
Voci di Jenin: il viaggio di Mariam
“Nel 2014 la legge russa trasformò in un reato affermare che l’Unione Sovietica aveva invaso la Polonia, occupato gli Stati baltici o commesso crimini di guerra tra il 1939 e il 1941. La Corte suprema russa confermò che un cittadino russo poteva essere giudicato colpevole per aver condiviso i fatti elementari della storia russa sui social media”.
“Igor’ Girkin, che collaborò con Borodaj in Crimea e durante il successivo intervento russo nell’Ucraina sudorientale, era un incallito viaggiatore nel tempo. Pur essendo un ufficiale dell’intelligence militare e un dipendente di Malofeev, trovò il tempo di scrivere fantascienza per bambini. Prima dell’invasione dell’Ucraina, fu anche un appassionato di rievocazioni storiche: amava indossare le uniformi e ricostruire le battaglie del passato. In Ucraina commentò una vera guerra su un blog di antiquariato. Essendo un amante della Prima guerra mondiale e della guerra civile russa, sperava di decorare i soldati russi del 2014 con medaglie di quel periodo. Siccome aveva partecipato a una rievocazione della Seconda guerra mondiale nei panni di un ufficiale dell’Armata Rossa, quando giustiziò persone vere durante una vera invasione russa, nel 2014, citò gli ordini impartiti da Stalin nel 1941.”
È stata una giornata all’insegna di attacchi e violazioni israeliane quella di domenica 24 febbraio 2025. Per la prima volta in vent’anni, l’esercito dello Stato ebraico è entrato con i carri armati a Jenin, nella Cisgiordania occupata, nel segno di un ampliamento della cosiddetta “operazione Muro di Ferro” che dovrebbe portare a un’invasione militare di almeno un anno. Un’ondata di violenza senza precedenti messa in atto dall’esercito israeliano e dai coloni in Cisgiordania sta causando il più grande sfollamento forzato dall’inizio dell’occupazione del 1967. Come già accaduto a Gaza, le persone sono costrette ad andarsene, sono più di 40 mila, dall’inizio del cessate il fuoco, il numero più alto degli ultimi 58 anni. Un’operazione iniziata appena due giorni dopo il cessate il fuoco a Gaza con l’attacco a Jenin e che ora si sta estendendo anche ai campi profughi di Tulkarem, Nur Shams e El Far’a.
(IA)
Era il 24 febbraio 2025 quando la vita di Mariam, una ragazzina di dodici anni di Jenin, cambiò per sempre. Fino a quel giorno, la sua esistenza si era svolta tra i banchi di scuola e le strade polverose della città, dove giocava con i suoi fratelli. Ma quella domenica, i rumori familiari furono sostituiti dal fragore dei carri armati e dalle urla di chi cercava rifugio.
L’esercito israeliano aveva ampliato l’“operazione Muro di Ferro”. Per Mariam e la sua famiglia, significò una sola cosa: fuggire. Con poche cose raccolte in fretta e furia – una fotografia della madre scomparsa, un quaderno di poesie e una coperta – si unirono a migliaia di persone in marcia verso Tulkarem.
Il viaggio fu lungo e doloroso. Lungo la strada, Mariam incontrò Layla, un’infermiera che aveva perso tutto tranne la sua determinazione ad aiutare. Insieme, raggiunsero un campo profughi improvvisato a Nur Shams. Qui, Mariam vide bambini come lei, privati dell’infanzia e costretti a crescere troppo in fretta.
In mezzo alla disperazione, nacque un barlume di speranza. Con Layla e altri volontari, Mariam iniziò a insegnare ai bambini più piccoli a leggere e scrivere, utilizzando pagine strappate e bastoncini per disegnare nella sabbia. Ogni lezione era un atto di resistenza, un modo per ricordare che, anche in mezzo alla distruzione, la conoscenza e la speranza potevano sopravvivere.
La storia di Mariam divenne simbolo della resilienza di un popolo che, nonostante tutto, continua a credere in un futuro diverso.
Il 26 febbraio 2025, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato sui suoi profili social un video generato tramite intelligenza artificiale che illustra la sua visione per il futuro della Striscia di Gaza. Nel video, Gaza viene trasformata in una lussuosa località turistica, con grattacieli moderni, resort di lusso e spiagge scintillanti. Tra le immagini, spiccano una statua dorata di Trump, danzatrici del ventre con barbe e scene in cui Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si rilassano a bordo piscina. Appare anche una rappresentazione di Elon Musk che distribuisce denaro tra la folla.
Questa rappresentazione ha suscitato numerose critiche a livello internazionale. Molti hanno definito il piano come una forma di “pulizia etnica”, poiché prevede lo spostamento di circa 2 milioni di palestinesi verso paesi confinanti come Egitto e Giordania, che hanno già espresso la loro opposizione a tale proposta.
Inoltre, il video è stato giudicato di cattivo gusto, considerando la grave crisi umanitaria in corso nella regione, con quasi 50.000 vittime civili a causa del conflitto tra Israele e Hamas.

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