Poesia – LA VITA E ANCORA LA VITA NEI VERSI INEDITI DI DANIELE MENCARELLI

 

Poesia – LA VITA E ANCORA LA VITA NEI VERSI INEDITI DI DANIELE MENCARELLI

pubblicata da Osservatorio C-Miniera il giorno Venerdì 8 febbraio 2013 alle ore 13.15 ·

Tra quelle della sua generazione (spiace dover parlare ancora per generazioni, ma del resto non ce ne serviamo a livello critico), quella di Daniele Mencarelli è una delle voci che ci convincono di più: per come sa attingere al reale, per come sa scendere nel profondo tentando non solamente una domanda ma anche una risposta, per quella classicità asciutta del verso che è tipica di chi vive al centro-sud e respira solamente – senza assorbirli, cioè – i minimalismi tanto di moda al centro-nord. Una classicità carnale, incarnata e dirimente se, come accade spesso nei versi degli scrittori di questo troncone d’Italia, ad essa si legano alcuni degli esiti migliori (penso a Rodolfo Di Biasio, a Leonardo Mancino – sebbene fosse marchigiano di nascita -, a Gianluca D’Andrea, a Nicola Bultrini, a Claudio Damiani, e ancor prima a Rocco Scotellaro, a Bartolo Cattafi, a Vittorio Bodini, a Francesco Tentori, etc.).

Dall’amico Daniele riceviamo, questa mattina, un estratto di inediti dalla raccolta cui sta lavorando alacremente e che si intitolerà Figlio. E’ una gradita conferma della vena buona dell’autore, leggerli. E una opportuna condivisione proporli su queste colonne.

 

————————-

*

Il tempo ti rende figlio

accende la paura del domani

forze che si sfanno in un corpo non tuo

di vecchio arreso alla vestaglia

muto al terrore che niente rimanga.

 

Padre di luce e potenza

del sacro spendersi

in lavoro e poi lavoro

stringi le tue mani di gigante,

senti quanta ancora ne possiedi

di forza per viaggiare nel futuro,

nel bene che hai creato, un’alba alla volta.

 

*

Vigilia di Nicolò arrivi

piena d’agosto e luce

aria che avvampa sui paesi vuoti,

al nostro incontro poche ore

poi pelle toccherà pelle

al posto della tua immagine sognata

ci sarai tu in carne e aria,

d’improvviso vuota questa casa

dove s’attende il tuo respiro

il primo pianto d’amore al mondo,

che cominci tua vita nascitura

figlio dell’uomo rifai la mia storia.

 

*

Ecco la tua casa

i paesi che farai tua terra

ecco i visi di famiglia

ancora sfocati alla tua vista,

del mondo niente altro ti serve,

crescerai di stupore in scoperta

vedrai cose figlie all’universo

cose piccole con dentro un vento

da scoperchiare il petto,

come gli occhi di tua madre

innamorati suoi tuoi ancora ciechi.

 

*

Quando ridi

e sei tutt’uno con la gioia

niente che sia male esiste,

fremono nell’aria le tue braccia

afferrando invisibili cose

luci e ombre amiche

giocano con te in segreto

in una lingua vietata a ogni altro,

poi nuvole a coprire il sole

il buio che penetra la stanza

nere le pareti dove le tue mani

carezzavano il pulviscolo,

quello che non vedono i tuoi occhi

è il dolore, si chiama perdita.

 

*

Non ha volto la tua storia

né luogo dove ritrovarti,

nemmeno a darti un nome

abbiamo fatto in tempo,

tanto più è sofferta

nostro frutto la tua scomparsa

in questa nebbia senza terra

dove far crescere il ricordo,

tu solamente uno dei tanti

da alfa a omega senza mondo.

Eserciti di uomini mai nati

quale sterminata terra

vi tiene in grembo?

E di noi vostra carne

porterete vaga memoria?

Da questo stesso amore

come piaga nutrita dall’addio

sarete dominati fino al nostro incontro?

 

*

Scoprirlo da un telefono

che il demonio esiste,

ha la voce di un dottore

e nomi di malattie,

la sua lingua di fuoco

divora la casa,

deforma ogni cosa,

tu arrivi e riflesse

nei miei occhi vedi le fiamme.

Ora da buon maestro

parola infilzata a parola

a te madre unica specie

con il figlio che ci cresce

devo dare insegnamento.

Ad avvicinare al suo nome

la parola aberrazione.

 

(amnion)

 

*

È chiusa la finestra

dove t’affacciavi senza guardare,

qui la storia ha scavato

pozzo con nome di Pietro,

lo stesso ospedale,

appena un anno è passato,

qui dove ferocia del male

ha fatto vittima di un figlio

Viola vedrà il suo natale,

il suo giorno è arrivato

sarà festa e più sotto pianto

il vuoto del tuo primo compleanno.

 

*

Prima di lasciare l’ospedale

Viola esige il suo pasto,

occorre un angolo remoto

dove il ghiaccio a folate

non arrivi coi suoi attacchi,

quale forza guida la tua scelta?

Che ti siede materna regina

fra tutte sulla medesima sedia

dove ore e tragedia sfilarono

a maledire Dio e il suo creato,

è solo stravaganza del caso

che mi fa tenere figlia

fra le braccia come cristallo

dove mancanza di Pietro bestemmiava?

E se fossi Tu quale bene sai dare

a chi ha sfregiato il tuo nome?

Con quale disumano coraggio

restituisci dono e perdono

a chi ti ha bruciato nell’odio?

Troppo vasto il tuo cuore

che non sa resistere ai suoi figli

di Padre che tutto concede,

medesima sedia stessa la voce

che ora invoca e ringrazia.

 

____________________________

Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Bambino Gesù, Tipografie Vaticane,2001, Guardia alta, Niebo-La vita felice, 2005, e Bambino Gesù, edizioni Nottetempo, 2010 (vincitore del premio Città di Atri, finalista ai premi Luzi, Brancati, Montano, Frascati, Ceppo). Sue poesie sono apparse su diverse riviste letterarie, cartacee e on-line. È presente nelle antologie:  L’Opera comune, Atelier; I cercatori d’oro, poeti di clanDestino, in Dieci poeti contemporanei, Pendragon e in “Nella borsa del viandante”, Fara editore. Da diversi anni si occupa di fiction a Rai Uno.

 

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