Poesie dall’inizio – 16) Borges

Sul dopo, in cui converge ogni presente. Sul ritorno alla storia quotidiana, come fosse un sogno che coincide col reale; che è un ricordo che collima, sempre, con l’oblio.

Gianluca


Poesie dall’inizio – 16) Borges

borges

Il risveglio

Entra la luce e affioro lentamente
dai sogni all’altro sogno condiviso
in cui le cose riprendono il posto
loro fissato, mentre nel presente
converge vasto e schiacciante il confuso
ieri: le secolari migrazioni
degli uccelli e dell’uomo, le legioni
che il ferro decimò, Roma e Cartagine.
E ritorna la quotidiana storia:
la voce e il volto miei, timore e sorte.
Ah se quell’altro destarmi, la morte,
recasse un tempo senza più memoria
del mio nome e di quanto sono stato!
Se mi portasse l’oblio quel mattino!

(Jorge Luis Borges, Tutte le opere – Volume secondo, Milano, 1985, a cura di Domenico Porzio)

*

El despertar

Entra la luz y asciendo torpemente
de los sueños al sueño compartido
y las cosas recobran su debido
y esperado lugar y en el presente
converge abrumador y vasto el vago
ayer: las seculares migraciones
del pájaro y del hombre, las legiones
que el hierro destruyó: Roma y Cartago.
Vuelve también mi cotidiana historia:
mi voz, mi rostro, mi temor, mi suerte.
¡Ah, si aquel otro despertar la muerte
me deparara un tiempo sin memoria
de mi nombre y de todo lo que he sido!
¡Ah, si en esa mañana hubiera olvido!

Jorge Luis Borges: una poesia da “La rosa profonda” (Adelphi, 2013) – Postille ai testi

borges
Jorge luís Borges

di Gianluca D’Andrea

Jorge Luis Borges: una poesia da La rosa profonda (2013)

la rosa

Cosmogonía

Ni tiniebla ni caos. La tiniebla
Requiere ojos que ven, como el sonido
Y el silencio requieren el oído,
Y el espejo, la forma que lo puebla.
Ni el espacio ni el tiempo. Ni siquiera
Una divinidad que premedita
El silencio anterior a la primera
Noche del tiempo, que será infinita.
El gran río de Heráclito el Oscuro
Su irrevocable curso no ha emprendido,
Que del pasado fluye hacia el futuro,
Que del olvido fluye hacia el olvido.
Algo que ya padece. Algo que implora.
Después la historia universal. Ahora.

*

Cosmogonia

Né tenebra né caos. Esige occhi
che vedano, la tenebra; così
suono e silenzio esigono l’udito,
e lo specchio, la forma che lo popola.
Né lo spazio né il tempo. E neppure
una divinità che concepisce
il silenzio anteriore all’iniziale
notte del tempo, che sarà infinita.
Il gran fiume di Eraclito l’Oscuro
non ha intrapreso il corso irrevocabile
che dal passato va verso il futuro,
che dall’oblio va verso l’oblio.
Qualcosa che già soffre. Che già implora.
Dopo, la storia universale. Ora.

(Traduzione di Tommaso Scarano)


Postilla:

«Después la historia universal. Ahora»: cos’è la storia, cos’è l’individuo? tutto è adesso in un’inversione “irrevocabile” del concetto di linearità, la freccia temporale non è più scagliabile tra “oblio e oblio”. Non c’è un verso ma un ritmo costante che elude altri concetti: spazio e tempo (spazio/tempo, spaziotempo?), passato e futuro, perché la “tenebra” avvolge tutto e per questo la “notte del tempo” ha bisogno di altri occhi, il “silenzio” di altre orecchie per cogliere la “nuova” forma che ci popola nel nostro stesso riflesso. La sofferenza del finale e l’intensità del pianto che arriva, sono l’intercessione nel transito dal prima al presente, nella constatazione (o speranza?) che in ogni passaggio finale possa ri-avvertirsi un nuovo inizio. Dopo la scomparsa di vecchi concetti – “la storia universale” – la vera irrevocabilità sembra “consustanziarsi” nel passaggio infinito delle forme, nelle potenzialità di lettura per nuovi occhi e nuove orecchie, dentro l’ombra riflessa in uno specchio. Ombra che sembra perdersi nell’oblio infinito ma che, invece, afferma la sua presenza, un’identità sofferente, scissa nello sforzo d’interpretazione della “notte del tempo”. Perduta la freccia in direzione dell’infinito (ricordiamo en passant l’ossessione di Borges per le spade), l’individuo resta solo e deve prepararsi all’incontro/scontro ravvicinato con il mondo della materia, il mondo senza “rifugio”, incipiente.