Scartafaccio VI

MICRO-MACRO MEDIUM

Quando un ragazzino mostra il suo giocattolo (iPhone) penso al livellamento, alla perdita di funzioni che il nostro cervello delega allo strumento – sarà il solito, abusatissimo pensiero sulla dinamica macchina-servo-padrone? troppo semplicistico: fare in modo che lo strumento svolga i nostri compiti e sostituisca, attraverso una memoria implacabile, le nostre facoltà di apprendimento è una tautologia umanistica, ma, in quanto fenomeno antico, lascia uno strascico di riflessione su quel nulla che in campo cosmologico non ha alcuna pertinenza. Come una voce ascoltata qualche giorno fa in piscina in cui un ragazzo, in un locale di Milano in vacanza per le prossime festività, si augura di incontrare Belen fantasticando un’eventuale relazione con questa donna-feticcio: l’attrazione per un’immagine spogliata di qualunque intimità uccide l’immaginazione e fortifica l’attrazione in absentia e, come in giurisprudenza, salda l’immagine ad una realtà formale ma esistente (che il linguaggio stesso si sia formato in questa direzione, che sia segnaletica e quindi direzione è indubbio). Abbiamo realizzato di vivere in un mondo postumo che è pura direzione senza approdi, mutazione incondizionata del post-umano che produce un diverso desiderio: fuori dal prurito tecnologico, attraverso il margine di una immunizzazione resiliente, neutralizzata, si verifica la possibilità di una “comunizzazione” umiliata, umile perché marginale e per questo più necessitante di contatto: un mondo proto-umano.

13/11/2011: La bambina cresce benissimo. Il giorno dopo le dimissioni del personaggio più devastante nella storia del nostro Paese degli ultimi vent’anni. Feticcio-immagine incarnata, grande niente che ha obbligato l’italietta dei desideri futili del consumo e delle voglie più abiette a fare i conti con se stessa – il cielo lo benedica. Cosa aspettarsi? quella presenza così ingombrante e, per questo, ancora potentemente fantasmatica, figura di una presenza, non aiuta certo alla disintossicazione simultanea dall’habitus creatosi. In questa immagine si sono concentrate speranze e allo stesso tempo disillusioni di un’intera popolazione che, adesso, nonostante tutto, si scopre orfana, in ultima istanza, anche del proprio nemico. Ma si perde di vista l’effettivo disagio, l’eccessiva dis-umanizzazione di un popolo che cerca nel capro espiatorio (in questo caso massmediatico e quindi ancora più fantasmatico) la liberazione dei propri istinti distruttivi, fomentati da una più pregnante perdita di coordinate. L’orientamento verso una revisione dei bisogni, un contenimento necessario degli sprechi, l’attenzione concreta verso un ambiente che reclama se stesso, sono tra gli obiettivi che l’Italia dovrà tendere a raggiungere per occupare una posizione degna nel mondo postumo della precarietà e delle necessità reali.
Il risanamento dell’economia dovrebbe partire da una riconsiderazione delle problematiche primarie del mondo nella sua globalità, riagganciandosi a quel dialogo razionale che, in quest’ultimo ventennio, era stato sostituito dal percorso umorale del personaggio a cui si accennava. L’augurio è un percorso che non privilegi nient’altro che la fiducia necessaria al dialogo (soprattutto nel contesto europeo) che svincoli il concetto di crescita comune da quello diffuso e ipertrofico del singolo (individuo o rappresentante politico e di gruppi economici che sia), assestandosi su un versante che non focalizzi l’attenzione sulle ristrettezze intese come povertà, bensì come apertura a nuove possibilità.

Piccola Favola: Nei Feudi d’occidente la recessione economica ha uno sbocco nell’abbassamento quantitativo dei bisogni e questa riduzione conduce all’umiltà della terra, all’umiliazione, le corti non sono chiuse al mondo, si sono spostate senza recinti e senza malinconie.

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