
Sono i bambini a pagare il prezzo
“Sono i bambini a pagare il prezzo più alto nella guerra tra Israele e Palestina. In oltre 1 anno di conflitto, secondo le Nazioni Unite, i bambini morti sotto i bombardamenti sono circa 18mila, a cui si aggiungono 25mila feriti. Non in tutti i casi, però, è stato possibile dare alle giovani vittime un nome e un cognome. L’UNRWA ha sottolineato più volte come si tratti di numeri senza precedenti, considerando che in pochi mesi si è eguagliato quello fatto registrare negli ultimi quattro anni sommando tutte le guerre del mondo”.
“Cisgiordania, 28 febbraio 2025: due giovani palestinesi uccisi negli attacchi dell’esercito israeliano. L’offensiva contro Jenin dura da 40 giorni e contro Tulkarem da 34 giorni, senza interruzioni. Demolizioni di case e devastazione delle infrastrutture urbane sono all’ordine del giorno. Alcune case sono state incendiate, per impedire il ritorno degli abitanti. Sono oltre 40 mila i deportati dai campi profughi rasi al suolo quasi totalmente”.
“Sono passati tre anni e quattro giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Zelensky alla corte di Trump. Si firma lo scippo del secolo delle terre rare, a danno dell’Ucraina e dell’UE”.
(IA)
Nel 2032, l’Europa, ormai stanca di dipendere dagli Stati Uniti, votò per uscire dalla NATO e costruire un proprio esercito comune. Nel frattempo, Zelensky, sotto la pressione di Trump, rifiutò di cedere le terre rare ucraine, sapendo che il futuro del suo paese non poteva essere svenduto.
Gli Stati Uniti reagirono con sanzioni, mentre la Russia, vedendo l’Europa vulnerabile, lanciò una nuova offensiva contro l’Ucraina. Ma questa volta, senza più divisioni interne, l’UE agì compatta: le sue forze militari, finalmente unite, intervennero per difendere Kiev, dimostrando al mondo che l’Europa poteva proteggersi da sola.
Dopo mesi di guerra, le truppe russe furono respinte, e un nuovo trattato di pace fu firmato. Zelensky, diventato simbolo della resistenza, entrò nell’Unione Europea con l’Ucraina libera e sovrana. L’Europa, più forte che mai, inaugurò una nuova era di indipendenza, in cui non doveva più sottostare ai giochi di potere delle superpotenze, ma poteva finalmente scrivere il proprio destino.
“La controffensiva russa contro l’esercito ucraino venne lanciata nel luglio 2014. Di solito le forze armate procedono all’evacuazione dei civili fuori dalla portata dell’artiglieria, affinché non rimangano vittime del fuoco di risposta nemico. Le autorità russe non impartirono nessun ordine del genere, presumibilmente convinte che non vi fosse nessun pericolo imminente di un contrattacco. I bambini sul lato russo del confine, a differenza di quelli sul lato ucraino, si abituarono a dormire con il rumore delle bombe: non erano dirette contro di loro. Alcuni russi del posto si sentivano a disagio per questa guerra a senso unico, in cui le loro fattorie erano usate per far piovere morte su persone non poi tanto diverse da loro. Tuttavia, un senso di sicurezza combinato alla propaganda televisiva aiutava a placare i sensi di colpa: «È terribile, però ormai abbiamo capito che il fuoco non è diretto contro di noi, ma viene da noi». E se il fuoco «viene da noi», dev’essere buono e giusto: «I nostri stanno ripulendo il confine dai fascisti». Dopotutto, disse un russo del luogo, se «i nazisti stanno commettendo un genocidio» dalla parte ucraina, allora l’adozione di misure straordinarie doveva essere giustificata.”

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