Diario – Primavera: 4) Il cuore estraneo

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Banksy, Boy With Heart
Location: Clerkenwell, London
Painted: 2006, Salvaged: 2009

Partite sopra diverse sonate: Passa Galli · Ensemble 1700 · Giovanni Battista Vitali

Diario – Primavera: 4) Il cuore estraneo

La lingua si è fermata, siamo sull’orlo: «Quando tutto ormai vacilla ed è minacciato, dove più niente va da sé, né vale alcun diritto, dove si è espropriati di tutto, si tratta di capovolgere l’Esodo, il “cammino del fuori”, nel suo contrario: ribaltare l’Esilio e sfidarlo. È questo il potere dell’ ”intimità”» (F. Jullien, Sull’intimità).
Ecco che il margine può diventare “azione” se sblocca la relazione, se si “approssimano” i corpi in una sempre possibile ribellione all’aggressione, non del mondo, ma di “un” mondo del Fuori che ha cancellato la pur «minima intesa interiore» (Ibid.).
Un’azione, si diceva, che deve sbloccare la relazione che, allo stesso tempo, non può svelarne il mistero, il velo dell’intimità, parola velata:

«Una gran quantità di segreti della mia vita si trova inviluppata in questo nuovo futuro, e mi restano qui da assolvere dei compiti che si possono assolvere solo con l’azione».

(F. Nietzsche, Epistolario)

Nuovo inizio, “nuovo futuro”, è il rischio del margine, un cammino che apre e chiude tra parvenza e reale – immagine e mondo – il mondo dell’immagine («fin dal principio la parvenza ha finito quasi sempre per diventare la sostanza, e come sostanza agisce!», F. Nietzsche, La gaia scienza) o il mondo che si immagina, infatti «non dimentichiamo neppure questo: che basta creare nuovi nomi e valutazioni e verosimiglianze per creare, col tempo, nuove “cose”» (F. Nietzsche, Ibid.). E qui è tutto il rischio della parola che riattiva il suo cammino, nella scelta da compiere s’incaglia il mistero dell’ambivalenza dell’essere, la sua “intimità”, appunto.
È un cuore estraneo quello dell’uomo, «ci si deve rassegnare […] al fatto che non esiste una “natura” dell’uomo priva di ambiguità, dato che […] egli non è di per sé né buono né cattivo» (H. Jonas, Il principio responsabilità), ed è questa “estraneità” l’unico valore: l’altro accolto nell’intimo, la capacità di accogliere l’estraneo/estremo, appunto, è la ribellione, non tanto all’ambivalenza dell’esistente e del segno che prova a indicarlo, quanto alla mancata compenetrazione tra uomo e mondo. Ecco, il segno può essere lo strumento per manifestare la presenza dell’estraneità fondante, il mistero che sempre riappare quando ci approssimiamo al mondo, riconoscendoci dentro il suo cuore estraneo, contemplandone le forme sempre rinnovate, le sempre nuove visioni.

«Che ci dovessimo diventare estranei è una legge sopra di noi: proprio per questo dobbiamo anche divenire più degni di noi!»

(F. Nietzsche, La gaia scienza)

Collage Invernale – Siamo stanchi dell’uomo

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di Gianluca D’Andrea

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Foto tratte da: Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale, Newton Compton, 1988