Nothing that is not there and the nothing that is

2025 – Neofascismi – Rendere grazie al prodigio

Rendere grazie al prodigio

Di tutte le cose non c’è natura propria e neanche i giorni e le stagioni girano toccando la luce. L’unico segno che il tempo ancora esista è questa cronaca quotidiana del disastro che ci abbraccia mentre galleggiamo sulla superficie e rimbalziamo tra le bolle del consenso. A perdita d’occhio il fuoriconfine, il deserto ronza sotto una pioggia talmente rapida da non essere più percepita. Saremo fatti a pezzi e il mondo scomparirà.

“Persone che vivevano in luoghi devastati dagli oppioidi hanno votato per Trump. Nel novembre 2016, l’unico vero segnale in grado di predire al meglio se avrebbe vinto o perso una contea era il grado di abuso di oppioidi”, “la Cina, intanto, se l’è giocata male e si è fatta prendere dal panico”, in compenso “la California è un partner commerciale stabile”. 

Il lezzo acido lo condusse a una vita deliziosa, a essere il comproprietario di una residenza elegante circondata da scimmie sulla difensiva, piene di pregiudizi e limitazioni, digrignanti, territoriali. “Dovette scuotere il capo e domandarsi: «È questa, dunque, la vita che diventerà la mia?». Ero tornato dalla luna e volevo ritornarci. Noi extraterrestri, noi europei che abbiamo arrecato benefici al mondo? Noi che abbiamo rotto millenari equilibri di civiltà, noi del predominio e dell’abominio, noi delle vele mobili e degli ordigni, noi che dobbiamo rileggere le Storie di Erodoto e I Persiani di Eschilo, noi che non dobbiamo ambire a una preminenza assoluta, noi parte del tutto, noi-tu che «sorridalla terra che noi-tu preda», noi che rischiamo la Terza guerra mondiale sempre in corso con tutta la nostra apertura mentale, noi che il mondo è entrato in casa nostra, si pensi alle politiche di Trump e Netanyahu, noi che abbiamo tra i 10 e i 20 anni per fare qualcosa, noi che stiamo scivolando in una policrisi, noi che siamo lo smantellamento dell’ordine globale e che avevamo delle illusioni, un pensiero desiderante… D’altronde, il più profondo attaccamento dell’uomo ai suoi simili consiste nel loro rifiuto e non si dice fascismo così per niente ma perché si sprofonda profondissimamente in un pozzo in cui osservare piano, “come Alice” che cade fluttuando, tutte le violenze, le prepotenze, le incoerenze, ma anche le abitudini, le nostre, quando giustifichiamo il nostro fare male e lo proiettiamo sull’altro e l‘Altro è tutto e non ci riconosciamo nella nostra estraneità, nella nostra estraniazione e ci isoliamo pompando un individuo che non esiste, teatralizzando il reale, ecc.

“È così che la coscienza, la libertà e l’identità umane

sono arrivate a occupare un posto centrale in ogni

tipo di impresa” perfino “estetica”. L’arte insegue se stessa

e “la beata accettazione di ciò che esiste”

persino “l’insoddisfazione è merce”

ecc.

Aspiri alla gioia gratuita? All’oblio dell’Io? A svincolarti dalla rete sociale, politica, economica, motivazionale, ecc. Alla tua presenza-assenza giovane lettore? Che cos’è bello, mondo, salvezza se non riduciamo al lumicino della speranza il nostro giocare con il prodigio, se non sappiamo rendere grazia…

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