Lo spettacolo della fine – VIII.

vertigo

Lo spettacolo della fine – VIII.

Mi sveglio sempre come in quell’immagine
una volta celebre di Vertigo, immerso
nella lucina verde, nel riflesso alienante
spiazzato dall’ombra lunga che l’azione
umana ha proiettato per lungo tempo.
Prima del contatto, nel desiderio,
col feticcio costruito per destinarsi
alla dissolvenza, la finzione
amoreggiava col reale e l’eccesso.
Lo avvertivo e dovevo smorzarne la potenza,
contenerlo nello spazio minimo
della mia solitudine. Infatti
sullo schermo appaiono ancora oggi,
ogni mattina, dopo l’alba verde,
telefilm di famiglie sorridenti per relazioni
che bastano a se stesse e risollevano
lo spettatore da un quotidiano semiserio.
Un senso di colpa più alienante
della lucina verde mi dirige
alla ricerca di altre immagini,
di famiglie esplose in aeroporti
o metro, di corpi scarnificati a un soffio
dalla disintegrazione. La mia capsula
non può tornare indietro nel tempo,
è evidente, credo, per questo coordino
dalla console il peggio che l’uomo del benessere
ha prodotto, i suoi scarti, i consensi
superficiali, i corpi noiosi della gloria,
gli scheletri e i ventri estroflessi,
la riproduzione spettrale della materia
ripresa ed esposta a un compenso
che riproduce nell’ozio gli incubi
dell’essere di pienezza estinto.

Sikka è Vertigo feat The White Birch

di Gianluca D’Andrea

beh, ai nostri tempi, penso a Sikka e arriva questo:

Sikka è Vertigo.
Ripetizione di un meccanismo
in corso da sempre.
L’eterno ritorno è un gioco figo
come mollare una puzzetta
mentre sei costretto a dormire
nella merda d’uomo.
La merda dell’uomo è nobile,
poteva andare peggio, come stare
in un vortice al buio con attorno
un blob di fantasmi in carne e ossa
pronti a mangiarti e dopo violentarti.
Tutto questo capogiro occorre immaginarlo
per sempre, da non avere neanche il tempo
di pensare che le tue lacrime sono il risultato
del risucchio gravitazionale
quando l’alchimia della mente
sgorga dal rubinetto dell’ipofisi
e per ridurre lo stress
occorrerebbe pensare alla vita
come un meccanismo di riempimento oceanico.

(Inedito)