Spazio inediti – “Pasti” (5 componimenti inediti) di Roberto Minardi

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Pasti

(5 componimenti inediti) di Roberto Minardi

Sfuggono i testi di Minardi. Il poeta ragusano, trasferitosi in Inghilterra 15 anni fa, presenta flussi che impastano i registri, dall’alto al basso, realizzando una tonalità stridente, dissonante, come se a dover incidere sia lo spaesamento, il disorientamento di una lingua ironica mescolata ad accensioni dal basso, dove umile è il terreno. Humour o umore, la pressione limite che sale da riferimenti comuni, quotidiani, per irrompere e, infine, esplodere, alla fine dei componimenti, in un climax che tende a distruggere la norma, il senso comune, l’incastro del mondo: «…è l’ora / della mansione diaria, del peto / segreto fra le vie della città».

Gianluca D’Andrea


Fonte della salute

Un luccichio gli imperla la fronte.
Spiega come si può, con i pianeti,
sapere chi siamo e assaggia
i vari tipi di formaggio, cava
dal pane la mollica. Predice
che sarà il sindaco di un capoluogo.
Sono per la falena, gli schiaffi
tirati all’aria, per cacciarla via,
e sono possidenti morti
a offrire la visione sullo sfondo;
il castello, corredato di torre, di luna
che ammalia tanto da parere finta.
I sottostanti commentano e fanno
girare i piatti e la caraffa –
uno mi dà una pacca sulla spalla.
Si sposa ogni dettaglio alle minuzie,
a seghettare la storia ci pensano
le voci o l’ammiccare. Ci si perde
nel tintinnio del vetro, negli echi
stridenti dell’acciaio e nel fumo
che si dirada e tinge
lo sfondo terso con riccioli bianchi.
Colui che intrattiene, preme
il filtro fra le labbra,
il resto della sigaretta balla.
Nessuno sospetta la voglia
di battere la pietra erosa e lucida
di una parete antica
con la fronte e con gioia
per calcare i pensieri castrati,
perché le minchionate più poetiche
possano incidere il proprio volume.
Nessuno immagina, immagino io,
la smania di elargire e di ricevere
abbracci sudaticci o profumati.

*

Commedia al caffè

Ridono con fragore
e succhiano frappé con le cannucce.
Da parte mia consumo una tartina,
osservo le briciole
che si raccolgono dentro il piattino
e non può importare
se è meno estenuante ritirarsi
dentro un locale, impregnarsi del tanfo
di grasso cucinato, dell’odore
dei chicchi torrefatti di caffè.
Di là della vetrina si affastellano,
dei piccioni, beccano
le macerie di un sandwich
sparse sul marciapiede,
ma un uomo passa rapido,
mette in allarme, svolazzano,
il pasto in aria esplode.
Non viene di ragionare;
un giovane strofina i tavolini
con nonchalance,
i suoni emersi dagli scontri
del vasellame e le posate
vanno dal tenero all’acuto, accompagnano
la penuria di slanci, non fosse che
col cucchiaino raschio
il fondo della tazza e ne sollevo
il rimasuglio cremoso,
unica gloria da immagazzinare,
coronamento di un tempo morto
benché la clientela pulsi
e il personale pure,
non si prevedono colpi di scena,
a meno che nel finale non venga
arrotondato il conto per lasciare
la mancia sopra il vassoietto.
Lo schermo della videocamera
di sicurezza, rivela senza tinte
il corpo potenziale del reato
nonché le santità insediatesi
in forma di calvizie. È logico
che lacrimi il bebè,
cioè dire non mi sembra strano,
non servirà cullarlo fra le braccia,
bisogna quantomeno attendere
che sia passato l’autoambulanza
e la sirena cessi di assordare.

*

La meraviglia asciuga

Perdonino le olive per il male
che insceniamo quando le infilziamo
con lo stecchino. Un sorso di vino
fresco, rosé, dal lato giusto il sole
batte su ogni idea e la rallenta.
Ma quando passa la nuvola, l’ombra
raffredda l’ottimismo, è solo maggio,
dice, non ci si può aspettare tanto –
non si può dire sia eccezionale
quell’agio procurato dalla felpa…
Ma quale superuomo, qui l’impegno
è nel rubare lo sguardo a una donna,
provando a non deluderne il bambino
quando si gira e vuole attenzione
con delle smorfie per farlo sorridere.

*

La puntualità dell’acquazzone

La cresta oscuramente rossa, ritta –
il gallo ostenta il verso e non si cura
delle preghiere a palpebre in giù,
di quei ringraziamenti per il pane
e i piatti sistemati sulla tavola.
Lo stesso gallo impegnato a umiliare
il galletto, ha detto il capofamiglia,
di cui in seguito ha annunciato
l’esecuzione imminente, mentre
durante il pasto ripassava l’indice
fra le gengive e ne cacciava fuori
quell’ossicino che s’era impigliato…
Le foglie del banano si piegano
e un tuono annuncia la pressione;
spostiamo il tavolo sotto lo zinco.

*

Da portare

Con una pasta involtata
ed una tazza di carta che fuma,
senza pensare al lenzuolo sudato,
giustamente, ci si avvia, è l’ora
della mansione diaria, del peto
segreto fra le vie della città.


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Roberto Minardi

Roberto Minardi (Ragusa, 1977). Nel 1999 si è trasferito in Inghilterra. Dal 2005 al 2006 ha vissuto a Panama dove ha pubblicato la sua prima plaquette di poesie in versione bilingue. Nell’aprile 2007 la Archilibri di Comiso (RG) ha pubblicato la silloge Note dallo sterno. Suoi testi sono apparsi in riviste letterarie (Tratti, Semicerchio, La Mosca di Milano, Prospektiva, Il foglio clandestino), in rete (Atti impuri, Poem Shot Vol. I), su alcune antologie di concorsi (Poesie al mondo, Tapirulan, Premio Anna Osti) e sull’archivio multimediale Phonodia. La sua raccolta inedita Nel senso che è stata segnalata al Premio Lorenzo Montano nel 2011. Nell’aprile 2014 viene premiato con la pubblicazione della silloge Il bello del presente dalla Edizioni Tapirulan. A settembre 2015 uscirà la silloge La città che c’entra per Zona Contemporanea. Gestisce, insieme ad altri, il blog e le attività di dopotutto [una poesia italiana fuori]. Risiede a Londra dove lavora come insegnante di lingue.

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