Poesia e alterità: Orientamenti spazio-ambientali (attraversando l’opera di 6 autori siciliani contemporanei) – Un mio saggio per l’Ulisse

POESIA E ALTERITÀ: ORIENTAMENTI SPAZIO-AMBIENTALI

(ATTRAVERSANDO L‟OPERA DI 6 AUTORI SICILIANI CONTEMPORANEI) 

Premessa breve

Nel saggio Letteratura e ecologia, Niccolò Scaffai afferma: «l‘idea che la natura debba essere preservata dalla tecnica, e che la sua essenza sia da mantenere segreta e inaccessibile, può sembrare coerente con una forma di sensibilità ecologica ante litteram»(1). Tra salvaguardia e nuove germinazioni si muove da sempre la tecnica della poesia, in quanto coscienza della verità del mondo. Come in una camera d‘incubazione essa produce sostanze secondarie, da grammatiche esistenti nuove costruzioni. Come nell‘infimo inizio del pensiero confuciano, occorre tutta l‘attenzione per riconoscere i segnali d‘insorgenza del nuovo e la poesia può assumersi il ruolo di vedetta per la sua inclinazione al vero, come clima del mondo, climax.

Solo immaginando altre forme di esistenza e figurandoci il mondo come potrebbe essere, possiamo ancora sperare in un «nuovo nomos del nostro pianeta» (seguendo una dichiarazione di Carl Schmitt(2)), perché «lo invocano le nuove relazioni dell‘uomo con i vecchi e nuovi elementi, e lo impongono le mutate dimensioni e condizioni dell‘esistenza umana», e non solo umana.

Partendo, allora, dalla relazione tra parola della poesia e mondo, tenterò di individuare, raccontando i testi di alcuni autori siciliani degli ultimi decenni, spunti e connessioni con le dinamiche ambientali, nella possibilità di apertura a nuovi orizzonti di senso.

Intro

«Anche la poesia […] si trova ad essere investita di un ruolo paradossalmente fondamentale: quello di instaurare, magari ricreandole ex novo, le pur esilissime connessioni vitali tra un ―passato remotissimo‖ e l‘odierno ―futuro anteriore‖ […]. Resta ferma, insomma, la convinzione che la poesia debba ostinarsi a costituire il ―luogo‖ di un insediamento autenticamente ―umano‖, mantenendo vivo il ricordo di un ―tempo‖ proiettato verso il ―futuro semplice‖ – banale forse, ma necessario – della speranza»(3). Così Andrea Zanzotto, nel 2006, introduce un nuovo, necessario, percorso che la poesia ha l‘obbligo di attraversare, per rispondere alla trasformazione etica in atto, incentrata sulla relazione soggetto-mondo. Seguendo questa suggestione, allora, la poesia non sarà solo traccia e testimonianza di questo rapporto ma potrà permetterci di riconoscere ―dall‘inizio‖ una diversa collocazione dell‘umano all‘interno di un contesto al cui mutamento ha da sempre contribuito.

Proprio perché si avverte l‘urgenza di focalizzare le coordinate di un nuovo inizio, che riattivi il contatto ―ambientale‖ uomo-mondo, non ho potuto fare a meno di tornare alle origini, riattraversando alcuni testi di autori siciliani, come si diceva, in cui sembrerebbero emergere le stesse urgenze.

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Exit alla Libreria Popolare di Via Tadino – Antologia di poesia siciliana

con Francis Catalano, Marilena Renda, Luciano Mazziotta, Diego Conticello, Rosemary Ann Liedl

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Exit alla Libreria Popolare di Via Tadino

Exit numéro 92

Poésie sicilienne : la parole peut alarmer la cible
Dossier préparé par Francis Catalano
avec la collaboration de Gianluca D’Andrea et de Diego Conticello avec des poèmes de Franca Alaimo, Maria Attanasio, Francesco Balsamo, Diego Conticello, Gianluca D’Andrea, Giampaolo De Pietro, Nino De Vita, Antonio Lanza, Luciano Mazziotta, Marilena Renda, Margherita Rimi, Pietro Russo, Patrizia Sardisco et Angelo Scandurra.

Un grazie a Francis, Antonella e alla redazione di Exit per questo splendido dossier.

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Spazio Inediti (6): Luciano Mazziotta – di Gianluca D’Andrea

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Luciano Mazziotta

di Gianluca D’Andrea

Spazio Inediti (6): Luciano Mazziotta

Giungo allora ai campi e ai vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta di cose introdotte dalle percezioni.

S. Agostino

Promemoria

“Tutto col tempo diventa memoria”
(Aristotele, De memoria et reminiscentia)

…e dei lapsus, che farne dei lapsus?
Se ogni volta che inciampi interrompi
un tuo ciclo vitale, è per perdere il filo,
per riprendere fiato e iniziare
da un indizio non valutato.

La linea si spezza: è naturale si spezzi.
Prendi ad esempio la Karl-Marx-Allee:
la memoria è geometrica; la storia è
compatta, compatto è l’asfalto:
non ci sono buche né vuoti.
Gli edifici non ammettono fughe
né pause, se pausa è un salto tra tempi,
da un ordine ordinario a un atto involontario:
come quando ti chiamo col nome
cui vagamente pensavo e diventi
proiezione casuale di una faccia
che niente ha a che fare con l’originale.

Sì, ma dei lapsus, quanti lapsus
per fare una storia? In un’eternità
avremo tutt’al più formato un’anamnesi,
una vaga sensazione di ricordo –
come quel rumore intermittente
della freccia avvertito in dormiveglia
dopo un lungo tratto di autostrada.

Risvegliarsi è avere scelta: uscire
dai percorsi obbligati,
incontrare tombini e sostare.
Non sono eventi ma dati,
interferenze che tessono
un tappeto di dettagli marginali
al di sotto della microstoria:
sbadigli distrazioni impulsi
o scarti
necessari:
come le parole
dette giornalmente in modo compulsivo:

tu inciampi su reperti pentole cucchiai
conservati in pessimo stato e da qui
io ti scrivo.


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Berlin – Karl-Marx-Allee, Marcus Künzel © (2009)

Poesia di pensiero che si confronta con la memoria, una memoria da ricostruire come la «Karl-Marx-Allee» al verso 7 suggerisce; costruzione viaria fatta di successive stratificazioni, citazioni architettoniche che, all’interno del nostro testo, alludono a un’originalità perduta (o mai esistita?), o meglio, aspirano a una rappresentabilità coerente, «compatta», senza «buche né vuoti» (v. 10), tensione ideale o movimento discendente di un’idea, a discapito della citazione iniziale da Aristotele, centrata sul movimento del tempo. La meditazione si fa dubbio linguistico, la possibilità del nominare si confronta con l’origine perduta proprio nel movimento e constata una sconfitta: «come quando ti chiamo col nome/ cui vagamente pensavo e diventi/ proiezione casuale di una faccia/ che niente ha a che fare con l’originale» (vv. 14-17). L’aspetto mnesico del dire, col suo carico di ricognizione imperfetta (vedi l’«anamnesi» al v. 20), pur non potendo costruire forme compatte, narrazioni coerenti, concentrandosi sulle “falle” del racconto (i “lapsus” ricorrenti in punti strategici della composizione, inizio e centro, quasi a confermare la necessità di questi scivolamenti in crepe originarie, dove il senso è incontrollabile, capovolto) sembra riscoprire la sua possibilità liberatoria: «Risvegliarsi è avere scelta: uscire/ dai percorsi obbligati,/ incontrare tombini e sostare» (vv. 25-27). Raggiunto questo traguardo, però, il dire si complica, ragiona sull’accaduto, sembra volersi riaddormentare nei «dati» che ricoprono l’evento: la memoria si oscura per accumulo, la linearità si perde nelle «interferenze che tessono/ un tappeto di dettagli marginali» (vv. 29-30). La fine del componimento si chiude in un ritorno ciclico, in cui il soggetto si ritrova nella condizione di dover affrontare nuovamente il problema: «tu inciampi su reperti pentole cucchiai/ conservati in pessimo stato e da qui/ io ti scrivo» (vv. 37-39). L’unico spostamento avvertibile riguarda la trasformazione del “lapsus” in una nominazione (gli oggetti presentati) che, per quanto diroccata, in pessimo stato, ricorda l’attraversamento appena compiuto, per cui il soggetto può continuare a scrivere da questi inizi ripetuti e mutevoli. Il movimento e la sua idea sembrano essere assorbiti in un solo gesto di fiducia nei confronti del logos, scavare tra le sue radici contorte, tra le volute infinite dei significati, è compito arduo ma che permette di individuare la necessità della trasmissione.

(Marzo 2014)


Luciano Mazziotta è nato a Palermo nel 1984. Specializzato in Scienze dell’antichità, ha vissuto parte degli anni della Laurea triennale tra Palermo e Amburgo. Tra Marzo e Settembre 2011 è stato borsista in qualità di Post-Graduate Student presso la Humboldt-Universität zu Berlin. Nel 2009 è uscita la sua prima silloge di poesie Città biografiche (editrice Zona). Sue poesie e prose sono state pubblicate sui blog “Nazione Indiana”, “La dimora del tempo sospeso” e “Poetarum silva” di cui è anche redattore. Altri testi sono presenti sulle riviste cartacee Poeti e poesia (nr. 21), nel Registro di poesia #5 a cura di Cecilia Bello Minciacchi (edizioni D’if) e, da ultimo, su Argo (XVIII).