Il commissario Magrelli – quattro indagini

il commissario magrelli

Il commissario Magrelli – quattro indagini

I.

Visto che tutti i libri
hanno ormai un commissario,
mi faccio commissario
della poesia
e parto sulle tracce dei misfatti
che restano impuniti a questo mondo

XXIII.

Strano che chi si pente
resti meno in carcere.
Ma non dovrebbe essere il contrario?
«Ciò che ho fatto, mi fa così ribrezzo…
che voglio stare al gabbio un anno in più».
È questo, il pentimento.
L’altro, invece, si chiama solo «sconto»
– tiri sul prezzo
e strappi un affarone.

XXXIV.

Anche questo è curioso, osserva il commissario:
la buona condotta non evita il male alla preda,
anzi, spesso è la causa del suo male
(si veda il magistrato,
ucciso appunto per il suo esemplare
comportamento). Ma, ciononostante,
serve per scagionare il predatore.
Così, la stessa azione che condanna la vittima,
regala la salvezza all’aguzzino.
Un jolly, come a carte.
Detto altrimenti: devi essere buono
quando conviene, ossia dopo il reato
compiuto contro chi era stato buono
in precedenza.
Un’etica «on demand».

LIX.

Il rifiuto di ammettere la colpa
andrebbe sanzionato forse più della colpa.
Lo hanno insegnato in Sudafrica,
al punto da concedere il perdono
a chi riconosceva il suo reato.
E invece questi negano,
erompe il commissario,
non sanno fare altro, i miserabili.
L’Italia è un’autostrada di menzogne.

Settembre 2018 – Pordenone

La poesia sorride e resiste – Pordenone: Settembre 2018

Cinque voci dal contemporaneo # 5 / Valerio Magrelli (su alfabeta2)

Artisti sotto la tenda del circo: perplessi

Andrea Cortellessa

valerio-magrelli-e-libreria-450x402Guida allo smarrimento dei perplessi è il titolo di una piccola raccolta di versi di Valerio Magrelli, dieci poesie uscite un annetto fa con l’accompagnamento di otto disegni di Francesco Balsamo nella collana “Carteggi letterari” diretta dal giovane poeta Gianluca D’Andrea. Come capita in questi casi, è l’occasione per fare il punto sul percorso quarantennale – se è vero che le prime tracce a stampa, del poeta ventenne di perturbante maturità, si trovano sulla rivista “Periodo ipotetico”, diretta da Elio Pagliarani, giusto nel 1977 – di quello che è ormai da considerare un classico, ancorché precoce, della nostra contemporaneità.

Per leggere l’intero articolo

Le stagioni di “Telèma” – (Magrelli e i poeti del computer)

magrelli e computer
Valerio Magrelli (Foto di Dino Ignani) e il computer (elaborazione grafica di Gianluca D’Andrea)

Collage Invernale – Dallo schermo al seme

cop

di Gianluca D’Andrea

valery

valery-2


Foto tratte da: Valerio Magrelli, Vedersi vedersi – Modelli e circuiti visivi nell’opera di Paul Valéry, Einaudi, 2002

Poeti tradotti da poeti: Francis Catalano tradotto da Valerio Magrelli

cactus-candelabro
Cactus candelabro (Foto: © sensaos. Fonte: flickr.com)

CHECK-IN CHECK-OUT
(crépuscules/crepuscoli)

Francis CATALANO

Traduzione dal francese di Valerio Magrelli

LE CIEL EN PETITES COUPURES à plates
coutures que tranche
la ligne-hache des montagnes
acérées arides
retailles de papier volt-
igeant bleu par-
delà les pics ocres les
socles esthétiques
avions de chasse furtifs dissimulés
dans les pétroglyphes
ici-bas un noyau de pêche irréel
roule irrégulier irradié
sur la voie carrossable chauf-
fée par les pneus les nœuds
par le peu d’âme le trop plein
de rien dans les réservoirs
d’essence et les
réserves d’indiens :

(Du matin)

*

IL CIELO A PICCOLI TAGLI a taglia
e cuci che taglia
la linea-ascia delle montagne
affilate aride
ritagli di carta azzurra svo-
lazzante oltre i picchi ocra oltre
gli zoccoli estetici
aerei da guerra furtivi dissimulati
nei petroglifi
un nocciolo di pesca irreale
rotola irregolare irradiato
quaggiù sulla via carrozzabile riscaldata
dagli pneumatici dai nodi
da quel poco d’anima dal troppo pieno
di nulla nei serbatoi
di benzina e le
riserve indiane :

(Del mattino)


Tout est régi par l’éclair
Héraclite

L’APACHE TRAIL la paix
la grande paix (on dit qu’elle s’achète)
avec énergie d’images
privées de couilles les cactus à candélabres
défendent leur aride espace leur
alcool leur système de refroidisse-
ment endo-végétatif
cactus-fréon petits bonhommes de chemin
bras en l’air caquet bas cactées gras
cependant qu’un éclair-aiguille zig-
zague dans le ciel bleu blanc
rouge pâle tel un aigle
safran en boucle tournoie
lentement et frappe
dans le nihil dans le mille
dans un nuage
de poussière :

(Antique surface)

*

Tutto è retto dal lampo
Eraclito

L’APACHE TRAIL la pace
la grande pace (si dice che si puo comprare)
con energia d’immagini senza coglioni
i cactus a forma di candelabri
difendono il loro arido spazio il loro
alcool il loro sistema di raffredda-
mento endo-vegetativo cactus-freon
l’omino che va sano e va lontano
con le braccia in alto poche chiacchiere cactacee grasse
mentre un lampo-aquila va a zig-
zag nel cielo bianco azzurro rosso pallido
come in circolo un aquila zafferano
ruota lentemente
e colpisce nel nihil nel centro
in una nuvola
di polvere :

(Antica superficie)


FUMÉ LE FUMIER miscellanées
peyotl, whisky & tobacco
font effet le sol soil oil
les fruits et légumes bio pous-
sant dans les sillons de l’encé-
phale sont des protocerveaux
protubérances du Colorado en action
déviation déniée vol à vau
l’eau vol à vau de mirage
d’un hyperdivorce post-ironique d’oi-
seaux trois cents caplets d’un anti-diarrhéique
chutant d’une trouée dans
les nuages-iguanes
qui éblouit le toit ouvrant
d’autant ouvrant qu’en route
la fiente s’annihile
s’autofertilise éclôt
ô raison merdique
tassée dans le com-
primé imagination :

(Ô raison merdique)

*

LETALE IL LETAMAIO miscellanee
peyotl, whisky & tobacco
fanno effetto il suolo, soil, oil
frutti e verdure bio che cres-
cono nei solchi dell’ence-
falo sono dei protocervelli
protuberanze del Colorado in azione
deviazione negata volo sul
pelo dell’acqua volo sul pelo del
miraggio di un iperdivorzio post-ironico di uc-
celli trecento capsule di un anti-diarreico
che cadono da un buco nelle
nuvole-iguana
che abbaglia il tetto apribile
tanto più apribile visto che strada facendo
lo sterco si annichilisce
si autofertilizza si schiude
oh ragione di merda
tutta pigiata nella pastic-
ca immaginazione :

(Oh ragione di merda)


UN AIGLE SE POSE sur un im-
posant cactus erectus
en même temps que la plume
se pose sur la page
reine col blanc écriture-rapace
elles scrutent les pépites d’or
gueil dans l’œil de l’écureuil le seuil
de tout sens toutankhamon
ibis scribe ride a highway
la plume et l’aigle juchent sur la
page-cactus reviennent à l’or
igine aux blondes herbes brûlées
aux éboulis oubliés
où par les ocres escarpements
zéro s’enfuit vers un :

(Numérisation du paysage)

*

L’AQUILA SI POSA sul po-
tente cactus erectus
mentre la penna
si posa sulla pagina
regina collo bianco scrittura-rapace
che scruta le pepite d’or
goglio nell’occhio dello scoiattolo la soglia
di ogni senso toutankhamon
ibis scriba ride an highway
la penna e l’aquila stanno appollaiate sulla
pagina-cactus tornano all’or
igine alle bionde erbe bruciate
ai ghiaioni dimenticati
dove attraverso le scarpate ocra
lo zero fugge verso l’uno :

(Scansione del paesaggio)


TANDIS QU’À BELLES DENTS le Nord
mord la queue bleu ciel de
l’animal voyageur le sud-rut
rampe tire sa langue bifide
au sud dru au sud dur
au south-mouth et au sud-out
rond comme le Nord
vu l’ivresse dans les soutes de l’Ou-
est sur les rives de l’infini
écrire de la po-asie plages du Pacifique
écrire de la porient de la poccident
po-hiémal et po-midi
écrire sur un point cardinal
« pommade et époxy » :

(Road poem III)

*

MENTRE IL NORD MORDE con grande appetito
la coda azzurro cielo dell’
animale viaggiatore il sud-ritto
striscia mostra la sua lingua biforcuta
al sud fitto al sud duro
al south-mouth e al sud-out
tondo come il nord
visto l’ebbrezza nei depositi dell’
ovest visto le rive dell’infinito
scrivere della po-asia spiagge del Pacifico
scrivere della p-oriente della p-occidente
po-iemale e po-mezzogiorno
scrivere su un punto cardinale
« pomata ed epossidico » :

(Road poem III)


LES TERRES LA PIERRE la mousse
les roses du désert les opun-
tias les tumbleweeds qui roulent
les nopals les saguaros
la blondeur du vert des papillons ar-
més de libre-arbitre par-
delà le pare-brise écran
papillons safran tels aigles safran
en vol plané grande amplitude les ailes
puis plongeant vers leur asile
dans la nature-fissure
pour rien pour le nihil l’idem
le thrill de voler l’Apa-
che Trail sous le gril au gaz solaire
la finitude de l’asphalte
routes chiffonnées ar-
rivées à leurs fins :

(Road poem IV)

*

LE TERRE LA PIETRA il muschio le o-
punzie tumbleweeds che attraversano la strada
i nopal i saguaro
la biondezza del verde e delle farfalle ar-
mate di libero arbitrio al
di là del parebrezza-schermo
farfalle zafferano come aquile zafferano
che planano con ali di grande ampiezza
poi si tuffano verso il loro asilo
nella natura-fessura
per niente per il nihil per l’idem
per il thrill di volare per l’Apa-
che Trail sotto il forno solare la griglia a gas
per la finitudine dell’asfalto
perché la strada arrivi alla
sua fine :

(Road poem IV)


PASSE UN TRAIN-SCIE polychrome
une file Malévitch de rectangles Kandinsky
le long d’un vers volumé-
trique de Sandburg
train-train locomotive nature morte vivante
imperturbable hache inex-
orable hachis de cailloutis
moteurs à combustion explosion du roc
érosion du corps et de
l’âme siècles attachés un à un au
mouvement sans frein sans
entrain vers le programme-
progrès sous la fourchette-
assiette et surtout surtout
bonnes bises aux bisons :

(Du soir)

*

PASSA UN TRENO-SEGA policromo
una fila Malévitch di rettangoli Kandinsky
lungo un verso volume-
trico di Sandburg
tran-tran locomotiva viva natura morta
imperturbabile ascia ines-
orabile macinato di breccia
motori a combustione esplosione della roccia
erosione del corpo e dell’
anima secoli attaccati uno a uno al
movimento senza freni senza
lena verso il programma-
progresso sotto la forchetta-
piatto e soprattutto soprattutto
bacioni ai bisonti :

(Della sera)


CHECK-IN CHECK-OUT la route le rite
la room le vroom voilà
qu’on double une maison mobile (nul
ne s’y attendait) puis des
motos mots-à-mots doublés
à notre tour par
les camions qu’y ont
les chiches les english les hémis-
tiches les nichons de l’Amé-
riche business
as usual :

*

CHECK-IN CHECK-OUT la strada il rito
la room il vroom ecco
che stiamo sorpassando un tir con su una
casa prefabbricata (nessuno
se lo aspettava) poi del
moto delle motociclette delle moto
a nostra volta sorpassati
dai camion ch’hanno…
gli english gli emis-
tichi i fichi le natiche dell’Ame-
ricca it’s business
as usual :


CHECK-IN CHECK-OUT aigle à deux
têtes écritures blondes
végétation-chair
à l’horizon la pierre sourit
d’une fente narquoise plus d’une
dent à son arc d’une
flèche à son carquois
aigle en aérosol sur la
pierre qui craque :

*

CHECK-IN CHECK-OUT aquila a due
teste scritture bionde
vegetazione-carne
all’orizzonte la pietra sorride
con un sorriso sornione c’è più
d’un dente al suo arco più
d’una freccia nella sua faretra
aquila in aerosol
sulla pietra che scricchiola :


CHECK-IN CHECK-OUT et tchick et tchack
c’est la police est-ce bien ma plaque?
— et est-ce moi? et est-ce là
cette auto louée une vraie marque
à mon image?—
identité lithique rainures rai-
nettes portrait-pierre
portrait-identikit :

*

CHECK-IN CHECK-OUT e chick e chack
è la polizia è davvero la mia targa?
— e sono davvero io? ed è proprio qua
questa auto affittata un’ottima marca
a mia immagine?—
identità litica scanalature ra-
ganelle ritratto-pietra
ritratto-identikit :


CHECK-IN CHECK-OUT l’appareil
photo est une Canon
s’affairant dans la mémoi-
re du Grand-Canyon
la langue sortie de sa coque tu
parles du roc le café bu
la Ducati et la Volvo
la 40 ouest les pictogram-
mes sur les panneaux
serpents sonnettes et leurs anneaux
redire l’aride dérider le
temps prendre la route le doute la voûte
le pli disparaître par le val
dans la gorge glisser :

*

CHECK-IN CHECK-OUT l’apparecchio
è una Canon nella
memoria del Grand-Canyon
la lingua uscita dal suo guscio tu
parli della roccia il caffé bevuto
la Ducati e la Volvo
la 40 ovest i pit-
togrammi sui pannelli
serpenti a sonagli e i loro anelli
ridire l’arido togliere al
tempo le rughe prendere la strada il dubbio
la volta la piega scomparire attraverso la vallata
nella gola scivolare :


CHECK-IN CHECK-OUT la radio
éteinte le soleil brille
malgré lui tel un sou
neuf le patron des montagnes
pousse l’oeil-ciseau vers
le textile ciel et on coupe
revient sur terre plus vite
que la lumière
d’un revêtement de verre fumé
les yeux se rhabillent :

*

CHECK-IN CHECK-OUT la stazione radio
spenta il sole brilla
suo malgrado come un soldo
nuovo il padrone delle montagne
spinge l’occhio-forbice verso
il tessile cielo e taglia
torna sulla terra più veloce
della luce
di un rivestimento in vetro scuro
gli occhi si ricoprono :


CHECK-IN CHECK-OUT le monde rap-
plique dans la pupille
à mille milles/seconde
l’image s’écrase dans la vallée
ennuagée nous venons de
nulle part d’une déforma-
tion géologique et nous allons vers
la forme cambrée non assou-
vie des nuages
check-in check-out ou
bon voyage :

*

CHECK-IN CHECK-OUT il mondo ritor-
na nella pupilla
a mille millisecondi
l’immagine si frantuma nella valle
rannuvolata noi veniamo dal
nulla da una deforma-
zione geologica e andiamo verso
la forma incurvata non appa-
gata delle nuvole
check-in check-out o
buon viaggio :

(Check-in check-out)


francis-catalano
Francis Catalano (Foto © Matheiu Rivard)

Francis Catalano, nato a Montreal nel 1961, ha pubblicato sei libri di poesia, tra cui qu’une lueur des lieux (L’Hexagone 2010), Premio Québecor del 27° Festival Internazionale di poesia di Trois-Rivières ed un libro in prosa, On achève parfois ses romans en Italie (l’Hexagone 2012) che è stato letto da Alice Ronfard al BAnQ (Bibliothèque et Archives nationales du Québec) nel 2014. Ha pubblicato Instructions pour la lecture d’un journal di Valerio Magrelli (Écrits des Forges 2005), Premio John Glassco per la traduzione. Cofondatore della rivista di poesia Influx (1980-85), fa parte del comitato redazionale della rivista Exit dal 2005.

Bruno Galluccio: una poesia da “La misura dello zero” (Einaudi, Torino 2015) – Postille ai testi

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Bruno Galluccio

di Gianluca D’Andrea

Bruno Galluccio: una poesia da La misura dello zero (2015)

misura

il gelo è incluso
il sistema già in movimento
riesci a sollevare tutto questo passato?

il tempo è stato scostato di un poco
perché non ci sia inclinazione
e l’acqua è spenta

si racconta che dopo
questo tragitto che hai di fronte
ci sia aria più netta e tagliente
che lo scenario non sia quello che vedi
ma un altro dotato di sovrimpressioni
che i corpi che abbiamo imparato
siano davvero siano vivi


Postilla:

In linea col percorso tracciato dagli altri due testi (Milo De Angelis: una poesia da Incontri e agguati e Valerio Magrelli: una poesia da La lingua restaurata e una polemica – Otto sonetti a Londra), è ancora il tempo a spostarsi creando luoghi inediti, accampamenti di un nuovo “sistema”. Movimento, allora, che si “solleva” e, a discapito della forza centripeta – gravitazionale – della parola nel soggetto, “scosta” il tempo a una verticalità sempre più assoluta. Incremento della “visione” non vista per cui le immagini si accavallano e lasciano intravedere un altro panorama (come il monstrum magrelliano e il nulla che inizia a prendere forma in De Angelis). Il dubbio, allora – esistenziale? – riguarda la nostra stessa presenza: come si accavallano le immagini si “sciolgono” i “corpi” abituali e si percepisce, ancora lontana, la possibilità di un habitus diverso. I confini liquefatti di vita e morte, e quelli della parola con il ricordo che diviene dimensione, più che parallela, sovrapposta. Spostamento, appunto, del tempo e della sua rappresentazione verbale.

Valerio Magrelli: una poesia da “La lingua restaurata e una polemica – Otto sonetti a Londra” (Manni, San Cesario di Lecce 2014) – Postille ai testi

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Valerio Magrelli (Foto di Dino Ignani)

di Gianluca D’Andrea

Valerio Magrelli: una poesia da La lingua restaurata e una polemica – Otto sonetti a Londra (2014)

cop magrelli

II. My Very First English Poem

Nothing is more like a blind man than a
man in a country where he does not
know the language

Louis Guilloux

How difficult it is to write a sonnet
in a language so hard to dominate!
At least I need guides, Virgil or a pet
for a blind person as I am here (I hate

not understanding well). A double duty:
to build a poem, en plus, about my hero,
Dante’s guide, Poetry’s guide, guide to Beauty,
which I’d had to describe with my own biro…

Far from Italian sounds, far from my language
I must use only rugged monosyllables
and with such ridiculous, poor baggage
I’d settle for a sort of musical

box, or, at best, something that will sound funny:
meglio sempre le immagini, Giovanni.

*

II. La mia primissima poesia in inglese

Nessuno assomiglia tanto a un cieco,
quanto un uomo che ignora la lingua del
paese in cui si trova

Louis Guilloux

Quanto è difficile scrivere un sonetto
in una lingua così dura da dominare!
Dovrei avere almeno qualche guida, un Virgilio o un cane
da ciechi, essendo io tale qui (detesto

non comprendere bene). Un doppio compito:
costruire una poesia, en plus, sul mio eroe,
guida di Dante, della Poesia, della Bellezza,
che dovrei descrivere solo con la mia biro…

Lontano dai suoni italiani, lontano dalla mia lingua,
devo usare soltanto aspri monosillabi
e con tale ridicolo, povero bagaglio
riuscirò a fare giusto una specie di

carillon, o tutt’al più qualcosa che suoni divertente:
meglio sempre le immagini, Giovanni.


Postilla:

È in tutto il libro che l’occhio compie l’esperienza della lingua restaurata. Lontano dalla dimora costruita su parole note, il textum si avvoltola ed espone l’aspetto mostruoso. Monstrum vel prodigium, la neoformazione di Magrelli è figlia di una tenace spinta all’ibridazione: i linguaggi altri assalgono il paradiso della lingua “matria”, ne rimescolano i paradigmi di sicurezza raggiunta. Solo adesso sorge una nuova figura – imago che orienta nuove proiezioni (Jung), una diversa mitologia. S’impone, in sostanza, la necessità di un diverso mitologema il cui nucleo originario è la deformazione dei vecchi archetipi. Ma cosa verrà suscitato, quale immagine (parola che ricorre alla fine di ogni sonetto, quasi una formula alchemica) dalla chimica delle forme multiple? quale ibrido, in quale vita/non vita?

Per il fine settimana – Valerio Magrelli suggerisce Mario Luzi

luzi-disegnato-da-montale
Mario Luzi in un ritratto di Eugenio Montale

Per il fine settimana, Valerio Magrelli suggerisce Mario Luzi. Buona Lettura.

Gianluca D’Andrea


La poesia di Luzi

Nel 1983, con una piccola plaquette fuori commercio stampata presso le Edizioni Orcio d’Oro di San Miniato, Mario Luzi ha proposto una breve scelta delle sue poesie basata sul “tema del mutamento o della metamorfosi”. Una raccolta ben più articolata e vasta, Il silenzio, la voce, è uscita l’anno seguente da Sansoni, arricchita da un dettagliato commento dell’autore stesso. Nell’introduzione, si legge: “Il mutamento, la metamorfosi: questo è stato e resta il tema dei temi della mia poesia”. Quasi a coronare tale ricerca critica, tale accanito sforzo di autointerpretazione, è giunto nel 1985 l’ultimo volume di versi, pubblicato da Garzanti con il titolo Per il battesimo dei nostri frammenti. In questo libro, infatti, quel fuoco, quella “eterna metamorfosi” indicati da Luzi come il nucleo magmatico della propria scrittura, erompono con violenza dando vita ad alcune tra le immagini più alte della sua intera produzione. Benché composta da numerose sezioni, l’opera sembra disporsi idealmente su due piani. Nella prima parte, a mo’ di introito, domina il problema della storia; nella seconda, forse la più sorprendente, si sviluppa invece una sorta di cantico della natura. Si tratta, ovviamente, di una distinzione sommaria, che tuttavia può servire ad illustrare le linee interne di una poetica tanto complessa. Come ha suggerito Tiziano Rossi, “l’essenza trascendente è al centro dei versi di Luzi”. La sua vocazione religiosa, il suo cristianesimo ispirato a Pascal e Teilhard de Chardin, lo portano a interrogarsi innanzitutto sul rapporto tra l’individuo e la divinità. Anzi, l’interrogazione stessa (una delle figure retoriche più frequenti nelle sue composizioni) nasce proprio a partire dal dilemma etico, come domanda sul destino umano, sul significato del tempo, della storia. Si capisce perché una simile problematica abbia interessato sia Carlo Bo, sia, da tutt’altro versante ma con non minore intensità, Franco Fortini. Ricollegando il pensiero dello scrittore alla lezione di Eliot, Pier Vincenzo Mengaldo ne ha colto con chiarezza la segreta tensione verso una “metafisica, tra cristiana e platonica, della identità e reciproca reversibilità, o meglio perpetua oscillazione, di divenire ed essere, mutamento e identità, tempo ed eternità”. La prima metà di Per il battesimo dei nostri frammenti si svolge appunto nel segno di questa assillante e lacerata richiesta di senso, un senso oscurato, invisibile ma presente, che pur sotterraneo ed esiliato pervade ogni cosa. È l’attesa della parusìa, l’invocazione al “Dieu caché” con cui si apre il libro: “Così quasi si estingue, / così cova l’incendio / l’immemorabile evangelio…”. Un termine ricorrente in queste pagine è quello di “interregno”, chiamato a designare l’orribile, interminabile vacanza del Dio, il suo essersi ritratto dal mondo. Sul fondamento di questa mancanza, la riflessione si organizza intorno ad alcuni motivi conduttori quali la memoria, il passato, dilapidato, il futuro incipiente, in una parola, l’“infratempo”. Un simile concetto (curiosamente affine alle nozioni di Zwischenwelten o Ungleichzeitigkeit formulate da Ernst Bloch, anche se in un orizzonte teorico completamente diverso) opera in modo analogo a quella spia grammaticale che Mengaldo indicò nella preposizione “tra”, tipica del Luzi maturo. Ma a tale sigla stilistica, trasposta nei prefissi “infra” e “inter”, se ne aggiunge ora un’altra, profondamente significativa: “ultra”. Tutto l’ultimo volume è percorso da questo segnale trascendente, che si ritrova nella “teologale ultrasuperbia”, nella “terra terrosa […] ultraterrena”, nel “nero ultraceleste”, nell’“ultratrepidante annuncio”, nello “sguardo ultramarino”, nella “ultramutevole apparenza”, oppure, variato appena, nella “superinfusa piana». In certo modo l’intera opera di Luzi è racchiusa in questo gesto di fede, nel rinvio ad una dimensione ulteriore che eccede l’àmbito mondano. La storia dell’uomo viene così inserita all’interno di un imperscrutabile ordine divino, teologicamente proiettata verso il sacro compimento dei tempi. Come si è detto, il problema etico occupa in prevalenza la prima parte della raccolta. Nella seconda, si assiste infatti ad una decisa svolta tematica: all’universo della morale subentra l’universo della natura, alla storia, l’arcana presenza del paesaggio. Superfluo precisare quanto questo paesaggio sia intimamente permeato di un sentimento religioso, in certi casi addirittura mistico. Ciò che conta, piuttosto, è l’energia simbolica che il poeta sa fare scaturire dalle immagini, di per sé “neutre”, di una qualsiasi veduta campestre. Certe insistenze esplicite, certi appesantimenti che ostacolano a volte la dizione di Luzi quando il soggetto è quello nobilissimo e scottante dell’ingiustizia, del male, della miseria sociale, spariscono di fronte alla straziante, implicita bellezza del creato. Straziante appunto perché implicita, inesplicata, nuda, muta, irraggiante, raccolta nel suo semplice essere. Qui si ritrova l’idea del mutarnento, ma per così dire stilizzata, intravista nell’apparire dei monti, dei fiumi, del cielo, oppure delle rondini, che “sgorgano / una dall’altra” traboccando, autorigenerandosi, come figure della metamorfosi. Il continuo ricorso all’avverbio o all’interiezione “ecco”, accentua il valore epifanico di questi versi. La natura è scrutata come luogo di rivelazione, promessa di un’imminente primavera spirituale. La panica, plenaria solennità di certe descrizioni (che sembrano ispirarsi a Hölderlin) percorre poesie straordinarie quali Il mai perfetto, oppure Montagne?… non sa se luce o marmo, per culminare in due tra i testi più felici del libro: Pernice e Trota in acqua. Immersi nel loro spazio come vettori in campo di forze, i due animali sono chiamati a rappresentare l’enigma stesso dell’esistenza umana, “quell’inebriante infuso / di libertà e necessità”, “quei filanti paradisi / di libertà e d’obbedienza”. È come se L’anguilla di Montale si mostrasse in una luce nuova, simile al pesce gnostico, al Cristo che discende negli abissi di cui parlò Supervilles in una Chanson tradotta, o meglio, trasformata da Paul Celan.

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Valerio Magrelli


Poesie da Per il battesimo dei nostri frammenti di Mario Luzi

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Mario Luzi (1987)

Mario Luzi nasce a Sesto Fiorentino nel 1914 da genitori originari di Samprugnano nella zona del Monte Amiata. A Samprugnano Mario passerà le vacanze fino al 1940. Insieme con il borgo di Castello vicino a Sesto Fiorentino, Samprugnano è per lui luogo di ispirazione, legato a una cultura agricola, del villaggio e soprattutto legato alla madre, Margherita Papini. La madre, “figura malinconica anche se serena e mansueta”, avrà sul giovane Mario un’influenza importante soprattutto per l’idea di religione, molto interiorizzata e poco di chiesa. Il padre era un tipo pragmatico, meno incline a capire le scelte del figlio. Tuttavia in seguito, quando vide che Mario ne traeva sostentamento e piacere, non ebbe problemi ad accettare le sue scelte. Una famiglia serena, che influenzò positivamente la sua crescita, avvenuta in luoghi tranquilli, nonostante la guerra. Negli anni 20 il giovane Mario frequenta le scuole a Castello e si fa notare per la sua bravura e la sua maturità. A 9 anni aveva già letto Pinocchio e i classici del tempo, e addirittura i Promessi Sposi. I primi tentativi poetici sono del 1924. Frequenta il ginnasio al Galileo di Firenze per poi andare a Milano e a Siena, trasferimenti dovuti al lavoro del padre, ferroviere. A Siena completò gli studi ginnasiali. Il periodo di Siena è un periodo importante, il periodo della scoperta delle ragazze, dell’amore e dell’arte. L’arte senese lasciò in lui un segno indelebile. Gli anni intorno al 30 vedono il giovane Mario alle prese con le letture di base per la sua formazione, la delusione della filosofia, di cui riusciva ad apprezzare solo i greci, per la semplicità del pensiero, e l’ammirazione per i “filosofi” dell’età contemporanea, Joyce, Proust, Mann. In seguito ebbe una folgorazione per Nietzsche e per le opere Al di là del bene e del male e Così parlò Zarathustra. Gli anni 30 sono gli anni degli studi universitari, a Lettere, a Firenze. Sono gli anni in cui conosce gli amici di una vita, Oreste Macrì, Piero Bigongiari e Piero Bargellini, Romano Bilenchi e Carlo Bo. Si introduce nella vita intellettuale della città e prende contatti con le riviste dell’epoca, Solaria, L’Italia letteraria, Il Frontespizio. Fra gli editori, nessuno ancora pubblicava poesia contemporanea. L’unica casa editrice era Vallecchi e poi Guanda, una casa editrice di gusti alternativi. L’amicizia con Betocchi, cominciata in questi anni, è un’amicizia fondata sull’interesse per la poesia e la letteratuta. Insieme leggono Mauriac, Rimbaud e i poeti francesi. Si laurea nel 1936 con una tesi su Mauriac pubblicata nel 1938 da Guanda con il titolo L’opium chrétien. Comincia a insegnare a scuola e a pubblicare per Il Frontespizio e per Letteratura di Bonsanti, conosce Tommaso Landolfi e in seguito Montale, che faceva parte del gruppo del caffè delle Giubbe Rosse dove si inserì e dove conobbe pure Aldo Palazzeschi, Vittorini, Gatto e Ottone Rosai per cui scriverà il suo primo pezzo di critica d’arte. Si avvicina la guerra e Luzi continua la sua attività di scrittore e di critico. Per motivi di salute viene riformato. Collabora anche alla prestigiosa rivista Prospettive di Curzio Malaparte e a febbraio esce per Vallecchi Avvento Notturno in cui il presentimento per un’epoca oscura che si andrà purtroppo realizzando di lì a poco, appare con grande chiarezza. Sono anni di grande inquietudine interiore che si riflette nella sua poesia e nella sua vita, pur ricca di incontri con scrittori e poeti dell’epoca. A Roma, dove risiede tre giorni a settimana per lavoro (presso il Ministero di Educazione Nazionale e Cultura Popolare), frequenta Pratolini, già conosciuto a Firenze, Gadda, Calamandrei e Giorgio Caproni. Nel 1942 si sposa con Elena Monaci e nel 1943 alla caduta di Mussolini ripara con la moglie nel Valdarno ma non lavora, visto il momento critico e particolarmente buio, che lo preoccupa per il futuro. Nell’ottobre del 1943 nasce il figlio Gianni. Nel 1945, alla fine della guerra, fu sconvolto, rientrando in città, dalla devastazione di Firenze dove Luzi ritorna per riabbracciare i genitori. Anche la sua casa è stata distrutta. Comincia ad insegnare al Liceo Scientifico in via Masaccio 223, dove rimarrà diciotto anni e dove avrà come colleghi Lanfranco Caretti e Eugenio Garin. In questi anni fonda una rivista, Società in collaborazione con Vittorini e Bilenchi. Pubblica varie poesie e scrive molto, anche di critica e di saggistica, relativa soprattutto alla letteratura francese, collabora alla rivista Letteratura, che però lo delude, e a La Chimera diretta e stampata da Vallecchi, cui collaborano anche Carlo Bo, Betocchi, Bigongiari e Parronchi. Insegna sempre ed è spesso commissario di maturità in varie città d’Italia. Nel 1955 viene chiamato a Scienze Politiche per la cattedra di Lingua e cultura francese. Nel 1960 dopo la morte della carissima madre, riesce a pubblicare il corpus delle sue poesie con il titolo Il giusto della vita. Nel 1959 aveva vinto il premio Marzotto per la poesia ex aequo con Saba. Negli anni 60 cominciano le collaborazioni con l’Università di Urbino dove sarà chiamato negli anni 70 a tenere dei corsi di letteratura francese, e intanto pubblica Nel magma per Vallecchi. Dal 1966 inizia a viaggiare: in Russia e in Georgia poi in India, Ungheria, Romania, dove le sue poesie cominciano ad essere tradotte, poi nel 1974 negli Stati Uniti. Inizia a scrivere per i quotidiani, per il Corriere della Sera, dove scrive articoli sulla letteratura latino – americana e per Il Giornale di Indro Montanelli con il quale collabora fino ai primi anni novanta. Nel 1979 escono le sue poesie presso la Garzanti, Tutte le poesie. (In due volumi). Viaggia sempre molto, Parigi, i paesi scandinavi, la Cina, e nel 1980 partecipa a un meeting di poesia in cui partecipano poeti italiani contemporanei (Sereni, Fortini, Zanzotto, Sanguineti …) e poeti americani. Nel 1981 ha luogo all’Università di Siena il primo convegno di studi sulla sua opera e nel 1982 vince la cattedra di ordinario di Letteratura Francese a Magistero a Firenze. Negli anni 80, Mario Luzi pubblica molte delle sue opere, viaggia e scrive saggistica varia. Sono anche gli anni in cui perde due dei suoi più cari amici: Carlo Betocchi e Romano Bilenchi. Collabora anche come scrittore di teatro con Hystrio, del 1987, e più tardi con Io, Paola, la commediante e altri testi che saranno pubblicati in un volume della Garzanti Teatro. Nel 1990 interviene a più riprese contro la Guerra del Golfo e in seguito saranno sempre più frequenti i suoi interventi di stampo politico. Molte sono state le manifestazioni per celebrare i suoi 80 anni. Negli anni 90, preoccupato per la situazione politica italiana, rafforza il suo impegno e i suoi interventi avvicinandosi all’Ulivo nelle elezioni del 1996. Nel 1997 ha ricevuto la Legione d’Onore dal Presidente della Repubblica Francese e in occasione dei suoi 90 anni nell’ottobre del 2004, è stato nominato senatore a vita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Si è spento qualche mese dopo, il 28 febbraio del 2005 a Firenze. Ha avuto funerali solenni ed è sepolto nel cimitero di Castello.

 

BIBLIOGRAFIA

POESIA

La barca, Modena: Guanda, 1935 Avvento notturno, Firenze: Vallecchi, 1940 La barca, 2 edizione modificata e accresciuta, Firenze: Parenti, 1942 Biografia a Ebe, Firenze, 1942. Prosa poetica Un brindisi, Firenze: Sansoni, 1946 Quaderno gotico, Firenze: Vallecchi, 1947 Primizie del deserto, Milano: Szhwarz, 1952 Onore del vero, Venezia: Neri Pozza, 1957 Il giusto della vita, Milano: Garzanti, 1960. Tutte le poesie fino al 1960 Nel magma, Milano: All’Insegna del Pesce d’Oro, 1963. Nuova edizione accresciuta, Milano: Garzanti, 1966 Dal fondo delle campagne, Torino: Einaudi, 1965 Su fondamenti invisibili, Milano: Rizzoli, 1971 Al fuoco della controversia, Milano: Garzanti, 1978 Tutte le poesie, 2 voll, (Vol 1. Il giusto della vita; vol 2: Nell’opera del mondo Milano: Garzanti, 1979 Reportage, un poemetto seguito dal Taccuino di viaggio in Cina, Milano: All’Insegna del pesce d’Oro, 1980 Per il battesimo dei nostri frammenti, Milano: Garzanti, 1985 Tutte le poesie, Milano: Garzanti, 1988 (Il giusto della vita; Nell’opera del mondo; Per il battesimo dei nostri frammenti. Edizione accresciuta e comprendente anche con le Semiserie ovvero versi per posta, 1970-1987) Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Milano: Garzanti, 1994 Sia detto, in “Annuario della fondazione Schlesinger”, Lugano, Milano, New York, 1995 (10 poesie) Tutte le poesie, Milano: Garzanti, 1998 (Edizione accresciuta e comprendente La cordigliera delle Ande e altri versi tradotti. Frasi e incisi di un canto salutare. Viaggio celeste e terrestre di Simone Martini) Diana, risveglio sotto specie umana, Milano, 1999 Dottrina dell’estremo principiante, Milano, 2004 Lasciami, non trattenermi. Ultime poesie, Milano: Garzanti, 2009.

TEATRO

Ipazia, Milano: All’insegna del Pesce d’Oro, 1973 Libro di Ipazia, Introduzione di G. Pampaloni, Milano: Rizzoli, 1978 Rosales, Introduzione di G. Raboni, Milano: Rizzoli, 1983 Hystrio, Milano: Rizzoli, 1987 Corale per la città di Palermo per S. Rosalia, Genova: S. Marco dei Giustiniani, 1989 Il Purgatorio, la notte lava la mente, Genova: Costa&Nolan, 1990 Io, Paola, la commediante, Milano: Garzanti, 1992 Teatro, Milano: Garzanti, 1993 (raccoglie i testi precedenti) Pietra oscura, Porretta Terme: I Quaderni del Battello Ebbro, 1994 Felicità turbate, Milano: Garzanti, 1995 Ceneri e ardori, Milano: Garzanti, 1997.

PROSA

Biografia a Ebe, Firenze: Vallecchi, 1942 Trame, Milano: Rizzoli, 1982 (contiene anche volumi precedenti a partire dal 1963) De quibus, Montichiari: Zainetto, 1991 Toscanità, Montichiari: Zainetto, 1993 Mari e monti, Firenze: Il ramo d’oro, 1997 Taccuino di viaggio in India e altri inediti di Mario Luzi, Firenze: Polistampa, 1998.

SAGGI

L’Opium chrétien, Parma: Guanda, 1938 Un’illusione platonica e altri saggi, Firenze: Edizioni di Rivoluzione, 1941 e a cura di M. Boni, Bologna, 1972 L’inferno e il limbo, Firenze: Marzocco, 1949 e Milano: Il Saggiatore, 1964 (edizione accresciuta) e Milano: SE, 1997 Aspetti della generazione napoleonica e altri saggi di letteratura francese, Parma: Guanda, 1956 Tutto in questione, Firenze: Vallecchi, 1965 Vicissitudine e forma, Milano: Rizzoli, 1974 Discorso naturale, Milano: Garzanti, 1984 Cronache dell’altro mondo, Genova: Marietti, 1989 Scritti, Venezia: Arsenale, 1989 Le parole agoniche della poesia, Macerata: Alfabetica, 1991 Dante e Leopardi o della modernità, Roma: Editori Riuniti, 1992 Naturalezza del poeta. Saggi critici, Milano: Garzanti, 1995 Sperdute nel buio. 77 critiche cinematografiche, Milano: Blu cobalto, 1995 Vero e verso: scritti sui poeti e sulla letteratura, 2002.

SCRITTI D’ARTE

Nuovamente venuto Rosai, Firenze: Pananti, 1984 (300 esemplari) Venturino Venturi, Firenze: Pananti, 1991 15 superfici bianche di Enrico Castellani, Pordenone, a cura della Zanussi Italia, 1994 Luzi critico d’arte, Firenze: LoGisma editore, 1997.

Mario Luzi è stato anche curatore e traduttore di opere letterarie dal francese e dall’inglese (v. il volume Mario Luzi, L’opera poetica, Milano: Mondadori, 1998 (I meridiani). Molte le interviste pubblicate riguardanti la poesia e la figura del poeta, per le quali si rimanda al volume citato sopra, come per le traduzioni della sua poesia in francese, inglese, spagnolo, in tedesco, in russo, bulgaro, croato, polacco e greco, svedese. Molto interessante la produzione che coniuga le poesie di Mario Luzi e produzioni artistiche, di cui riportiamo alcuni esempi: Una poesia di Mario Luzi e quattro serigrafie di Michel Tissot, Firenze: L’Upupa, 1985 Padri dei padri, una poesia di M. Luzi cinque acqueforti di F. Ghitti, Milano: Naquane, 1985 La barca, tavole di N. Pino, Messina: Il Gabbiano, 1991 Poeti e pittori, di M. Luzi e E. Marco, Massa Carrara: ed. ENT, [1992?] Tra terra e cielo, versi di M. Luzi, musica di C. Crivelli, Roma: Aeditio Princeps (200 esemplari) In extremis, 18 poesie di M. Luzi di cui sei inedite, tecniche miste di P. Dorazio con CD allegato delle poesie lette dall’auotre, St. Gallen: Erker Verlag, 1995 Tre poeti per Morandi, Udine: Campanotto, 1996.

“I camminatori” di Italo Testa, letti da Gianluca D’Andrea, su °punto critico

ITALO TESTA
Italo Testa

I camminatoriNuovi inizi: su “I camminatori” di Italo Testa (Valigie Rosse, Livorno 2013) – di Gianluca D’Andrea

 

Ancora non era morto.

Ma già aveva accesa in mente

la cecità del veggente

G. Caproni

 

I 19 testi di quest’unico poemetto che è I camminatori valgono innanzitutto come risposta audace in termini di possibilità tecniche della parola poetica in tempi di ibridazione prosaica e mescolanza dei generi. Le scelte di Italo Testa, infatti, sembrano convertire le «impurità» dell’anti-stile di marca tardo-novecentesca (questo è uno dei motivi che permettono, in epigrafe, l’inserimento di alcuni versi del Caproni postumo) in una nuova ricerca di funzione per quelle accortezze retoriche (e quindi stilistiche), riconducibili soprattutto all’aspetto ritmico e sonoro. Per questo, pur sapendo di correre un bel rischio, mi accingo a definire l’ultimo lavoro di Testa come un’operazione neo-melica, perché riesce a riconsiderare l’elemento primigenio del linguaggio, il canto, alla base dell’espressione poetica. Certo, la musica de I camminatori è litanica, sia in senso stretto, religioso (e l’ultimo componimento della raccolta, agendo da monito per il lettore, sembra confermarlo, ma lo vedremo in seguito), agendo da invocazione all’attenzione per le presenze fantasmatiche, senza nome e tratti, di questi attori urbani – eppure così concreti, infatti «abbattono/ le protezioni/ scavalcano/ i cancelli le reti/ e entrano/ dentro i cantieri» (p. 28, vv. 8-13) –, sia in senso figurato: la serie di componimenti tratta ininterrottamente di questi camminatori, cantandone ipnoticamente le gesta (il movimento ipnotico, realizzato attraverso l’utilizzo delle sdrucciole e del ritmo ternario, è stato ottimamente compreso da Paolo Maccari nella nota finale), i gesti, di questi piccoli eroi in nuce, e per questo ancora indefiniti, che si stagliano dal niente, dalla più grigia e comune dis-identificazione.

La ricerca di Testa, è noto, rastrella, affondando i suoi strumenti, il campo qualitativamente immenso della tradizione novecentesca, nel caso specifico de I camminatori il riferimento di maggior impatto sembra essere proprio il Caproni richiamato all’inizio di quest’analisi. È tentata, in prima istanza, una ricoagulazione dell’io, del soggetto che, pur ridotto a semplice osservatore del mondo, esprime un barlume di fiducia proprio nell’immersione, per quanto apparentemente alienata, nel contesto. Vale, a dimostrazione di quanto detto, riportare per intero l’ultima stazione della processione visiva e liturgica elaborata da Testa:

non sembrano

mai farti caso

proseguono

e niente li distoglie

s’avviano

semplicemente

ognuno alla sua meta

ma simili

e sempre più numerosi

s’avvistano

lungo le strade

si incrociano

in ogni luogo

ovunque tu cammini

camminano

(p. 35).

 

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