Nothing that is not there and the nothing that is

2025 – Neofascismi – La faglia e l’attrito

La faglia e l’attrito

Creare non è un atto che si esaurisce in un risultato tangibile, ma è un urto continuo, un attrito che non si risolve mai. Non si tratta di possedere o dominare ma di innescare un movimento che non ha fine, di aprire varchi nel nulla. La creazione è la lotta per un mondo che non è mai già dato, ma che si fa spazio continuamente, senza una conclusione predefinita. Ogni gesto è una piccola frattura, un’energia che si propaga in un’infinità di direzioni.

Eppure, si sta affermando il tentativo di ridurre tutto ciò che si muove alla logica di un ordine che non ammette variazioni, di una forma che non tollera l’indeterminatezza. Le forze che strutturano il nostro mondo cercano incessantemente di ridurre ogni possibilità di apertura, di comprimere ogni impulso creativo in una narrazione che sia definitiva e risolutiva.

Il capitale non è solo un sistema economico, ma una forma di realtà che penetra ogni gesto, ogni azione, ogni frammento di tempo. Il suo dominio è una costante che si riproduce dentro i corpi, dentro il quotidiano, dentro le relazioni. Dove non riesce a imporsi, diventa repressione; dove non può reprimere, devasta. Ogni cosa, ogni individuo è ridotto a funzione, a merce, e l’equivalenza che il capitale impone è solo una maschera per un potere che uniforma e controlla.

La reazione a questo ordine non è mai nuova ma si ripropone nelle stesse forme. In alcune nazioni, i diritti vengono erosi, il dissenso criminalizzato, la storia riscritta per farla aderire a una visione che il potere vuole perpetuare. Altre società si chiudono in un ordine che si fa corpo unico con la nazione, con la religione, con il passato, spingendo fuori tutto ciò che non si conforma.

Ma ogni giorno, in ogni angolo nascosto, qualcosa tenta di emergere, di sfuggire alla forza di gravità del controllo. La creazione è il movimento che rifiuta di essere chiuso, il respiro che non si lascia imprigionare.

Creare significa aprire lo spazio, non accumulare, non chiudere in una forma rigida. La creazione non è una conquista, ma una continua esposizione, un lasciar essere. Non si cerca una sintesi, ma una dilatazione, un’espansione che non trova confini. Non si tratta di possedere il mondo ma di lasciarlo fluire, di mantenerlo sempre in movimento, sempre in divenire.

La stessa logica che alimenta l’ingiustizia globale è quella che ha dato origine ai totalitarismi: l’ordine come unica possibilità, la violenza come unico linguaggio, la chiusura come unica protezione. È la logica che riduce ogni pluralità, ogni differenza a minacce da eliminare. Ma il mondo non è mai concluso. Ogni gesto, ogni parola che si oppone al dominio è una frattura che interrompe il flusso di quel controllo. Ogni creazione è una faglia.

Un modo per sottrarsi a questa morsa è smettere di definire, di cercare un’identità fissa. Non ridurre l’esperienza a una formula chiusa, ma permettere al pensiero di espandersi, di scivolare oltre ogni definizione. Ogni frammento di esperienza è un movimento che non può essere trattenuto.

Il mondo non è mai finito

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