Pierre Lepori: 6 poesie da “Strade bianche”, Interlinea, Novara 2013

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Pierre Lepori

Pierre Lepori
6 poesie
(da Strade Bianche)

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Tutto ormai a pezzi,
come un gioco che gioco non è. La solitudine chiama
talmente in alto sui cancelli
che nessuno più la sente.

Tra le luci tornate invernali,
quando il sole è orizzontale e quasi acceca,
è ancora il corpo a chiedere
e la tragedia, lontana, può restare
nella piega del ginocchio.

°

Questa attesa così vasta.

È luce che svanisce lenta in lembi;
sopra, sempre, il coperchio del cielo,
rattrappita la mano, stanchi gli occhi,
la vita non afferra.

Dentro il calore umido,
i filamenti della stanchezza che tutto ha raccolto
nel torpore dei giorni.

Ma non è il tempo
che fa paura, né la morte
col suo gioco di specchi e desideri,
è questo rarefarsi dell’oggi,
a mano a mano che ieri si raccoglie
nell’imbuto delle parole. Un lutto immenso,
e non c’è nemmeno un volto amico,
tra i morti o tra i viventi.

A piedi nudi si va, in un altro deserto.

°

Chiazze di luce, coni d’ombra:
anche se dietro ogni volto ci sono
scale che scendono a picco
o salgono torcendosi nell’odio o nel sognare.

La luce gialla
sulla campagna.

°

Questo ridere ha picchi e vallate,
punti di vista e strettoie inaspettate,
romba e scoppia s’ingolfa e strattona,
sono gole dischiuse strofinate, un corpo solo,
sono corpi molteplici e arditi e soltanto una voce.

Talvolta è un’accalmìa, luminoso tacere,
e nel tacere lo stazzonare dei tessuti, il clangore dei tacchi.

°

Dentro l’alba alta
la notte è il capriolo fuggito ai primi rumori,
calda e suadente come un ventre di madre
la sua traccia è rimasta nell’erba.

Ma la traccia non ricorda,
il sole la scalda e si riassorbe in silenzio.

°

CHIUSA SUL MARE DEL NORD

Sabbia dura, conchiglie piccolissime
incrostate, vento forte a sorsi grandi,
lenti e bianchi sulla linea del grigio,
bassa l’acqua sulla spiaggia per chilometri,
nell’alba di sale.

Siamo arrivati qui,
ai quattro venti raccolti in sogno dalla notte
tra il gridare dei gabbiani,
dopo anni a protendere le mani
verso il fuoco. Ora bandiere che schioccano stridono
ripetendo il grido,
un mare che lava a morsi di vento
anche i pensieri più pacati.

È il piede che parla qui, ghiacciato
nella frusta del settembre
alla finestra del mare del nord,
come una schiuma liberata finalmente
dai sottintesi del linguaggio.

E sui blocchi di cemento
il miracolo delle scaglie d’acqua salata
che colpiscono in fronte senza far male
e un sole che compare e scompare
nel ritmo dolce che macera l’udito,
come se tutto fosse
da sempre sospeso
e fremente in questa forza che sovrasta,
la volontà s’alza e scompare
come un surfer che ha trovato la mano
che lo solleva e lo porta
tra le tante direzioni incostanti
e i colori a migliaia del mare.

Il cielo è così largo
che gli occhi possono
tuffarsi. Qui, dice un dispaccio marittimo,
stamani: «Trovato il Nord».

Le nuvole si spostano,
le forme non importano,
non si leggono più, non sono auspici,
ma matrici della luce che cambia,
rapida anch’essa, in un continuo trasfigurarsi,
gioco d’ombre dominato
dalla marea.


Pierre Lepori, nato a Lugano nel 1968, vive a Losanna. Giornalista radiofonico, ha fondato la rivista queer “Hétérographe, revue des homolittératures ou pas” ed è traduttore dal francese (per Interlinea ha curato le opere del poeta svizzero Gustave Roud). Ha pubblicato due romanzi (Grisù e Sessualità), due saggi di storia del teatro e la raccolta di poesie Qualunque sia il nome (Casagrande, Bellinzona 2003, premio Schiller). I suoi libri sono tradotti in tedesco e francese.

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