Letture dallo stretto (18/08/2017)

poeti estate
Elaborazione grafica di Gianluca D’Andrea

Letture dallo stretto
Feltrinelli point, Messina, Via Ghibellina, 32

(18/08/2017, ore 18:00)

Grazia Calanna, Luigi Carotenuto, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Vincenzo Galvagno, Antonio Lanza, Daniela Pericone, Pietro Russo, Caterina Scopelliti.

Ciclo di letture all’interno della rassegna messinese per la poesia

copertine

 

Spazio Inediti (17): Luigi Carotenuto – di Gianluca D’Andrea

 

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Luigi Carotenuto

di Gianluca D’Andrea

Spazio Inediti (17): Luigi Carotenuto

Aria
preferivo chiamarti
quasi fossi uno spiritello nordico
un’entità dal dna mitologico
la mia compagna di giochi
e dispetti
la bicicletta che tante volte mi ha lasciato
a piedi


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Kim Dong-Kyu, ‘his room’ after ‘the bedroom’ by vincent van gogh, 1888 (2013). Fonte ART X SMART BY KIM DONG-KYU)

Una strana leggerezza traspira da questo componimento del catanese Carotenuto. Strana, perché il tocco lieve sembra mascherare un sostrato di alienazione, indizio di un rapporto tutt’altro che pacificato con l’alterità. L’oggetto – forse “la bicicletta” – referente di un messaggio “apotropaico”, in linea con lo sconvolgimento del nominare e con le potenzialità “distruttive” dell’etichettamento. L’oggetto comune, compagno dei movimenti del soggetto, è “battezzato” e personificato – così mi spiego il riferimento al “dna mitologico” – nel tentativo di produrre una “simpatia”, che sembra, però, negata beffardamente dalla disillusione sottintesa alla risposta («la bicicletta che tante volte mi ha lasciato/ a piedi»). Notevoli, se l’osservazione è giusta, le implicazioni che scaturirebbero dal tentativo assertivo di nomi-dominare il reale, tentando una “confidenza” che è anche modifica strutturale. La leggerezza, che sembrava dominare l’atmosfera, apparentemente banale del testo, si trasforma così nel teatro in cui lingua e mondo, da sempre, inscenano lo spettacolo, tante volte conflittuale, della relazione.

(Novembre 2015)


Luigi Carotenuto è nato il 16 agosto 1981 a Giarre (CT), dove tuttora risiede. Educatore, ha lavorato nell’ambito socio-pedagogico. Si occupa di critica letteraria per il periodico culturale l’EstroVerso (www.lestroverso.it), diretto da Grazia Calanna; cura la rubrica di poesia In conto letture, per la rivista Lunarionuovo, diretta da Mario Grasso (www.lunarionuovo.it). Ha pubblicato le sillogi L’amico di famiglia (edizioni Prova d’Autore, Catania, 2008) e Vi porto via (edizioni Prova d’Autore, Catania, 2011).ine

“Vi porto via” di Luigi Carotenuto, Prova d’Autore, Catania 2011

 

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Luigi Carotenuto

Vi porto via – Nota di Gianluca D’Andreavi-porto-via-di-lugi-carotenuto

 

La parola concettualizza l’esistente, è una parvenza che nella tensione verso la concretezza della materia, combatte la distanza, nonostante la sua ineluttabilità: questa spinta infinita alla nominazione è matrice e anelito della poesia di Vi porto via. È tutto infinito, poesia d’esordio della raccolta, non lascia dubbi: la ricerca è nella presenza/assenza, nelle potenzialità liminari della parola, risolvendosi in desideri e cadute, nonché in imperativo etico per lo sforzo di un raggiungimento. Il velo, altra soglia, è gioco di trasparenze che lascia intravedere il reale, per nasconderlo, rendendo impossibile l’accesso totale allo stesso, insinuando possibilità di fuga. L’agio oscillatorio, provocato dall’incontro/scontro col reale (evidenza di molta poesia siciliana del novecento, vedi Cattafi), origina proprio dall’impatto, tutt’altro che sereno, che il soggetto subisce e a cui tenta di reagire. Per questo alle stazioni di mancata aderenza si tenta di provvedere con uno sforzo, quasi un sacrificio, di scardinamento causato dalla tensione di centrare l’ordine delle parole nel mondo. In potenza la forza ricreante può emergere, liberandosi dagli scivolamenti e le fughe, focalizzando, e infine concretando, il proprio desiderio-imperativo; svincolando la forza etica, presente, dal moralismo, dalla caccia alla parola, dall’effetto (come in alcuni dei testi riportati avviene).

Testi

È tutto infinito

È tutto infinito con te
l’attesa
il silenzio
un bacio sospeso dal tempo
Rimescolo i dadi
sei in tutte le facce
se perdo la strada
sei dietro di me

°

Nel castello

Carità di una pioggia serale
svolazzare annebbiarsi svanire di idee
si scompagina la nostra storia personale
rinasce l’aria impolverata
dell’antico amato ripostiglio segreto
tolto il velo il veto
s’apre il castello del primo nemico…
Edipo

°

Ex novo

Rinnovarsi bambino
anima estranea al disincanto
sciogliere il cappio nel petto
in un canto

°

Blu chagall

Arcobalenante gioia lungoprato fiorito fiorente
finestra investita d’aria fresca ad altezza divina
Dove sei? Nascosta sotto la brina
nel tuo blu chagall tra tulipani viola
nodi in gola occhi lucidi lucenti
– occhi da passeggiate infinite –
consustanziale al cielo
per sempre bambina
occhi estasiati di fantasia
– c’è da perdersi in te come nel paese di Alice –
felice

°

San Nullo

San Nullo, chi ti cogita ormai?
Mortificato nel nome
Ti ho incontrato sul vetro d’un bus,
nell’urbana indifferenza,
tra i pensieri stanchi di chi torna a casa
con la tua benedizione e non lo sa.

°

Pornolenza

Madonna mia
salvami dalla pornografia

Anima d’ametista
chiudimi la rivista
eiaculatio fellatio copula crapula
come esser sazio del nulla
pur vertigo vestito?

°

La verve del verbo

Divagare divergere allestire un sole artificiale
pernottare in loco virtuoso vitale
sudare il senso universale
Fermarsi
Ripartire
dalla gioia del dire

°

La gravità del peso o il peso della gravità

Già, la pioggia.
Ogni stupida goccia
si poggia
così
priva di sensibilità
(questa è la gravità).
Tu la scruti assorta
come se avesse un’anima
un corpo a sé stante
che resista (più d’un istante)
al contatto col mondo.

È senza individualità
dura il tempo di un salto celeste
e da sola non esiste.

°

Sul selciato

Strade di pietra
orme infantili
adolescenti
primo amore mai scordato
esordio sul selciato
il mio cuore corre corre
la testa non gli tiene testa
il mio cuore fugge chi lo prende
nemmeno tu mi prendi più
ho di nuovo 15 anni
amami non vedi sono un bambino
torno sempre indietro lo sai
per chi se non per te per chi
guarda vedi come sono bravo?
vado in bici con una mano sola
però senza la tua non so entrare a scuola

°

Passo doppio

Danza sul rimorso
sulla colpa
pesta in passo doppio
quel serpente velenoso

Danza sui soprusi
sugli stupidi e gli ingrati
danza sui reati
cosa resta?
Danza che ti passa

Sciogli questo nodo di rimpianto
librati in un pianto in movimento

l’estasi è un momento

°

Virtuale

Avremo il virtuale
dove poterci ritrovare

custodirò il tuo sorriso
il caffè caldo un pensiero condiviso
come non ci fossimo mai lasciati
schermo a schermo appiccicati

la solitudine non ha più radici
sconfitta dai miei 1009 amici
Dio, il partito, la rivoluzione
il sesso, l’amore, la distrazione
tutto a portata di dito

E l’infinito?


Luigi Carotenuto è nato il 16 agosto 1981 a Giarre (CT), dove tuttora risiede. Educatore, ha lavorato nell’ambito socio-pedagogico. Si occupa di critica letteraria per il periodico culturale l’EstroVerso (www.lestroverso.it), diretto da Grazia Calanna; cura la rubrica di poesia In conto letture, per la rivista Lunarionuovo, diretta da Mario Grasso (www.lunarionuovo.it). Ha pubblicato le sillogi L’amico di famiglia (edizioni Prova d’Autore, Catania, 2008) e Vi porto via (edizioni Prova d’Autore, Catania, 2011).

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