LETTURE di Gianluca D’Andrea (14): CONTATTO

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di Gianluca D’Andrea

«La stanza era relativamente grande, e per contrasto con l’anticamera fortemente illuminata la sua lunghezza si perdeva in un’oscurità semitrasparente rinforzata da grevi ombre».

(J. Conrad, Con gli occhi dell’occidente)

Che cosa confermare? dice tutto questo romanzo sulle ombre della coscienza, gli spettri della cospirazione, il rimorso collegato al ricordo. Sentire, allora, sarebbe la grande colpa che blocca l’azione? ma questo è un pensiero romantico in un contesto che si vuole ancora romantico. Un’ideologia.
Invece adesso è un’altra l’immersione e non ha a che fare neppure con l’eventualità del cinismo, dell’indifferenza. Adesso è mutata la capacità – e forse la necessità – di percepire. Il nostro rispetto di noi è oscurato dall’illusoria trasparenza dello schermo, il nostro riflesso opaco, ombroso, è il manifesto di una scissione profonda perché evidente in superficie.
La nostra ombra è spinta a una distanza inaudita dall’evidenza della nostra apparizione, da una presenza virtualmente assidua, nella riduzione altrettanto inaudita del nostro messaggio.
Quale riflesso emergerà dalla necessità primordiale del consenso? ora che il consenso si è mutato in un gesto veloce e non focalizzabile.
So della tua presenza e calcolo ogni tua risposta, la percezione compulsiva che la muove, e per te è lo stesso, per questo mi chiami con tutto te stesso al tuo consenso.
Ma la presenza è scomparsa, – anche del soggetto-autorità e la manipolazione è un autoriferimento che accende inedite capacità di contatto, la trasmissione dei soliti impulsi con modalità che si avvicinano a qualcosa di basilare. Tutto avviene, però, dalla distanza di una postazione, circondati da una solitudine paradisiaca, un recinto, un muro.

LETTURE di Gianluca D’Andrea (3): FIGLI E NIPOTI DEL BENESSERE?

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Mario Martinelli, La danza dell’ombra (particolare, 1996) ©. (Fonte: mariomartinelli.it)

di Gianluca D’Andrea

La mia generazione è figlia di quel benessere, quella parentesi della storia che va dal secondo dopoguerra alla fine del XX secolo. 1976: l’anno dell’eutanasia, anno del drago – MAO -, Cina coinvolta nell’occidentalizzazione del mondo. Non esiste “occaso”, andiamo fuori dai nomi, esiste un segnale di distruzione – “distruzione della distruzione”, ancora Heidegger – un complotto, una “complicità” negli stessi interessi tra le nazioni del complotto. Dall’autodifesa al modello, lo “stile” di vita – quale “stile” di vita? quale “nuova” illusione? Questo ci ha lasciato la “guerra fredda”.
La mia generazione è passata da quest’infanzia “fredda” – ma poi gli anni ’90, dopo il disgelo si ri-produce un conflitto “caldo” nel seno dell’Europa, anzi a causa del “dis-gelo”. La Jugoslavia doveva frantumarsi, un piccolo dinosauro comunista, spartiacque necessario, meglio se sbriciolato, perché facilmente indirizzabile all’occaso. L’ideologia della caduta, occidente è l’occasione perduta dall’uomo per dimenticare la dimensione dialettica del superamento dell’Altro; la speranza dissolta di un adattamento irraggiungibile al contesto, alla terra – allora, costante ri-creazione nel mondo.
La mia generazione non si è mai svegliata dal sogno estivo di una pace che dirottava ogni conflitto fuori dall’occaso. L’occasione dell’abbraccio globale sotto la bandiera dell’occaso ha aperto il desiderio di un sonno artificiale, perpetuamente pacifico, poco prima di un “nuovo inizio” che prende avvio dalla “distruzione” del “vecchio” uomo (ancora Nietzsche, Kierkegaard, Heidegger).
Non ci sarà l’abbraccio di un contatto auspicato da alcuni – la carezza di Nancy – ma l’affermazione di un “dispositivo” della dimenticanza (Foucault, Deleuze, Agamben), una metafisica esponenziale, cioè un oblio nella presenza.
«La vita è una cosa pubblica» (J. Conrad, Con gli occhi dell’occidente), se è così – ed è così – occorre esercitarsi a comporre una strategia del nascondimento. Forse siamo impegnati in uno sdoppiamento – e anche più. Più identità che difendono un’intimità sempre più a rischio. L’identità pubblica esaspera la sua esposizione e lascia in ombra la zona, il nucleo intimo che gode nel suo essere nascosto, l’angolo riservato eppure ricco di finestre da cui affacciarsi a piacimento. Ma sappiamo che il tipo di voyerismo che ci illude dell’autonomia nella scelta, ricade nel controllo di chi costruisce comandi, in un gioco molteplice di scatole cinesi. Si è già consolidata una gerarchia di potere – non un panopticon, ma un intreccio di occhi: la visione è così ampia eppure ristretta al controllo e alla manipolazione dei dati, o meglio degli accessi, degli “affacci”. Capito questo, occorre fingere e manipolare la propria finzione. Dimensione frustrante ma unica per mantenere autocontrollo in un contesto di controllo rivestito di angoscia, attivata nello spaccio della sicurezza. L’applicazione della sicurezza.