Transito all’ombra su Le parole e le cose

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di Gianluca D’Andrea

[Pubblichiamo alcuni testi dalla raccolta di Gianluca D’Andrea Transito all’ombra, in uscita in questi giorni per la nuova collana di poesia «Le Ali» di Marcos y Marcos].

Acquario

Passano le figure, inseguono gli eventi.
Ombre, i bambini trascorrono
in gesti, in un piede piegato o i passi.
Gli uomini impiegano il tempo
in frazioni strutturate,
il movimento ha passioni e dolori
e quadri che si aprono a brusii,
flussi trapassati, sorprese
negli scorci, membrane che respirano
le azioni compiute;
la giustizia si sposta nello stesso
luogo, si sgrana in tempi impercettibili.

Zingonia

Un luogo cui fu offerta una promessa
rifiutata dal luogo; contingenze,
si narra, che portarono al grigio
delle fabbriche chiuse, ai primi freddi,
a una popolazione in affanno.

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LETTURE di Gianluca D’Andrea (6): HISTORIA; RI-

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Michael Grab ©, Stone Balance (Winter/Spring 2012). Fonte: Gravity Glue

di Gianluca D’Andrea

«tempo impercettibile»
Aristotele, De sensu et sensibilibus

Ma il tempo impercettibile della percezione può farsi testimonianza? E l’insorgenza di emergenze, eventi che spuntano dal flusso, possono riscriversi e ricreare un racconto?
Conoscere un appiglio – ma chi scrive la storia? – testimoniante conserva una tradizione, un orientamento, un riconoscimento. Non è il mestiere dello storico, la sua aspirazione all’accumulo di dati da inserire in un racconto, l’obiettività insoluta include la propria fallibilità.
La storia è l’inizio, la dimostrazione della nostra fragilità, il margine tra una fine e un inizio, senza progetto.

«Le pietre non erano qui all’inizio / sono apparse in seguito con far di scienza / tra vari punti della storia, così dicono».

Pablo L. Carballo
La precisione dell’indifferenza (p. 9)

In punti imprecisabili della storia – del tempo, nelle ondulazioni attrattive di un’orbita gravitazionale – sono apparsi, e appariranno, i segnali di una sempre possibile discontinuità. Ora è il momento della caduta dei gravi.

fosse su un guscio d’echi nello stallo
dei secoli qui in polvere un diamante

che incida nella lastra e stacchi diafane
le sagome allo scroscio       al sottopelle
———————————————————–senzafine muto, urlante,

i sogni qui sbalzati per diffrangersi
dal foro esploso al sommo della cupola

fondono agli angoli di schermata luce:
l’oscuro d’occhi ristende i suoi circuiti

Tommaso Ottonieri
Geòdi (2016, pp. 59-60)