
L’angelo I.
“Pensiero ribelle a ogni pensiero” o violenza totale, il “vuoto occupa” sempre più “la maggior parte dello spazio. Pensiero risibile, è il momento in cui ci lasciamo tra due rive e un piatto di bombe, come un cuscino bianco, il non avanzare bianco, il silenzio perfetto che è il rumore, lo scontro nell’omogeneità dei fenomeni, delle persone corpi parole azioni e il loro valore erotico come promessa, pazzi, sovversivi, poeti… “di intensità variabile” e “sentimenti estremi” ma in conflitti scarichi e rivendibili all’infinito. «Quel che temiamo più di ogni cosa ha una proterva tendenza a succedere realmente», come una linea dritta che s’incurva. Prendi queste righe, le vedo curvarsi al centro, “siamo in una fase complessa e in rapida evoluzione, nella quale è necessario ragionare con lucidità, lavorare con concretezza, lavorare con pragmatismo” anche se a me viene da pensare a Max Ernst, al suo Angelo così colorato, simbolico, arrabbiato ma selvaggiamente brutto e quindi bello ma violento e quindi sempre nell’ultimo passo prima di qualcosa di definitivo, come la pace dentro la guerra, ecc. anche se qualcuno ha una “very special relationship” con chi l’asserva, asservisce e assevera, noi procediamo in quella “curva bianca su fondo scuro che chiamiamo” libero “pensiero”: polpi alati e scimmie che predicono mail da mandare nel buco più profondo della morale, folgorabili come nella lunghezza delle chiarine estinte, dei fiumi di sangue anodini adonidi da cui spuntano cadaveri e fiori e fiori cadaverici e cadaveri floreali e bambini, bambini, bambini, bambini… lasciateli venire a me, tra sogno e veglia perché tutto passi “nell’amore indivisibile” e nella morte verde.
“Simili cose tristi e dolorose appartengono alla storia della grande separazione”.

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