Diario – Primavera: 6) Geografia del dominio

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Francis Bacon, Studio per un accovacciato nudo (1952)

Intavolatura di liuto, Book 5: Capriccio cromatico · Luca Pianca · Pietro Paolo Melli

Diario – Primavera: 6) Geografia del dominio¹

Si parlava di dimensione, quindi di un nuovo spazio. Un luogo che si conformi e confermi dopo la scomparsa, dopo i non luoghi di cui è costellato l’immaginario presente.
Fuori dal dominio e dalla clausura del capitale, e non parlo dell’emergenza in cui ci siamo trovati a vivere, ma di una norma che ci vuole nello spazio del consumo. Moneta di scambio dal margine di ogni postazione. Postazione isolata che ci attorciglia a noi, anzi a un Noi-Io ancora più “individualizzato”, alienato e “assoggettato” proprio quando il soggetto ha raggiunto la sua scomparsa.
La massa informe dell’uomo-moneta, dell’uomo-dato monetizzabile, è solo uno degli aspetti problematici del nostro presente. Su un versante, se è possibile ancora più drammatico, si muovono le ombre di carne di chi non ha accesso alla stessa mercificazione: la massa semiviva, il monstrum ridotto a rimasticare gli scarti, desiderante l’accesso al mondo da cui è escluso e che lo aspetta solo a condizione di riciclarlo e riplasmarlo.
Il luogo dell’adesso è un arcipelago di gabbie con dentro subissi di sofferenze, considerando anche il deterioramento ambientale che le circonda.
È difficile orientarsi in questo nuovo spazio, nel dominio plastico di un capitale che rimpasta ogni alfabeto, che trasforma un soggetto ridotto a ombra di se stesso, pura astrazione accessoria, scomparsa nel flusso di dati, scia d’uomo, trappola:

Qualcuno di notte aveva cucito nel
dolore: un bordo raccolto che ci stringeva, chiudeva.
La paura si trascinava e frullava come farebbe l’ala
di un uccello in trappola, come noi siamo in trappola.

(R. Robertson, Camera obscura)


Nota:
¹ Il titolo riprende quello di una raccolta di saggi di David Harvey.