JOHN WICK

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Una scena dal film JOHN WICK

di Francesco Torre

JOHN WICK

Regia di Chad Stahelski. Con Keanu Reeves (John Wick), Michael Nyqvist (Viggo Tarasov), Willem Dafoe (Marcus).
Usa 2014, 100’.

Distribuzione: M2 Pictures.

Simbolismo cromatico, fotografia antinaturalistica, divertito uso del lettering diegetico e sonorità immersive che spaziano dal punk all’elettronica. Con lucidità formale e gusto iconoclasta, Chad Stahelski (trascorsi da stuntman, qui alla prima regia) gioca con i generi costruendo e decostruendo le fondamenta di un thriller prima e di un action poi, approdando infine nei territori – accidentati e metacinematografici – del western urbano post-contemporaneo.
Il motore della storia è la vendetta. La vendetta di John Wick, professionista del crimine in “pre-pensionamento”, nei confronti di un giovane boss della mala russa che ha profanato il ricordo della moglie recentemente scomparsa.
Strutturalmente didascalico, narrativamente inverosimile, psicologicamente privo di sfumature, il film cerca (e trova) nella bidimensionalità del protagonista e nella fumettistica rappresentazione del contesto metropolitano in cui si svolge la vicenda riconoscibili strumenti di un’esplicita quanto ironica indagine semiotica.
Non a caso vorticoso è il valzer citazionista nel quale fluttuano Tarantino e i fratelli Wachowski, Frank Miller e John Woo, ma soprattutto Michael Mann e Nicolas Winding Refn. Stahelski, infatti, sembra ereditare da “Collateral” l’immaginario della nuova frontiera metropolitana (lì era Los Angeles, qui New York), che dall’alto dei grattacieli, con le sue luci e il suo dinamismo compulsivo e astratto, si mostra insieme labirinto di possibilità condivise e spazio finito per la conquista della libertà individuale. Del regista di “Drive”, invece, aldilà di una più che casuale adesione alla prassi della messa in scena, si condivide il sentimento del tempo, l’etica della violenza, l’indifferenza sociale, la proposizione di valori neoromantici. Non l’aura mitica di autorialità, però, verso la cui irriverente demistificazione il film lancia la sua carta forse più convincente.

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