Poesie per il fine settimana: Luciano Erba (da “Il tranviere metafisico”, 1987)

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Luciano Erba

Poesie per il fine settimana: Luciano Erba (da Il tranviere metafisico, 1987)

Ponte e città

riattraversarlo vorrebbe anche se oscilla
periglioso, sospeso sull’abisso
non importa se manca qualche asse
tra le corde stanche e sfilacciate
se il vento che soffia nella gola
fa trepido e incerto il suo passaggio
vorrebbe metter piede all’altra sponda
sponda come? di un’erba calpestata
un po’ verde, un po’ gialla, di città
di sobborgo, non landa né steppa
quali umani? se stesso nei passanti
per vie di pioggia, di negozi chiusi
tra facciate notturne di finestre
illuminate di ussari, di musiche
né mai chiedersi a un angolo di strada
ed io, io, ospite di quale sera?

*

Seguivo il tuo viaggio

seguivo il tuo viaggio
provavo le tue impressioni
pensavo i tuoi pensieri
meglio del simulatore di un centro spaziale
che riproduce a terra le vicende
di un’astronave in volo tra le stelle
finché scese le ombre sopra i tetti
te addormentata, perso ogni contatto
caddi di quota, riabitai un mio baratro
tra voci inascoltate e la spezzata
illusione di un filo che legasse
non solo a te ma a ogni cosa sperata
ai grandi assenti, a eterni invisibilia

*

Il tranviere metafisico

Ritorna a volte il sogno in cui mi avviene
di manovrare un tram senza rotaie
tra campi di patate e fichi verdi
nel coltivato le ruote non sprofondano
schivo spaventapasseri e capanni
vado incontro a settembre, verso ottobre
i passeggeri sono i miei defunti.
Al risveglio rispunta il dubbio antico
se questa vita non sia evento del caso
e il nostro solo un povero monologo
di domande e risposte fatte in casa.
Credo, non credo, quando credo vorrei
portarmi all’al di là un po’ di qua
anche la cicatrice che mi segna
una gamba e mi fa compagnia.
Già, ma allora? sembra dica in excelsis
un’altra voce.
Altra?

*

L’ippopotamo

forse la galleria che si apre
l’ippopotamo nel folto della giungla
per arrivare al fiume, i curvi pascoli
di foglie nate a forma di cuore

forse il varco tra alberi e liane
gli ostacoli divelti, le improvvise
irruzioni d’azzurro nelle tenebre
su un umido scempio di orchidee

forse questo e qualsiasi tracciato
come a Parigi la Neuilly-Vincennes
o l’umile ‘infiorata’ di Genzano

o un canale di Marte, altro non sono
che eventi privi d’ombra e di riflesso
soltanto un segno che segna se stesso.

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