IL TOCCO DELL’APPARENTE LEGGEREZZA: “Le Nuvole” di Nicola Gardini, Crocetti Editore, Milano 2007

Gardini
Nicola Gardini, in una foto di Paolo Polzella

Le Nuvole di Nicola Gardini, Crocetti Editore, Milano 2007

le nuvoleLe Nuvole è un libro stratificato e ricco di aperture. Diversamente da quanto accadeva nelle poesie d’esordio di Gardini (vedi: La primavera in Nuovi poeti italiani 4, Einaudi, 1995), la voce s’impregna del respiro e la difficoltà quasi claustrofobica delle forme chiuse e del lessico “nosografico” lascia spazio al racconto di una vita in continua ri-scoperta.
La raccolta, preannunciata dalla plaquette Sag Harbor (edita da Edizioni d’If nel 2003, in cui ritroviamo molti componimenti di Le Nuvole), si apre con un breve canzoniere amoroso, le cui composizioni l’autore stesso in nota definisce “errori di pronuncia”. Sì, perché le poesie sono linguisticamente “sfaccettate” e l’impressione da esse suscitata è quella del pudore. L’esigenza del dire sembra scontrarsi ancora con un certo riserbo (in questo riaffiora la chiusura espressiva dei primi componimenti di Gardini e il post-modernismo di La primavera).
Andando avanti nella lettura, dopo le poesie “chiuse” di Porno, s’incontra una sezione (Il libro di Luke Howard) più aperta in cui un ritmo pacato evoca esperienze più serene e si esprime con l’utilizzo di un lessico deciso e, finalmente, disarmante: esempio paradigmatico è il testo Cuore innamorato (p. 28) di cui riporto i versi 3 e 4: “Un bacio vero. Sarà quel senso di abitudine / che adesso ritrovavo in un perché – con la fame”. Bastano versi come questi per poter ri-sentire tutta la forza etica del linguaggio, se per etico s’intende la schietta necessità di un’esigenza, fuori del superfluo. Cosa deve fare infatti la lingua se non ri-aprire il mondo alla propria necessità (lo stesso Gardini sembra consapevole di ciò se nella poesia Il tuo nome, ai versi 6 e 7, ci confida che “La poesia / crea il mondo, non lo rappresenta”).
Questa riscoperta del mondo sembra rappresentare il nucleo tematico della raccolta, gli alti e bassi, anche umorali, di un io poetico che si ricostruisce dopo la frammentazione giovanile (o postmoderna), per accedere a un nuovo lirismo, ancora decomposto certo, constatata la difficoltà della cancellazione netta di un’intera temperie culturale. Ma Gardini sembra ormai indirizzato su questo cammino e Le Nuvole sta a dimostrare un effettivo mutamento di prospettiva e un’apertura linguistica che tenta di abbracciare il reale a partire dal soggetto lirico: “E tutti siamo / neve nera ancora una volta, ancora / è la prima volta. John Ash, come facevano / quei tuoi bei versi sull’amore?… “Esiste / e continuerà a esistere come la fioritura / stagionale di un pero, ripetibile come / l’apparizione di una grande città”” (New York, p. 77, vv. 17-23).

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