Nothing that is not there and the nothing that is

2025 – Neofascismi – Scritte

Scritte

La parete del sottopasso. La scritta è ancora lì: Boia chi molla. Qualcuno ha provato a coprirla con la vernice bianca, ma il nero emerge sotto, più opaco, più sedimentato. Più in là, Italia agli italiani.

Parole che resistono alla cancellazione. Parole che cercano un corpo, una voce. L’atto di scrivere sul muro è un gesto minimo, una dichiarazione senza interlocutore. Ma ogni scritta presuppone un lettore. Chi legge, chi passa, chi distoglie lo sguardo.

Nel bar, il notiziario scorre sullo schermo. Proteste davanti alla Prefettura, un corteo di studenti, fumogeni, polizia in assetto antisommossa. Il ministro dell’Interno condanna le violenze: «Difendiamo l’ordine e la legalità». Il suono delle parole si mescola al rumore delle tazzine sul bancone. Qualcuno ridacchia.

Ordine, legalità. Categorie che si danno per scontate. Ma l’ordine è un’interruzione, una cesura. Dove si traccia il limite, chi stabilisce la regola?

Sera, autobus quasi vuoto. Un adesivo strappato vicino alla fermata: Dio, Patria, Famiglia. Un pezzo di scotch ancora appiccicato sul bordo. Accanto, una scritta a pennarello: Ma quale patria? Il neon intermittente illumina il pavimento sporco.

Il neon si rifrange sul finestrino, sagome indistinte dietro il vetro. Volti sfocati, mani appoggiate ai sedili. Il movimento è sempre un passaggio, mai una destinazione.

Palazzo Chigi, conferenza stampa. Il premier parla di sicurezza, degrado urbano. Titoli cubitali sui giornali, voci nei talk show. Qualcuno propone di rivedere la legge sulla cittadinanza. Applausi in Parlamento.

Identità, sicurezza. Parole ripetute fino a perdere peso, fino a ridursi a suono. Ma l’identità non è mai intera, non è mai ferma. È una fenditura, un’intermittenza. Si definisce per sottrazione, per contatto con l’altro.

Notte, silenzio. Il ragazzo cammina vicino al muro, stringe la sciarpa. Un motorino accelera, due sagome sul sellino. Qualcosa colpisce il marciapiede, una bottiglia si frantuma. Un’eco di risate, poi il buio.

L’eco rimane, dopo il gesto. Il vetro in frantumi, la traccia di una presenza. Ogni atto lascia un residuo, una forma.

Un post su Facebook. Un consigliere comunale scrive: «Meno stranieri, meno criminalità». Mille like in pochi minuti, cuori, bandiere tricolori, emoji di muscoli e fiamme.

Nessuno è mai davvero fuori. Nessuno è mai davvero dentro. Il confine si sposta. L’identità si costruisce contro qualcosa. 

Lascia un commento