Edoardo Cacciatore: una poesia da “Il discorso a meraviglia”, (Einaudi, 1996) – Postille ai testi

cacciatore
Edoardo Cacciatore

di Gianluca D’Andrea

Edoardo Cacciatore: una poesia da Il discorso a meraviglia (1996)

il discorso

Qui quindi è dappertutto

Parlaci di ieri raccontaci la gita
Ma nemmeno tu stesso ti stai più a sentire
Perché insiste a trovare una via d’uscita
Il corpo il medesimo per modo di dire
Sazio in pelle in pelle in fondo famelico
Le stagioni il cerchio labile al centro è l’anno
Gonfio di sesso ubriaco di amore angelico
È già gli avversari che lui diverranno
Le cose ancora in mano già una diceria
Perché insisti a cercare una via d’uscita
Non stai chiuso in una platea o in galleria
Sei negli occhi dentro agli orecchi della vita
———Sei un altro da quello che provammo ieri
———Chi può testimoniare dove in realtà eri.


Postilla:

«Sei un altro da quello che provammo ieri/ Chi può testimoniare dove in realtà eri». I grandi temi novecenteschi dell’identità e del tempo formano una sola domanda nel testo di Cacciatore. La disillusione scandita nel disorientamento, i termini si fanno interscambiabili, «Le stagioni il cerchio labile al centro è l’anno/ Gonfio di sesso ubriaco di amore angelico», la commistione ossimorica è non solo la sottomissione al dato ineluttabile di uno squilibrio di prospettiva, ma anche l’ultimo tentativo di abbracciare il tutto in un quadro complessivo. All’origine della “visione” la constatazione di una rinuncia: «Perché insisti a cercare una via d’uscita», un mantra che risuona e monitora la forzatura, l’autoconvincimento, che cerca di arginare la fuga metafisica. La “fuoriuscita” dalla realtà è solo “diceria” che squilibra e confonde le capacità percettive, «Sei negli occhi dentro agli orecchi della vita». L’impostazione – l’enfasi – della forma stride contro l’autoriflessione, la rinuncia alla stessa percezione del mondo.
La “grande maniera” di Cacciatore si fa baluardo di resistenza anche se il segno martella per rompere le ultime difese. Il passato non è più forte e il futuro è ancora lontano; la parola si distorce per ritmare una fine arrembante, il dettato sporco in una struttura linda.

coltro
Davide Coltro, Paesaggi. Icona digitale tramessa a quadro elettronico serie Plenum (2011)

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