere in un tempo determinato. Prima che tutto dilegui: la luce nascosta sottoterra subisce trasformazioni fino a divenire l’ultima, «spaventosa luce lunare», che cancella la “visione reale”, il quadro spalancato per un attimo, portando con sé il soggetto, destinato alla vecchiaia, all’attraversamento, alla scomparsa. Luogo e soggetto si uniscono nel movimento della dissolvenza – nell’ombra. Il messaggio è univoco, adesso, e ci parla del costante attraversamento, di un inizio che non è origine e di una fine che non è scopo. Sapienza della poesia cinese.

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