Pier Luigi Bacchini: una poesia da “Canti territoriali” (Mondadori, 2009) – Postille ai testi

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Pier Luigi Bacchini

di Gianluca D’Andrea

Pier Luigi Bacchini: una poesia da Canti territoriali (2009)

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Il cinghiale

Ficcato, il suo grifo villoso, contro il muro
tra le bottiglie. Trofeo di caccia
sull’Appennino. Tra etichette di vigneti scelti,
– e i rovi. Con i canini arcuati,
l’occhio obliquo. Una regalità selvaggia. E la polvere
si è depositata, adagio, su quei vetri
di vini tabaccosi. Appeso. Morsicato dai cani. Fulminato
dalle doppiette.

——————————–Ma nel suo occhio fisso
vi sono stati mondi.

—————————-Universi sprofondati. Diverse
fertilità, dimensioni. Ben prima di questa,
che ha le primordiali ascendenze nel mare,
e lo sguardo viscido dei padri.

———————————-Nell’occhio cosmico del mostro
la furia polverosa, il maligno
col grugnito nel brago
che grufola nell’uomo.


Postilla:

Il luogo dell’estinzione è il corpo. Un cadavere mutilato ed esposto. Da quest’immagine “villosa”, chiaro riferimento venatorio, si dipana un percorso di conoscenza e riflessione sul male, sulla devastazione. Pietas quasi nulla ma accensioni brusche di una consapevolezza che si muove per salti. Dal primo quadro descrittivo (prima strofa) che permette un orientamento spaziale, veniamo “sparati fulmineamente” dentro l’occhio morto, il quale riflette un universo un tempo vitale. Anzi, l’Universo “sprofondato nelle possibili dimensioni”. Ecco che “l’occhio cosmico” di quello che non è solo un animale, bensì un monstrum, il prodigio, l’innaturale di un contrasto, è rimando alla bestialità che è sempre stata dell’uomo. Dall’atmosfera visiva iniziale si passa alla visione sonora che preannuncia, o meglio sottolinea, la trasfigurazione (per questo si noti il “grappolo” onomatopeico che rimbomba negli ultimi versi).