
L’entropia
“Non esiste un fondo: esiste solo il «con», la prossimità e la sua spaziatura, la strana familiarità di tutti i mondi in questo mondo”. Ma l’universo è presumibilmente destinato alla sua fine entropica o alla ripetizione, a una ciclicità spiraliforme, ecc., mentre “si scrive soltanto di odio, ma di un odio che gira come una sigaretta tra compagni”. L’abisso naturale della nostra concretezza si fa parola, segno. Periodicamente divieto: ENOLA GAY, TUSKEGEE AIRMEN, EQUITY, DISABILITY, TRIBAL.
Si fa tanto per scandalizzare parole sgorgate e abolite e miliardi di fiati che ne reinventano ogni giorno per diversificare precisando il caos e stelle di poemi trascurati in milioni di alveoli e trachee che trovano spazio nell’accoglienza del mondo del “con”, alla familiarità dei volti una volta sconosciuti che ora ci sorridono dai segni e segnali e parole: SEX, EXPRESSION, TRANSGENDER, VICTIMS.
Sì, mi sono tuffato nel fondo degli abissi e dei silenzi di dio DIO PADRE FAMIGLIA VIR VIR VIR POLLUZIONE GOLFO DEL MESSICO HATE HATE HATE dell’appropriazione culturale che innerva senza segni smangiati dalle bocche roditrici e avvoltoi i vivi i rettori i presidi i presidenti i presidii i prestazionali gli anali i criptonauti i naufraganti i silenziatori, l’involuzione delle libere parole motili e asemiche per cui il ripetersi dei temi è speculare e viene fuori il racconto di storie terribili, deformazioni acustiche che ammppplificano il senso di alienazione riducendo ogni slancio del soggetto che resta impaniato nella distruzione e nella perdita, nella ripetizione che immobilizza, in accostamenti ambivalenti senza guide tonali, serie che si presentano strutturate, preparate a tavolino eppure aleatorie dissacratorie rispondenti in modo errato alla crisi antropologica in atto perché invece la parola, il segno, il senso dovrebbero restare sospesi in potenza nel vero potere di essere senza arbitrio senza detenzione affidando a ogni nascita la parola segreta di ogni storia IMPASSE ALL-INCLUSIVE EQUITABLE inghippi relazionali che non sanno accettare il nesso etico della responsabilità tra singolo e comunità e alterità e una pietas claudicante per le vittime fuorviate da oscene compromissioni del POTERE CHE SI FA ATTO E NON POTENZA…
Il seme o sema della dualità è un fiume inteso come dimora iperbolica del sangue, un fiume-esistenza che non si nega alla trasformazione e alla sua fine, collegandosi a diversi enigmi di creature brulicanti e mormoranti così vicine al nulla entropico, così nulle, così da presso, così pressate nella loro vicinanza che si fa contatto stringente necessitante riconoscente nonostante persistano tematiche di estinzione ALLYSHIP EXCLUSION CLIMATE CRISIS BARRIER rito mortuario nel cupo pessimismo che agita il fiume-esistenza cupo pessimismo che non esiste ma si fa parola quando le parole non sono cancellabili e le parole si fanno gesti e i gesti gesta e le gesta racconto e il racconto epopea e l’epopea cade nell’imbuto a spirale “sulle rive del NIHIL” di noi sempre morti in vita o vivi per la morte, chi può dirci di eliminare i gesti i segni le parole nell’ossessiva ambivalenza tra scomparsa e sopravvivenza…
Culmine tra i boccaporti aperti e i fondi ultraresistenti padremadre perché mi hai abbandonato? Qualcosa mi strizza e prosciuga anelli d’oro manto dorato clamide aurea 100mila immagini WOMEN’S ARMY CORPS iconoclastia e ogni dettaglio riconduce a uominimaschi desiderosi di potere, possesso, primato e vestimenti NUDITÀ i vostri vestiti significano NUDITÀ funzionefinzione pubblicitaria dimmi come vestirmi e ti dirò maschio d’oro che prendi possesso del ruolo di SUAMAESTÀINUNIFORME…

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