Carteggio XIX: Heimat – Stimmung

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Il Palazzo dei Baci Perduti (Treviglio)

di Gianluca D’Andrea

Heimat – Stimmung

I

L’accordo della dimora con la scansione interiore del tempo si realizza dopo un assestamento fisico: corpo in scansione, scandito dal ritmo delle ore. Heimat è ovunque se Stimmung risponde al dialogo, in coscienza alla risonanza del luogo, stabilendone la necessità e presenziandone i bassi e gli alti, i vuoti e i pieni – seguendo se stessi nel luogo distanziandosi da sé, impiantandosi nei momenti di assenza, distanza di un’ombra.
Il dialogo è l’accordo con l’esterno e il dove della dimora si concretizza dove avviene l’accordo, cioè la disponibilità all’esterno, al dialogo – la disposizione giusta.
In questo movimento mutevole e ondulatorio occorre riconsiderare l’ignoto, cioè il romanticismo, cioè il mistero delle dimensioni che rende indispensabile la nominazione. Senza questa riflessione sul non noto, sul “tutto non è già stato detto” che svincoli dall’intimidazione della rassegnazione, non è auspicabile una “fuoriuscita” dal vicolo cieco del noto ma certo – nessun passaggio dai minimalismi allo slancio del pensiero.
Certo, è nel noto che si spalanca l’ignoto ma l’occhio ha il dovere di esercitarsi a una nuova visione, non può ancora presumere che “ciò che è” sia tutto, appiattendo il reale a un contratto fenomenico, descrizione-diserzione dell’evento in coordinate visibili, distanti, non intime.
Perché l’evento (il reale, il mondo) possa raggiungere il soggetto, occorre una volontà dispositiva, una necessità di contatto non inglobante ma accogliente – che si limiti nella disposizione all’ignoto, il che implica il controllo della possibile ipertrofia del soggetto “totalizzato” nell’evento (ancora il romanticismo e il soggettivismo).

LA FATICA IRTA

La strada nel piccolo parco
un sentiero curvilineo
in pietra, un piccolo percorso.

Il mio panorama è il verde minimo
nel rumore e nel silenzio
quest’anno ha la voce dello spazio
infinitesimale.

II

Circondati da un’estraneità nota-ignota. Consapevoli della circuitazione di relazioni profonde perché effimere (e viceversa) – l’evento si svolge nella propria eventualità, a rendere effettiva la potenzialità dell’evento è l’attenzione momentanea, consapevole della successiva – e irrimediabile – dimenticanza. Il ricordo è un’attenzione successiva, improvvisa, che solo l’intimità con la propria interiorità realizza e può essere fissata in un supporto (la letteratura è uno di questi supporti, certo bisogna riconoscerla ma anche il gusto è un adattamento tra buon gusto e cattivo gusto, altri passaggi ondivaghi).
Il richiamo minimo di una riabilitazione storica della memoria – o la riabilitazione di una storia attraverso l’individualità della memoria. Micro-eventi, i frammenti di memoria, il loro ritmo, la loro musica intima, sono la poesia, la ri-creazione in una messa in atto delle eventualità fissate nel ricordo – la dimora trasmessa oltre la propria interiorità: trasmissione intima. Un metodo intimo di metterci in atto nella conservazione sonora del ricordo (Stimmung) che in potenza è la nostra unica dimora: il non luogo dell’hic et nunc transeunte, trasformazione come casa (Heimat).
L’intimità stretta della nostra inafferrabilità e del mondo è dialogo della dimora (vedi Bernhard ma soprattutto Novalis).

(Agosto 2014)

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