Scartafaccio XV – Impersonale (o della frantumazione della Persona)

IMPERSONALE (O DELLA FRANTUMAZIONE DELLA PERSONA)

 
«Il personale si oppone all’impersonale, eppure dall’uno all’altro vi è passaggio. Non vi è invece passaggio dal collettivo all’impersonale. Occorre anzitutto che una collettività si dissolva in persone separate perché sia possibile accedere all’impersonale».
 
S. Weil

 

 

L’impressione di vivere in un mondo frammentato in distanze inaccessibili proprio ora che la diffusione globale di Internet permette una connessione temporalmente infinita. Pochi contatti effettivi, autismo generalizzato, clic, sciami di ticchettii nel silenzio delle notti.

Qualcuno preferisce il silenzio, spegne tutto, è ancora una monade, gli è stato imposto di definirsi con questo termine vuoto, algido… no, la parola si trasforma, il suono inizialmente dal naso scivola in gola, soffoca, deve essere sputato: un conato intenso si tramuta in rigurgito metallico… gonade!

Qualcuno lancia semi nel nuovo oceano d’impulsi, ha un ricordo, un unico ricordo: un volto che cambia continuamente espressione e tenta di ricordare; lui non cambia espressione ma ha nuotato nell’oceano, quello con l’acqua salata.

Uno è tante persone, per questo “persona” è un concetto, un’astrazione, una parola tradotta per scherzo, una commedia plautina.

Così parlare di lui, di me, di lei, di Io chiamandoli monadi è un’offesa; pensare agli esseri come finalmente spersonalizzati è coinvolgente, spuntano i nuovi nomi, le grammatiche, continuano le produzioni, le riproduzioni…

La Persona è frantumata, enti nudi, fragili, lombrichetti da capsule di vuoto e niente, l’orizzonte entropico, vicino o lontano che sia, è sacro come ogni morte… qualcuno canta la sua possibilità, la sua raggiungibilità.